ToyotaC-HR-2

Analisi critica della Toyota C-HR 1.2 T AWD CVT Lounge

L’Ospite di Autologia: Alberto Franzoni.

Famola strana. La novità “jap” punta sulla sua linea che compromette abitabilità, visibilità e accessibilità posteriori. La trazione integrale è disponibile solo in abbinamento al motore turbobenzina da 116 CV, mentre la variante ibrida, prevedibilmente la più richiesta in Italia, è proposta solo con la trazione anteriore. Finiture migliorabili

È la risposta Toyota all’originale firmata Nissan, la Juke. Con la C-HR (acronimo per Coupé High-Rider, coupé a guida alta) la multinazionale giapponese ha deciso di puntare su linee audaci e su un formato impegnativo: 436 cm di lunghezza non son pochi per un’auto a vocazione sostanzialmente urbana, specie nella costosa variante Hybrid. Toyota ha inventato una vettura che gli anglofili certificherebbero come “urban family coupé crossover”. Tra le rivali (Peugeot 2008, Citroën C4 Cactus, Nissan Juke, Fiat 500 X) si fa notare per lo stile stravagante, e per alcune scelte strategiche, nell’organizzazione della gamma, per lo meno poco comprensibili: la Hybrid, solo a trazione anteriore, pur con l’esperienza del colosso del Sol Levante nei sistemi 4×4 ibridi dotati del motore elettrico posteriore a garantire la trazione integrale, e la turbobenzina 4×4 di cilindrata molto contenuta ma dai consumi non proprio scozzesi, peggiori rispetto anche a quelli della Auris 1.2 Turbo come confermato peraltro dagli stessi dati ufficiali comunicati dalla Casa (5,9 litri/100 km nel ciclo combinato, contro i 5,7 della ben nota hatchback). Inoltre niente diesel e solo cambio a variazione continua. Come reagirà la clientela italiana? Per tornare brevemente al listino, la C-HR 1.2 T AWD Lounge provata costa 30.000 euro tondi tondi, la ibrida a 2 ruote motrici con allestimento analogo addirittura 30.700 euro e arriva a quasi 33mila ordinando i pur pochi optional residui disponibili. Siamo sui livelli di un’Audi Q2 2.0 TDI quattro. Come dire che di Nissan Juke Visia 1.6 da 94 CV, a 17.150 euro (con stereo, ruote in lega, clima, ESP), se ne comprano due con più o meno lo stesso investimento.
Su strada la C-HR 1.2 T AWD, per guidabilità e per maneggevolezza, convince?
L’accoppiamento tra il piccolo 4 cilindri turbobenzina e il cambio CVT consente una guida rilassata con il vantaggio della seduta rialzata quanto basta per vedere bene in avanti senza doversi “arrampicare” a bordo. Il telaio trae il meglio dalla nuova piattaforma Toyota che ha debuttato sulla Prius e che, sulla crossover giapponese costruita in Turchia (la cui situazione socio-politica molto preoccupante potrebbe ritorcersi contro questa scelta industriale improntata al contenimento del costo della manodopera), viene riproposto con misure specifiche: il passo, allungato a 264 cm, e le carreggiate, portate entrambe a 156 cm. Il risultato è un handling quasi sportivo, con l’avantreno McPherson che comanda e il retrotreno a bracci multipli che segue con millimetrica precisione. La C-HR dissimula bene il suo baricentro piuttosto alto e, se si superano i limiti di aderenza, ci pensa l’elettronica a rimettere la nuova Toyota sulla retta via. Proprio in tema di sicurezza vale la pena di sottolineare come il Toyota Safety Sense Plus, di serie, che comprende la frenata automatica d’emergenza, l’avviso superamento corsia e il regolatore di velocità adattivo, sia il benvenuto su un’auto che punta anche sulla clientela più giovane (trendy, ma anche inesperta). Si può poi ordinare il pacchetto Tech, a 1800 euro, che comprende la fanaleria anteriore full LED, le luci posteriori a LED, il monitoraggio dell’angolo cieco dei retrovisori esterni e del traffico posteriore e l’assistente al mantenimento della corsia di marcia: una dotazione che ci sentiamo di caldeggiare per la sua grande utilità e che manca, invece, sulla “low-cost” Juke Visia 1.6.
Dove la C-HR ha deluso è invece nel livello di finitura e di cura progettuale: più pratica che curata, la novità Toyota sfoggia il rivestimento in similpelle della parte alta della plancia, con cuciture simulate-stampate nonché saldature a vista per le due parti degli sportelli e mostra un vistoso gradino tra la battuta del portellone e il piano di carico che ha una forma poco regolare (foto a lato). Quanto all’abitabilità, si sta bene davanti, dove i sedili ben conformati sostengono il corpo correttamente anche nelle lunghe permanenze a bordo, mentre chi dovrebbe prendere posto dietro si trova a fare i conti con un’accessibilità problematica per via del padiglione curvo, con qualche limitazione in altezza e soprattutto con un ambiente reso claustrofobico dai finestrini rastremati verso l’alto e dal voluminoso montante che riduce sensibilmente anche la visibilità posteriore.
In conclusione, un’auto che punta sull’appeal di una linea accattivante e su una dotazione completa ma che presenta nel contempo alcuni insormontabili limiti progettuali. Ne precluderanno il successo sul mercato italiano? (La redazione di AutoCapital)

Scheda tecnica
Toyota C-HR 1.2 T AWD CVT Lounge

Motore: 4 cilindri in linea, turbobenzina, 1197 cc
Potenza massima: 116 CV a 5600 giri/min
Coppia massima: 185 Nm a 1500 giri/min
Trazione: integrale
Cambio: a variazione continua
Cerchi: 7Jx18”
Pneumatici: 225/50 R18
Freni: anteriori a disco ventilati, posteriori a disco
Sospensioni: ant. a ruote indipendenti, schema McPherson, post. a bracci multipli
Dimensioni: lungh/largh/alt: 4360/1795/1595 mm
Bagagliaio: 377-1500 dmc
Serbatoio: 50 litri
Peso: 1535 kg
Velocità massima: 185 km/h
Accelerazione: 0-100 km/h in 11,4 sec
Consumo combinato: 6,3 litri/100 km
Co2: 144 g/km
Prezzo: 30.000 euro

2 commenti
  1. Autologia
    Autologia dice:

    Risponde l’autore dell’articolo, Alberto Franzoni, direttore di Autocapital:
    “Premesso che C-HR e Juke appartengono allo stesso segmento di mercato ma a due generazioni progettuali differenti, con la più moderna Toyota che può infatti adottare i dispositivi di sicurezza dinamica e predittiva che la Nissan non offre neppure in opzione, resta il fatto che: la gamma C-HR “apre” a 25.700 euro per un 1.2 da 116 CV con cambio CVT e trazione anteriore, mentre la Juke di potenza comparabile (1.6 aspirato da 117 CV) con cambio CVT è a listino a partire da 20.700 euro. Le due vetture non sono direttamente comparabili in versione 4×4 in quanto la Juke offre questo sistema di trazione solo nelle versioni da 190 CV e 214 CV (Nismo RS). Resta il fatto che il top di gamma Juke 4WD da 190 CV (Tekna) costa meno del top di gamma C-HR AWD da 116 CV (Lounge): 29.540 euro contro 30.000 euro, mentre sull’allestimento entry-level la Toyota ha un vantaggio di 420 euro (27.700 euro la C-HR AWD Active, 28.120 euro la Juke N-Connecta).”

  2. Licia
    Licia dice:

    buongiorno, io ho acquistato una CHR 1.2 AWD dopo aver valutato anche Juke, e devo dire che le informazioni che date sul prezzo non sono molto corrette.
    qui state confrontando la versione base Juke con motorizzazione 1.6 e optional zero con il top di gamma CHR
    infatti a parità di dotazioni (cambio automatico, vernice metallizzata, motore turbo 1.2, AWD, pneumatici da 18″) anche Juke supera i 30 mila euro di listino – purtroppissimo.

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