Aug 1979:  Gilles Villeneuve puts son Jacques at the Controls of his  Ferrari Formula One racing car whilst  being  pictured with his family in the Ferrari paddock during the 1979 formula one racing season Mandatory Credit: Allsport/ALLSPORT

Il ”mio” Gilles privato

In questi giorni, con la F1 impegnata in Canada sulla pista Gilles Villeneuve e la vittoria del ferrarista Vettel, si è parlato molto di Gilles, che qui vinse con la Ferrari. Ed ho ripensato molto a quel pilota così amato e che conobbi molto bene.

Gilles l’acrobata, l’aviatore, il re del controsterzo. Il pilota che scatenò la febbre del tifo più rovente della storia della Formula 1 aveva, come è logico che fosse, un suo “privato”. Nel quale era difficilissimo e rarissimo poter entrare.

Io ebbi l’occasione, e la fortuna, di poter entrare un poco in questo suo “privato” quando, tra la fine del 1979 ed i primi mesi del 1982, venne più volte nello studio di “ Crono – Tempo di Motori” ( che però all’epoca si chiamava semplicemente ”Chronò” , alla francese ) a Tele Montecarlo nel Principato stesso. Lui era già buon amico di un nostro operatore, Jeff Lehalle, e quindi venne volentieri a farsi intervistare una prima volta, e poi una seconda e poi più volte, aprendosi a confidenze, pareri, giudizi. Sulla Formula 1, sulla Ferrari, ma non solo. Parlava uno strano francese, da canadese, un po’ nasale, mangiandosi qualche sillaba, ma io lo capivo bene e lui lo percepiva, più sereno.

A CASA DI GILLES

Maturò così un reciproco rispetto, al di là del rapporto professionale, che mi permise di poter addirittura entrare a casa sua, in una villetta con piscina proprio all’ingresso del Principato di Monaco, sul lato verso l’Italia.

Ed in particolare in quel mitico Gran Premio di Montecarlo del 1981, rocambolescamente conquistato con la Ferrari 126 Turbo dal ferrarista più amato della storia.  Andammo da lui sia prima della gara – e realizzammo così quelle immagini in cui, guidando un “Ciao” già con addosso la tuta da corsa, porta sull’inesistente seggiolino anche la moglie Joanna – che, soprattutto, qualche giorno dopo la vittoria.

LA PROTEZIONE DELLA FAMIGLIA

Era in piscina, tranquillo, sereno, con la moglie accanto ed i due bambini – Jaques e Melania – che però vennero fatti subito rientrare all’interno dell’abitazione. Non amava che i suoi figli fossero avvicinati da estranei o giornalisti.

Fu una bellissima intervista, in un ambiente unico, mi firmò la copertina di Autosprint che inneggiava al suo successo, e fu ancor più piacevole ed interessante a telecamera spenta. Da quel momento fu ancora più facile riaverlo in studio e tornai da lui quando la Piaggio, per i suoi figli, gli fece omaggio di due ciclomotori che, per praticità, vennero inviati a casa mia, a Bordighera e quindi in Italia, ad una ventina di chilometri da Monaco. Trovai il modo di recapitarglieli e me ne fu grato.

L’OFF-SHORE

Tanto che qualche mese dopo fu lui a chiamarmi perché andassi con l’operatore al porto per vedere, e ovviamente filmare, il suo nuovo acquisto: un motoscafo off-shore potentissimo, come piaceva a lui che amava domare tanti, tantissimi cavalli.

In quell’occasione aveva portato con se anche Jaques, il figlio di nemmeno 11 anni, con il quale mi misi a chiacchierare a poppa, mentre a prua l’operatore riprendeva, sotto le indicazioni di Gilles, i dettagli dei comandi della barca di cui andava fiero. Quando sentì la voce di Jaques che rispondeva a qualche mia domanda, si voltò seccamente per vedere chi parlava con suo figlio.

Il suo sguardo fu severo, per un attimo. Poi vide che stava parlando con me e, tranquillizzato, tornò ad immergersi nelle riprese del suo “giocattolo”. Avevo conquistato al sua fiducia.

L’ULTIMO INCONTRO

L’ultima volta che ci incontrammo fu un po’ prima della maledetta gara di Imola. Venne in studio di registrazione alle 11 del mattino di un giovedi. Conosceva il percorso e me lo ritrovai puntuale su al terzo piano. Era più serio del solito ed un po’ sbrigativo, ma sempre corretto.

Al termine dell’intervista, su cui si basava la puntata per la sera, lo accompagnai fino all’uscita del palazzo e lo vidi salire su di una A112 Abarth 70 HP. Allora gli chiesi se si trovava bene a girare per Monaco con quella piccola ma scattante vettura a trazione anteriore. E lui, mettendola in  moto, mi rispose testuale “ Les Tractions Avant c’est toutes de la mèrde”. E con una risatina fece inversione ad U  con un’unica manovra in una strada abbastanza stretta facendo urlare il motore e le gomme mentre tirava il freno a mano.

ERA GILLES!

Gli piaceva alimentare quella fama di acrobata. Tanto è vero che quando percorreva la strada fra Monaco e Maranello a media molto elevata, era comunque rispettoso delle regole. Quando poi arrivava a Maranello piantava due o tre testa-coda  e due frenate perché sapeva che da lui la gente ed i suoi meccanici se lo aspettavano. Era il suo personaggio. E lui lo alimentava. Almeno, così mi raccontava l’Ingegner Forghieri.

LA TRAGEDIA

Il sabato delle qualifiche della gara di Zolder, in Belgio, la rete di Telemontecarlo non aveva previsto la trasmissione delle prove. C’era un altro programma già concordato ed io non dovetti commentare le qualifiche ( in quel periodo realizzavo i commenti da studio con il supporto di qualche pilota o manager della F1). Non so come e cosa avrei fatto se mi fossi trovato a commentare in diretta quelle terribili immagini, che ho tuttora nei miei occhi e nel mio cuore.

La domenica però dovetti commentare una gara triste, e soffrii tanto. Come tutti, credo.

Nel 1989 ho visitato la sua tomba a Berthierville, nel Quebec, dove c’è anche un piccolo e semplice museo dedicato a Gilles. E lì campeggia il numero 27.

2 commenti
  1. Emiliano
    Emiliano dice:

    Che bel ricordo😊 da uno dei miei giornalisti preferiti non poteva essere diversamente

  2. Enrico Violi
    Enrico Violi dice:

    Caro Renato, che stupendi ricordi! Hai fatto rivivere magistralmente Gilles, un pilota che nessuno della nostra generazione ha dimenticato.
    Io ero a Zolder, quel giorno. In appoggio all’ufficio stampa Alfa Romeo seguivo le prove del Trofeo Alfasprint Europa che si svolgevano nei weekend dei Gran premi. Insomma, ero collaboratore di Camillo Marchetti e Franco Perugia, che certo tu ricorderaii. Il mio lavoro si svolgeva essenzialmente il sabato e così alla domenica potevo gustarmi il GP da spettatore. Ma saputo dell’incidente a Gilles cambiai il programma: da Enza Cattaneo, altra figura storica della comunicazione del Biscione, mi feci cambiare il biglietto di ritorno e così la domenica mattina, dopo una notte insonne, ero già a Milano. Ricordo che non guardai nemmeno il Gran premio alla TV e che considerai anche di essere stato fortunato a non dover scrivere di quel tragico fatto: avrei avuto molte difficoltà, ero troppo coinvolto emotivamente, pur non avendo mai conosciuto Gilles personalmente, al contrario di te.
    Enrico Violi

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