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Alonso ad Indianapolis, scelta logica ?

La fresca notizia della scelta della Mc Laren, della Honda e di Fernando Alonso di non correre il Gran Premio di Monaco di Formula 1 per disputare invece la 500 Miglia di Indianapolis propone alcune considerazioni interessanti.
Innanzitutto rivela il senso di disperazione della Honda, ed anche della Mc Laren, dopo i deludenti risultati delle prime gare di questo terzo anno in Formula 1. Un flop di portata enorme che rischia di trascinare nel suo gorgo anche il pilota Alonso, che invece è indiscutibile.
Inoltre fa sospettare che il pilota sia ormai convinto che non ci sono possibilità di recupero, almeno in tempi stretti: e la Formula 1 viaggia a ritmi tali per cui il gap rischia di aumentare ulteriormente gara dopo gara.
A tutto questo si cerca di porre rimedio, almeno sul piano della comunicazione, dell’immagine, con un salto al di là dell’oceano: se non altro tutta la stampa mondiale ne ha parlato in questi giorni e ne parlerà ulteriormente nell’imminenza della corsa.
E qui veniamo alla seconda considerazione: ma è attuabile un innesto di un pur eccezionale pilota come Alonso in una realtà agonistica totalmente diversa, in una gara particolarissima come Indy in tempi così stretti?
Mi permetto di fare questa considerazione per l’esperienza e la conoscenza che ho di quella gara e di quel mondo. Sette anni passati a seguire quel campionato e la 500 Miglia in particolare, mi hanno insegnato che è molto difficile improvvisarsi sugli ovali: per le velocità costantemente impressionanti, per le strategie molto specifiche, per il modo di affrontare il banking, ovvero la soprelevazione della pista, per la conseguente guida in rettilineo che è condizionata dalle sospensioni asimmetriche e costringe in pratica a contrastare lo sterzo sui due dritti ed a lasciar scivolare l’auto in curva, per le frequenti bandiere gialle e successivi restart che sono spesso decisivi, per la difficoltà di sfuggire agli incidenti frequentissimi che spesso coinvolgono anche chi non ha colpe.
A questo proposito ricordo di aver chiesto una volta a Mario Andretti come fosse riuscito ad evitare sempre di essere coinvolto negli incidenti di chi lo precedeva e lui mi rispose: “ Perché io non guardo la macchina che mi precede ma quella che le sta davanti”. Certo, ma tutto mentre si viaggia a 370 – 380 kmh di media!!!
Insomma. tutti gli auguri possibili a Fernando Alonso. Ma con la consapevolezza che i tempi di Grham Hill, di Clarck o di Fittipaldi (vincitori in Formula 1 e poi a Indy ) sono ormai diversi. Nè fanno testo le esperienze di Mario Andretti o di Jaques Villeneuve che vinsero prima Indianapolis, e che gli ovali li conoscevano perfettamente, e poi in Formula1.
Resta il fascino di una gara, di una manifestazione davvero unica al mondo. Di un ambiente che affascina e coinvolge in maniera totale. Ma su questo argomento mi farà piacere tornare presto.

3 commenti
  1. marcostraz
    marcostraz dice:

    Io penso che Alonso abbia fatto un’ottima scelta, e che possa vincere…non sarà facile, sicuramente, ma lo scorso anno Rossi era nella stessa situazione, non aveva mai corso su un superspeedway, eppure è stato capace di lavorare bene e vincere…se Alonso, che almeno sulla carta é un pilota più forte di Rossi, saprà lavorare altrettanto bene allora potrà farcela…

  2. Emanuele Ferraris Di Celle
    Emanuele Ferraris Di Celle dice:

    anche io sono d’accordo con questa lettura.
    E’ bello che succeda, è triste il perché succeda.
    almeno – da spettatore – il fuso orario ci permetterà di vedere entrambe le gare quel giorno

  3. renato ronco
    renato ronco dice:

    Scusate se mi commento da solo, ma alla luce di quanto è successo oggi nelle qualifiche del Gran Premio del Bahrein, con un’altra rottura del motore Honda della McLaren, credo si possa dire che anche Alonso ormai è disperato. Stiamo assistendo alla distruzione di un pilota il cui valore è universalmente riconosciuto: anche dagli avversari.Un vecchio film di Sydney Pollack si intitolava” Non si uccidono così anche i cavalli?”: sembra il titolo della sorte di Fernando Alonso. Speriamo che Indianapolis gli renda giustizia. Potrebbe vivere una seconda vita agonistica come successe a Nigel Mansell.

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