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1980-2020. Buon compleanno Panda, una ragazzina di 40 anni

Dopo più di 7,8 milioni di esemplari venduti, si è anche elettrificata. Ma il segreto del suo successo si chiama semplicità.

La vera forza di un’icona è conservare una storia gloriosa ma poter contare anche su un futuro verosimilmente tranquillo. L’icona su quattro ruote si chiama Panda, compie 40 anni in questi giorni e non pare in via d’estinzione. Anzi, con 124.290 esemplari immatricolati nel 2019, resta ancora (e con ampio distacco sulla seconda) l’automobile più acquistata dagli italiani.

Svelata al Salone di Ginevra del 1980, ma figlia di un progetto avviato nell’estate del 1976, nacque in un momento non facile per la Fiat che stava attraversando una stagione complicata dal punto di vista sindacale, manageriale e di prodotto. La prima 500 era stata sostituita dalla 126 senza replicarne il successo e serviva una vettura diversa, economica ma funzionale. Così, per la prima volta, l’intero studio progettuale venne affidato all’esterno, coinvolgendo l’Italdesign di Giorgetto Giugiaro. Dalla sua matita nacque una vettura sobria, gradevolmente semplice, capiente e di immediato successo che ha accompagnato intere generazioni, senza fare differenze tra giovanissimi o famiglie.

È da sempre la classica seconda auto per i piccoli spostamenti, soprattutto cittadini. Dopo 40 anni e oltre 7,8 milioni di unità immatricolate, ha ormai forme più morbide rispetto alla linea squadrata dell’esordio, e insegue le nuove sfide del momento, improntate alla sostenibilità. Da pochi giorni infatti è a listino la versione ibrida leggera, scelta strategica obbligata da parte del Gruppo Fca che vira decisamente verso l’elettrificazione della gamma. L’obiettivo è quello di posizionarsi adeguatamente in un mercato che va in una direzione precisa, ma anche un tentativo di rilancio di un marchio storico che da qualche tempo aveva necessità di una ventata di novità. Eppure ci sono ancora modelli del passato che, se in ottime condizioni, conservano una quotazione importante, come nel caso della 4X4, ancora oggi quasi imbattibile su fondi innevati mediamente impegnativi.

Panda oggi è arrivata alla terza generazione, lanciata nel 2012, e con la quale si sono superati i 5 milioni di esemplari venduti. Fino al 2011 la produzione era in Polonia. L’ad Fiat di allora, Sergio Marchionne, nel novembre di quell’anno decise di rilanciare il modello insieme allo stabilimento napoletano di Pomigliano d’Arco. «Il 2020 segna una nuova tappa nella storia del marchio Fiat – ha sottolineato Pietro Gorlier, Ceo di Fca per la zona Emea – con il lancio delle nuove Fiat 500 e Panda Hybrid, che continuerà il percorso di elettrificazione del brand con l’inizio della produzione a Torino della Nuova 500 elettrica, giocando un ruolo fondamentale all’interno della strategia e-mobility di Fca che vedrà il gruppo proporre una gamma di prodotti e servizi per offrire ai clienti un’esperienza completa di mobilità sostenibile».

Ora che è anche elettrificata (senza esagerare, come è nel suo stile), alla Panda non manca quasi nulla. Ma il pregio che le ha permesso di durare nel tempo non è legato alla tecnologia, nè all’estetica. E probabilmente nemmeno – o meglio, non solo – al suo prezzo abbordabile. Probabilmente la parola chiave per capire la sua fortuna è “semplicità”. Tutti gli oggetti di estremo successo che hanno fatto la storia sono semplici nel design e facili da utilizzare. Viaggiare su una Panda significa concentrarsi sull’essenziale, soddisfare un bisogno: guidare senza troppi pensieri con un tetto sulla testa. Nulla di più. Oggi come 40 anni fa.(avvenire.it)

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