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Il mur(ett)o del pianto

Le avventure al muretto del papà di Simone hanno inizio alla fine degli anni novanta, grazie ad un amico di nome Emilio (Radaelli, ndr) e al suo kart 125 – denominato, non caso, ‘Capo’ – fatto proditoriamente provare sulla pista di Castelletto Ticino al giovane di belle speranze durante una settimana di stage in quel di Nibbiola a lustrare le argentee Audi del Campionato Italiano Superturismo. Asfalto umido, pneumatici rain, assetto da bagnato ed è fatta: la passione, già latente, esplode fragorosamente.
Correre in kart è pericoloso. Non tanto per il pilota, quanto per chi lo deve spingere, cioè suo padre. In poco più di due anni di praticantato, il nostro ha collezionato – nell’ordine – una frattura alla spalla destra, una bruciatura di terzo grado al braccio sinistro e numerose sbucciature e/o escoriazioni in varie parti del corpo. Bottino finale: una paio di coppe, una pentola di rame, una bottiglia di vin santo e un pacco di cantucci della campagna senese. Ma sai che gusto aprire la tenda gialla (non ce l’aveva nessuno così bella, neanche quelli ‘bravi’) alle sei del mattino per prendere il posto nel paddock il giorno delle gare!
Per fortuna di papà, e per quella dei suoi arti inferiori e superiori, al compimento del diciottesimo anno il ragazzo passa alle auto, per la precisione alla simpatica ma un po’ ostica Lupo. Al primo supporter se ne aggiunge un altro, di nome Rinaldo ma per tutti Dindo (Capello, ndr), ovviamente col beneplacito del Grande Capo del babbo, per qualche combinazione addetto ai lavori nel settore.
E così, grazie a quei due, pilota e papi passano indimenticabili anni in pista: il primo a imparare, l’altro a soffrire, sempre e rigorosamente al muretto.
A un certo punto della sua vita di padre-manager (sic), papà comincia a fare da solo. Nel senso che, considerata l’assenza di spese per hobby e/o settimane bianche e/o vacanze estive, decide di supportare direttamente l’impegno agonistico del pilotino. Questa volta tocca a degli strani ma simpatici prototipi travestiti da vecchio Maggiolino: una vera e propria scuola di guida (abbastanza) veloce per il giovane pilota , che al volante di queste impegnative auto da corsa impara ad avere, ma sempre con giudizio, il piede pesante. E impara anche a vincere, con l’asciutto e sul bagnato, da solo o con il suo fidato compagno di guida.
Per lui, ma soprattutto per suo padre (e anche per mamma e fidanzata), quei fine settimana passati in pista con il gruppo della ‘Fun Cup’ di Tarcisio e Valentina (Bernasconi e Albanese, ndr) sono davvero fantastici. Prima tutti insieme sotto il tendone della hospitality e poi (chi in pista, chi al muretto) a soffrire per una, due e a volte anche quattro ore di gara, dopo l’emozione della partenza lanciata. Dentro l’abitacolo per il caldo, al muretto sempre per il caldo ma anche per l’ansia di piazzare a ogni giro il cartello con le segnalazioni e di controllare tempi e posizioni al monitor, regolarmente sempre distante un centinaio di metri.
E poi, alla fine, a seconda di come è andata, massimo godimento o musi lunghi come il rettilineo del Mugello. E talvolta anche qualche lacrima, come quando, primi all’ultima curva, ci si è dovuti fermare senza benzina cento metri prima del traguardo…
Esperienze indimenticabili. Anche l’ultima in ordine di tempo (e in assoluto): nel Campionato Italiano Velocità Turismo 2007, con il piccolo ma agguerrito team della Legnano Corse e la….spinta del solito Emilio, Simone vince la Classe N Diesel e il Trofeo Nazionale CSAI con una Seat Ibiza Tdi, portando al successo assoluto forse per la prima volta in questa competizione un’auto a gasolio. Qualcuno gli ha detto qualcosa? Non so, magari solo un bravo. Macchè, zero assoluto.
E’ anche per questo motivo, oltre che per la carenza di budget e per il profondo rispetto per il portafoglio del babbo, che il giovane ha deciso di non correre più. Ovviamente, suo padre spera di poterci ritornare, prima o poi, a quel muretto. Se non con il figliolo, magari con il nipotino, che ormai è annunciato in arrivo e che, prima o poi, dovrà passare dalla ‘vecchia’ stanzina di papà, o dallo studiolo del nonno…

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