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I falsi miti dell’auto che guida da sola

Ibrida (ma plug-in), talvolta elettrica, di sicuro iperconnessa e che guida (solo un po’) da sola. Ecco come sarà l’auto dei prossimi anni.

Partiamo dalla trazione: l’elettrificazione dell’automobile, sulla scia anche di limiti di legge sulle emissioni inquinanti e su quelle di CO2, porta le case a scegliere la via delle batteria. La soluzione più comoda, pratica e perseguibile in un’ottica di costi/ benefici è l’ibrido con la spina, il cosiddetto ibrido plug-in che permette di fare una 50ina di chilometri a emissioni zero. Ed è una strada seguita da molti costruttori con Volkswagen che si è messa in testa di scalzare Toyota dal trono dell’ibrido. Se però da un lato l’ibrido plug-in abbatte le emissioni (e lo fa molto bene nei cicli di omologazione e permette di superare i limiti imposti), dall’altro comporta un aggravio di peso e di complicazione meccanica che riduce la convenienza energetica/ambientale rispetto a un motore diesel o a benzina di ultima generazione.

Finora le elettriche pure non hanno sfondato. Penalizzate da poca autonomia, batterie delicate, scarse infrastrutture per la ricarica e prezzi fuori mercato. Ora si attende una seconda ondata, con batterie più “energeticamente” più dense. Infatti, a parte case come Toyota e Hyundai che stanno spingendo sulle fuel cell a idrogeno per le loro elettriche, gli altri puntano sull’evoluzione delle batterie a ioni di litio. Audi, che con il concept R8 e-tron studia una supercar elettrica da 450km di autonomia, costruirà uno sport utility full electric da 500 km di range (quanto una vettura con motore a combustione interna). Sarà commercializzato non prima del 2018, ma già al Salone di Francoforte di settembre dovrebbe essere presente sotto forma di prototipo. Bmw che ha appena lanciato anche il suo primo suv plug-in hybrid, sta pensando a un modello del genere.

Nel mirino delle due case c’è l’esigenza di rispondere all’ormai imminente e largamente atteso Suv targato California: la Tesla Model X che dovrebbe essere svelata a settembre. Insomma inizia a profilarsi uno scontro “elettrico” tra Germania e California, anche perché nella partita delle auto con la spina potrebbe entrare anche Apple in virtù del suo non confermato progetto Titan. E i media americani già ipotizzano scenari “disruptive” .

Tuttavia, Apple pur con la capitalizzazione di uno stato europeo e 200 miliardi di liquidità non potrebbe comunque portare sul mercato un’auto prima del 2020, perché ci sono tempi di sviluppo incomprimibili: anche se hai risorse enormi, sei un’azienda “magica” e ti chiami Tim Cook. L’auto è ben più complessa di un telefonino. Ma, se hai tutti quei dollari puoi comprarti una casa autonomistica (anche più di una, in verità). Ed Apple potrebbe prendere Tesla, che vale uno sproposito (32 miliardi di capitalizzazione), ma ha due modelli elettrici in canna (oltre la Model X anche la berlina compatta Model 3) pronti a essere vestiti da mele a quattro ruote. Ma, sempre che la casa di Cupertino voglia fare un’auto, c’è un altro problema: Tesla è un costruttore da numeri limitati, Apple vive di grandi volumi. E per questo occorrono fabbriche possenti che non si fanno in uno schiocco di dita ma che qualcuno potrebbe mettere a disposizione. Lo sbarco al momento fantaindustriale di Apple potrebbe senz’altro essere uno stimolo per l’innovazione e lo sviluppo, ma è tutto da dimostrare che possa avere una forza distruttiva rispetto agli attori tradizionali. «L’auto – spiegava al Ces di Shanghai Ulrich Hackenberg, numero uno mondiale della tecnologia di Audi e dell’intero gruppo Volkswagen – non è un telefonino, è un oggetto complicato da progettare, costruire e da vendere e assistere».

Di sicuro è in atto una frizione tra gli attori dell’automotive e le stelle del firmamento hi-tech californiano. Da una parte c’è, infatti, la questione dell’elettrificazione, da un’altra quella della digitalizzazione dei cruscotti e del conseguente “controllo” dello schermo. L’automobile si è trasformata in un device mobile e per controllare quello che avviene dentro e fuori ed erogare servizi è in corso uno scontro tra Apple e Google (CarPlay contro Android Auto). In mezzo ci sono le case automobilistiche che però stanno dando il due di picche a entrambi perché fanno salire a bordo sistemi di infotainment multi piattaforma e “multi smartphone”. Del resto chi vorrebbe un’auto oggi compatibile solo con l’iPhone o il Galaxy quando tra tre anni saranno obsoleti come un biplano nella guerra del Golfo?

E negli attriti tra tech e automobile c’è anche l’auto che guida da sola. Ma qui occorre un po’ di prudenza, perché al di là e delle iperbobili sulla Koala Car di Google non c’è da aspettarsi – almeno in un arco di tempo ragionevole – una macchina robot che se ne va a zonzo tutta sola raccogliendo passeggeri. Ma senz’altro una vettura che ci permette di fare altro perché, mentre siamo nel traffico a bassa velocità o in autostrada, il vero lusso è il recupero del tempo perso. E per vederla non manca tanto: sarà in vendita nel 2018 e sarà un’Audi A8. La nuova ammiraglia di Ingolstadt debutterà nel 2018. A bordo ha la stessa tecnologia Piloted Driving che ha permesso a prototipi di A7 di viaggiare senza intervento umano tra Los Angeles e Las Vegas e poi di replicare in Cina, nelle ipertrafficate sopraelevate di Shanghai. Si tratta degli step iniziali della tecnologia che man mano sarà democratizzata e resa più performante (al momento la velocità massima per il pilota automatico è di 60 km/h). Intanto è un primo passo su una strada lunga che coinvolge tutti i costruttori di auto , di componenti e gli specialisti in hardware e software, da Nvidia a Baidu fino a Google, il cui fine è probabilmente sviluppare un sistema operativo per l’autonomous driving. Ma se si vuole vedere un anticipo del futuro di tutti i giorni basta dare un’occhiata alla nuova Bmw Serie 7 svelata due giorni fa. L’ammiraglia bavarese, un modello che, al pari di Mercedes Classe Se e Audi A8, ha storicamente anticipato i tempi si ripresenta in veste non solo ibrida plug-in ma con un pieno di tecnologie d’avanguardia: dai comandi gestuali per i sistemi di bordo al parcheggio in remoto che si attiva, una volta decisi, dal display del telecomando chiave con display.

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