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FCA: “Il metano significa il presente, e anche il futuro”

L’accordo siglato da Fca, Iveco e Snam al ministero dello Sviluppo economico, a sottolineare i rapporti idilliaci tra il Lingotto e questo governo, promuove di fatto il metano come carburante ecologico preferito dal gruppo guidato da Sergio Marchionne.

Una risposta molto “controcorrente” rispetto alla direzione imboccata dalle altre Case automobilistiche e produttrici di veicoli commerciali che stanno puntando miliardi sulle tecnologie ibride ed elettriche.

“Il metano significa il presente, e anche il futuro”, ha spiegato Alfredo Altavilla, Coo Emea di Fca pure impegnata, comunque, nello sviluppo di motorizzazioni ibride ed elettriche (negli Usa circolano la Chrysler Pacifica Hybrid plug-in e la Fiat 500e) Altavilla fa però intendere che, a parte i pochi veicoli elettrici e soprattutto quelli ibridi già disponibili, per la maggior parte delle novità presentate dai costruttori esteri ai vari Saloni, c’è ancora da attendere prima di vederli in strada.

E allora vai con il metano: raddoppio in 10 anni delle stazioni di servizio che saliranno a oltre 2.000 per un investimento, da parte di Snam, di 200 milioni. Fca si è inoltre posta l’obiettivo di far crescere il parco auto a metano in Italia dalle attuali 700.000 (300.000 sono le macchine elettriche che circolano nel mondo) a circa 3 milioni di unità.

Anche Iveco aumenterà l’offerta di camion a metano. I benefici stimati: 800 euro l’anno di risparmio per le famiglie e un taglio drastico delle emissioni, a partire dalle polveri sottili ridotte quasi a zero.
Monta intanto la protesta in vista della decisione di far pagare dal 2017 l’ingresso all’Area C di Milano anche ai veicoli a metano e Gpl. “E’ un controsenso,  una decisione ingiusta”, si legge in una nota di Assogasliquidi, associazione di Federchimica che rappresenta a livello nazionale e internazionale le imprese per la distribuzione di gas e Gpl. “Il provvedimento – puntualizza il presidente Francesco Franchi – penalizza questi veicoli che presentano emissioni di particolato inferiori a quelli ibridi. Se l’obiettivo è la riduzione, doverosa, del particolato, che oltre certi limiti è il principale responsabile dell’emergenza ambientale e della cattiva qualità dell’aria, allora bisogna tener conto che i veicoli a Gpl e metano presentano emissioni dello stesso praticamente nulle. Se invece l’obiettivo è la riduzione dell’anidride carbonica – prosegue Franchi – il provvedimento sarebbe parimenti sbagliato, perché prevedendo deroghe solo per le auto ibride e non per quelle a gas, si determinerebbe una situazione paradossale. Ci sono infatti veicoli ibridi con alte cilindrate, che pur avendo emissioni di CO2 pari a 200 gr/km sarebbero esentati dal pagamento del ticket; altri invece di piccola cilindrata a metano o Gpl, con emissioni di CO2 pari a 85 gr/km, si vedrebbero costrette a pagare la tariffa d’ingresso.  Molto più giusto – conclude Franchi – sarebbe, ad esempio, vincolare l’esenzione, tra i veicoli con carburanti e tecnologie alternative come Gpl, metano e auto ibride, a un massimo di emissioni di CO2”.
Sull’Aventino è anche Angelo Sistori, presidente di Fai Conftrasporto di Milano, che non accetta lo stop previsto ai veicoli con motore diesel Euro 4. Sistori “riscontra con viva preoccupazione i provvedimenti annunciati dal Comune di Milano che vanno, ancora una volta, a determinare pesanti limitazioni alla circolazione dei veicoli, penalizzando tutti coloro che , non per scelta ma per necessità, debbono utilizzare un veicolo per muoversi in città. La Fai di Milano – conclude il presidente – afferma fin d’ora con chiarezza e determinazione, la propria contrarietà a nuovi, ennesimi, provvedimenti che, in nome di un ambientalismo solo di facciata, penalizzano in modo insostenibile le categorie produttive e la collettività”.

 

 

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