Marco-Faccio

(Il doppio di…) Sette domande a Marco Faccio

Marco Faccio, 55 anni, pubblicitario, a lungo direttore creativo in importanti agenzie pubblicitarie,  ha poi  fondato la sua agenzia: HUB 09.

Ama i viaggi, il marketing, gli animali e i dettagli più piccoli delle cose. 

Quando parla lo si ascolta volentieri 

C’è una piacevole emozione tra le righe di queste risposte …

1 – Marco, a tua prima auto, un ricordo

E come potrei non ricordarla! Una FIAT 500 bianca, usatissima e vecchissima, di quelle che avevano ancora la levetta a mano per l’accensione, a fianco del cambio. Si andava di doppietta a ogni scalata, incredibile pensarci ora… .

2 – Un viaggio che rifaresti

La Namibia. Ho girato in lungo e in largo questo spettacolare Paese. L’ho fatto percorrendo migliaia di km tutti dritti, con un orizzonte che non si raggiungeva mai. Poi le più grandi dune del mondo, quelle del Namib, e le onde dell’oceano con le megattere che saltavano a poche centinaia di metri dalla strada, il bush e gli animali che mi hanno rapito il cuore. Fuoristrada d’obbligo, Toyota o Land Rover.

3 – E dopo una curva, improvvisamente… 

I ghiacci. Memorie di un altro viaggio indimenticabile: l’Islanda. Una sorta di Bignami (per chi è stato studente svogliato tanti anni fa) degli ecosistemi esistenti. Il verde dell’Irlanda, i cavalli e, dopo una curva, il deserto nero e la lava che fa ribollire la terra; ancora qualche chilometro ed ecco il ghiacciaio Vatnajökull spaccare il panorama annunciando la calotta glaciale. Non per nulla è conosciuta come la terra dei ghiacci e del fuoco.

4 – Guidare o essere guidato? 

Essere guidato alla scoperta di qualcosa ma… guidando! Poche cose sono più belle, rilassanti e libere di guidare. Molte delle idee che mi hanno consentito di fare il mio mestiere le ho avute mentre ero in auto, su un’autostrada o in una strada di montagna, comunque e sempre col volante tra le mani. Guidare è diventato il principale spazio che abbiamo per noi stessi.

5 – Salga Faccio, te lo ha mai detto qualcuno di importante?

Sì, me lo hanno detto in molti. Personaggi dello spettacolo: attori, cantanti e grandi imprenditori, ma non ho un ricordo che sovrasta gli altri. Beh, forse uno, una persona veramente speciale: mio figlio con la patente fresca di esame in mano.

6 – Auto e mondo social… vuoi dire qualcosa? Che vorresti suggerire?

Domanda assai difficile per me. E’ il mio mestiere e ho seguito, nel corso degli anni, parecchi importanti marchi sia nel digital che nel social. L’auto è da sempre un settore che sperimenta nel mondo della comunicazione e che ha consentito alle agenzie di creare modelli poi esportati in altre aree merceologiche. Gli investimenti sono rilevanti e, se ben usati, regalano grandi risultati. L’integrazione tra auto (in quanto ambiente) e i social sono una frontiera appena varcata ma ancora da esplorare. Le piattaforme stanno cambiando molto velocemente e ci stupiranno ancora.

7 – Ti piacerebbe essere trasportato da un’auto senza conducente, e sedere  sul sedile del passeggero? O è meglio un caro vecchio taxista?

Sì, mi piacerebbe moltissimo! Non avrei alcun timore. Tendenzialmente la tecnologia sbaglia molto meno dell’uomo, soprattutto dei taxisti che spesso sono terrore allo stato puro. Al di là degli scherzi, è giusto sperimentare anche questa strada.

8 – Marco, hai un’auto dei sogni? 

No, francamente no. Oggi ho un’Audi Q5 e sono felice così. Come si sarà capito adoro viaggiare, quindi non credo esista un’auto perfetta per ogni tipo di luogo. L’auto dei miei sogni è… mutante!

9- Inviti a cena un pilota di ieri o di oggi, chi? 

Ricciardo. Mi sembra pazzo ma intelligente, il giusto. Sicuramente divertente e pieno di voglia di vivere. E’ un ragazzo che mi piacerebbe conoscere. Ma continuerei a bere nei bicchieri, di bere nella sua scarpetta non se ne parla.

10 – La tua strada del cuore? 

No, non esiste una strada del cuore. Non può esistere. perché la strada più bella che esista è la scoperta. L’auto ti offre la libertà di esplorare. La bellezza della guida sta soprattutto nella novità. Poi, come tutti, ho strade che apprezzo e frequento spesso, ma nessuna è la strada del cuore.

11- Guarda nella sfera di cristallo e immagina la mobilità di domani mattina

Da bambino avevo un libro che parlava del futuro e, nelle figure, le auto volavano. Per quel libro il futuro era il 2000. Ogni tanto ricordo quella pagina e alzo lo sguardo ma non vedo mai nulla.

12 – Ma tutto ‘sto digitale non toglie il sapore dell’imprevisto e la libertà’ al viaggio? L’app meteo, l’app traffico, code e neve domate dalla tecnologia… essere sempre connessi al punto di guardare più lo schermo del navigatore della strada e dei paesaggi… ma viaggiare è ancora libertà o è solo libertà vigilata? 

Non toglie libertà, anzi, la regala. Ricordate cosa voleva dire negli anni ’70 partire da Torino o da Milano per andare al mare? Una volta su tre l’auto si fermava, sbagliavi strada, morivi di caldo e ti spaccavi la schiena. Tutto molto romantico, come la branda di una cella… . Oggi “voli” dove vuoi e lo fai in sicurezza e serenità. Ringraziamo la tecnologia senza farci venire dei dubbi.

13 – Un finestrino si abbassa e…

L’istruttore di guida mi dice ok. Ricordo questa scena perfettamente. Non so perché io fossi già fuori dall’auto (una A112) e lui fosse ancora seduto dentro, forse aspettava il candidato successivo. Ricordo gli interminabili secondi con cui girò la manovella e mi annunciò che ce l’avevo fatta. Raramente ho provato un senso di libertà così grande.

14 – Marco bambino, seduto sul sedile posteriore, con la faccia sempre a guardare avanti, mamma e papà e… 

E una strada che abbandona la montagna e si avvicina a Torino. L’urlo delle vacanze estive che finiscono e io che guardo i km passare e con essi la mia estate. Calcolavo le ore che ancora mi restavano prima del lunedì mattina, poche, troppo poche per essere felice. Mia mamma e mio padre sembravano sereni e io non capivo come fosse possibile. Insomma, non ho mai amato troppo la scuola, ma non ditelo ai miei 4 figli. Non lo sanno.

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