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Il camionista ubriaco e sfruttato

Qualche giorno fa ha colpito tutti noi fa la terribile notizia del Tir guidato da un autista ubriaco fradicio che ad un casello autostradale ha travolto e distrutto un’auto su cui viaggiava una famiglia. Morti i genitori e i tre figli piccoli sono in gravissime condizioni all’ospedale. Un bilancio inaccettabile, una condotta criminale. Responsabilità chiare, ma anche più diffuse di quanto non sembri, premesso che quelle penali sono sempre responsabilità personali. La foto del recupero della carcassa dell’auto dice chiaramente a quale folle velocità procedeva il veicolo investitore.

Secondo gli accertamenti l’autista colpevole guidava anche da oltre 1.300 km sempre più ubriaco, tanto da non accorgersi neanche di aver travolto l’auto e proseguire per oltre 15 km, con il rischio di creare altri disastri, prima di essere fermato. Lavorava per una paga da sfruttato, pare senza tutela contrattuale alcuna, senza i riposi previsti di legge e chissà a quanti controlli, sulla persona e sul mezzo che gli era stato affidato, era sfuggito. Situazioni sulle quali, si spera, la giustizia faccia presto il suo corso.

Tutto questo si presta ad almeno due considerazioni e a richieste di interventi che il buon senso, l’opinione pubblica e la Compagnia dell’Automobile richiedono con forza: più controlli da realizzarsi con maggiori investimenti per la Polizia della Strada e per il miglioramento delle infrastrutture e più sostegno alla ricerca.

Il primo punto si spiega da sè. Quante volte si vedono su strade e autostrade comportamenti irresponsabili e pericolosi senza che per chilometri e chilometri si incroci una pattuglia che potrebbe intervenire. “Problemi di bilancio” è la risposta delle Autorità. Comprensibili fin che si vuole, ma anche di scelte, di priorità e di costi sociali da valutare seriamente.

Il secondo punto oltre che una richiesta è anche una speranza. Si fa un gran parlare, ed è un gran bene, di tutti quei sistemi di assistenza alla guida volti ad aumentare la sicurezza anche con interventi automatici che prescindono da quanto fa il pilota o dal suo stato di attenzione o affaticamento. Ebbene questi sistemi devono essere resi al più presto obbligatori. E non solo sulle auto, ma anche sui mezzi pesanti e da lavoro. 

Per essere chiari: se il TIR della tragedia sulla Milano-Torino avesse avuto la frenata automatica che, fortunatamente, ormai dilaga su molti modelli di auto, quella famiglia sarebbe ancora felicemente unita.

E quel camion non sarebbe nemmeno partito se avesse avuto il dispositivo che impedisce addirittura l’accensione del motore quando una semplice soffiata nell’etilometro di bordo rileva che chi sta per mettersi alla guida ha più alcool che sangue nelle vene. Discorso che vale più che mai per combattere efficacemente le stragi del sabato sera all’uscita dalle discoteche. Vi sembra poco?

È noto che dispositivi di questo tipo sono in avanzato stato di sperimentazione pratica (offerta anche alla stampa) e funzionano. Volvo e Mercedes sembrano, allo stato, piuttosto avanti per utilizzarli sulle auto e sui veicoli pesanti di loro produzione, ma anche altri costruttori si muovono. 

Bisogna allora favorire al massimo la rapida diffusione – per legge – di veicoli così attrezzati con incentivi a chi li produce e li sviluppa investendo sulla continua ricerca; uguali aiuti devono essere assicurati anche a chi li acquista con vantaggi, ad esempio, sul costo delle polizze assicurative. Come la Compagnia dell’Automobile sostiene da tempo.

La sicurezza non ha prezzo. 

 

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