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I test F1 di Barcellona

Game over. Sono finiti i test 2016 della Formula 1. Otto giorni l’anno devono bastare, così dice il regolamento. D’ora in avanti, nessuna squadra e nessun pilota potrà più allenarsi per le 21 gare del Mondiale che sta per iniziare. Solo simulazioni, ore di galleria del vento e prove indoor al banco. Demenziale, come ho avuto modo più volte di dire. Come se Djokovic, la Pellegrini o Messi non potessero più allenarsi per tutta la stagione. In ogni caso, è un dato di fatto che pur essendo riconosciuto demenziale dalla maggioranza di appassionati e addetti ai lavori, i legislatori non cambiano alcunché. Probabilmente perché la sensazione che la F1 attuale sia lanciata ad alta velocità contro un muro è riconosciuta quasi universalmente ma non è ancora arrivata agli alti vertici che vivono beati nella loro bolla dai vetri oscurati…
Detto questo, che dire degli otto giorni svolti sul circuito di Barcellona? Poco, se vogliamo essere onesti e oggettivi. Se preferiamo invece portarci al livello delle chiacchiere da bar, allora ce n’è da dire, come sempre, all’infinito. Con prosopopea e commenti definitivi. E in qu esti giorni abbiamo avuto modo di leggere veramente di tutto, comprese le stime della griglia della prima gara di Melbourne…
Io però continuo a preferire il commento basato su dati concreti e analisi competenti, sperando che gli appassionati sappiano distinguere la qualità e la serietà di ciò che leggono. Pertanto mi limito a fare solamente un paio di considerazioni.
In primis, mi limito all’unico dato oggettivo che si può estrapolare dai test. Dal momento che, come ho scritto prima, i giorni di prova imposti dal regolamento sono solamente otto, è interesse irrinunciabile di tutti sfruttarli al massimo. E quindi girare il più possibile. Seguendo magari programmi di prova diversi, ma pur sempre tenendo in pista la vettura per il massimo tempo possibile. Ecco allora che i giri completati dalle varie squadre nelle due sessioni di test costituiscono elemento oggettivo di analisi. Nel senso che chi ha girato di meno è sicuramente perché non ha potuto. La percorrenza chilometrica discrimina in questo modo il ranking delle squadre, almeno dal punto di vista dell’affidabilità. A oggi. Che poi non vuol dire che tra tre settimane  il film non sia diverso. Perché chi ha avuto problemi ha anche tutto il tempo e le capacità di risolverli.
Affidabilità dunque che, non dimentichiamolo, è sempre una gran bella cosa se si vuole puntare al successo finale. Non basta stare davanti a tutti in qualifica. Bisogna portare in fondo la vettura, davanti a tutti. Poi è chiaro che se la vettura non si rompe mai ma è un “cancello” che non va avanti, allora tutti i discorsi di gloria vanno a farsi benedire.
In ogni caso l’unico dato importante che possiamo seriamente prendere in considerazione dopo queste due sessioni di test è proprio solo quello delle percorrenze. Soprattutto se dopo le raffrontiamo a quanto fatto dai vari team negli analoghi otto giorni di prove invernali del 2015 sullo stesso circuito.

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Partiamo da quanto fatto quest’anno. Come vediamo sul grafico la Mercedes è stato un vero e proprio rullo compressore. Quasi 1300 giri completati da Hamilton e Rosberg, ovvero 20 GP complessivi. Il 20% in più dei chilometri percorsi dalla Toro Rosso che i due ragazzini Verstappen e Sainz hanno messo alla frusta. E circa il 40% in più della maggioranza degli altri team (Ferrari compresa che ha completato circa 13 GP). Staccate, per motivi facilmente comprensibili legati alla loro “gioventù”, sono la Manor e la Haas… poco più di 7 GP percorsi.
E rispetto alle analoghe sessioni di test invernali dell’anno scorso, sempre al Montmelò e sempre otto giorni totali, cos’è cambiato?

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Innanzi tutto emerge che tutti hanno girato di più dell’anno scorso a quest’epoca. Il che ci sta perché le regole sono rimaste le stesse e quindi le evoluzioni e le invenzioni riguardano essenzialmente i dettagli, senza grossi stravolgimenti. Pertanto, escludendo ancora Manor e Haas, tutti hanno maggiore esperienza e migliore conoscenza del proprio mezzo.
Ma il dato più eclatante è che la Mercedes ha percorso quest’anno il 57% dei chilometri in più dell’anno scorso. Poi è chiaro che, numericamente, chi ha fatto il salto migliorativo maggiore è la McLaren-Honda che l’anno scorso tribolava ad uscire dai box e quest’anno ha girato con una certa continuità. Ma nessuno ha sfruttato questi otto giorni come la Mercedes. E’ un dato di fatto. Inequivocabile. E anche inquietante, perché se già nel 2015 la Mercedes aveva avuto poche défaillances tecniche, quest’anno si preannuncia piuttosto utopistico attendersi un loro stop. Almeno da quello che è emerso a Barcellona… Perdipiù, il fatto che in Mercedes se ne siano totalmente fregati della prestazione assoluta, sembrerebbe significare che sono davvero molto tranquilli del loro potenziale assoluto. Una serena presunzione, insomma.
Ora voglio dire due parole sui tempi sul giro. Dicevo prima che in questi giorni abbiamo letto analisi iperboliche che vanno a stimare con decisa presunzione addirittura il ranking prestazionale delle varie vetture al primo GP d’Australia. Peccato che le analisi dei tempi di Barcellona lascino il tempo che trovano perché nessuno conosce i carichi di carburante con cui hanno girato le vetture… La scelta degli pneumatici, da sola, non costituisce un parametro determinante per la valutazione del tempo sul giro. Così come degli intertempi e delle velocità nei vari settori. Per cui se non si sta attenti si danno informazioni prive di qualsiasi fondamento.
Per inquadrare il problema aggiungo che il modello di simulazione delle prestazioni sul circuito catalano dice che 10 kg di carburante significano 0,33 secondi sul giro e 0,3 km/h sulla speed trap in fondo al rettilineo dei box. Il che vuol dire che da serbatoio semi-vuoto a pieno “ballano” più di 3 secondi e 3 km/h di velocità massima. Tutto questo mentre Pirelli ha dichiarato che tra la mescola “media” (quella più usata in questi test) e la nuova “ultra-soft” ci sono circa 1,8 secondi.
Quindi, se ci si limita ad analisi sommarie dei tempi ottenuti dai vari piloti si danno informazioni non corrette. Servono analisi specialistiche ed estremamente accurate di tutti i tempi rilevati in questi otto giorni. Chi era sul posto ha avuto a disposizione tutta questa mole di dati. Ed allora si può anche arrivare a “pesare” in modo oggettivo i tempi fatti dai vari piloti. Cioè, si può arrivare a stimare con ragionevolezza le condizioni di prova delle diverse vetture e quindi valorizzare più o meno le prestazioni registrate sul giro.
Siccome non ho letto nulla del genere, pur non essendo stato a Barcellona e quindi disponendo di informazioni parziali, mi sono permesso di fare una veloce analisi di congruenza dei tempi registrati da Mercedes e Ferrari, stimando le condizioni di carico carburante con cui hanno girato. Beh, senza illudersi più di tanto, da questa analisi di prima approssimazione emerge che i tempi giornalieri migliori delle due Rosse (con mescola media) sono stati effettivamente molto vicini a quelli della Mercedes. Diciamo che, se nessuno di loro si è nascosto, si può ragionevolmente pensare ad un intervallo dell’ordine del paio di decimi. Però mi fermerei qui. Di più non ha senso dire e conviene piuttosto aspettare il cronometro australiano, laddove tutti gireranno nelle stesse condizioni. Senza pretattiche o diverse priorità tecniche. Tanto è questione di dieci giorni e sapremo chi ha fatto i migliori compiti delle vacanze…

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