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Addio Claudio Nobis, se ne va un pezzo di storia dei giornalisti dell’auto

Condiviso: www.repubblica.it/motori

Oggi lo ricordiamo per la sua forza di innovatore (non sempre compreso), di eccezionale anomalia in un mondo di piatta normalità

di VALERIO BERRUTI

Claudio Nobis ci ha lasciato. Con lui se ne è andato un bel pezzo della nostra storia di giornalisti dell’automobile. Se ne è andato velocemente come non dovrebbe accadere mai. Soprattutto per lui che i suoi tempi se li è sempre presi. Fin dagli inizi (era professionista dal 1964) quando preferiva guardare sempre oltre e mai accontentarsi. Nemmeno dei primi passi (nel ’68 aveva fondato insieme a Carlo Marincovich e Fabrizio Ricci il mensile di nautica “Forza 7”), sempre importanti insieme alle sue amate e talvolta odiate automobili.

Se oggi all’interno dei grandi quotidiani esistono le pagine motori un bel po’ del merito spetta a Nobis. Anzi moltissimo. Aveva idee su tutto e soprattutto una fissazione quasi ossessiva di raccontare l’automobile con un altro linguaggio. Non tecnico, mai scontato. Era questa la sua cifra che ha portato per intero sulle pagine Motori di Repubblica. Era il 1980, l’anno della Panda che finì per inaugurare una nuova era della Fiat ma che rappresentò anche la grande occasione per Nobis e il debutto di una pagina dedicata.

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2 commenti
  1. Vincenzo Bajardi
    Vincenzo bajardi dice:

    Quanti anni trascorsi sotto lo stesso tetto a Piazza Indipendenza a Roma. Lui responsabile delle pagine Motori produzione a Repubblica ed io, con analogo ruolo, al Corriere dello Sport-Stadio. Quindi incontri frequenti nelle rispettive redazioni. Curava le sue pagine stile Tac, polemizzava frequentemente con i P.R. delle Case automobilistiche, era testardo ma competente. Amava il Teatro, New York e Capo Caccia. Era una “creatura” del collega Raffaello Guzman, che scriveva stile Luigi Gianoli, sulle pagine Motori del quotidiano Il Tempo. A me piace ricordarlo, felice insieme ad Elena Croce, bravissima attrice di teatro, durante una prova sulle strade dell’Etna con l’Alfa Arna, tanti anni addietro. Rientrando a bordo scoprimmo che la vettura era piena zeppa di coccinelle. E li scoppiammo tutti a ridere. Quale migliore fotografia riemersa nella memoria da conservare fra i più bei ricordi di amicizia

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