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Il retroscena. Fca, la verità sul piano di investimenti in Italia

Nessun blocco ai 5 miliardi stanziati, ma una fase di attesa per comprendere gli effetti sul mercato di incentivi ed ecotassa. Che dovrebbe colpire il Gruppo solo in maniera marginale. Ecco perché

Il piano di investimenti di Fiat-Chrysler in Italia non è “bloccato” – come qualche organo di informazione ha scritto in queste ore – ma Fca attende di verificare gli effetti di “ecotassa” ed “ecobonus” sul mercato per decidere come comportarsi. Sembra questo il senso corretto da attribuire alle parole pronunciate al Salone di Detroit dal ceo del Gruppo, Mike Manley, che ha scatenato le reazioni politiche dell’opposizione e la preoccupazione dei sindacati in ottica occupazionale.

Lo scorso 29 novembre, Fca aveva annunciato un piano per gli stabilimenti italiani che prevede 5 miliardi di euro di investimenti in tre anni, ma l’entrata in vigore (dal 1 marzo prossimo) di incentivi per l’acquisto di veicoli a basse emissioni rischia di cambiare lo scenario perchè favorisce i produttori esteri, più avanti nella disponibilità di modelli ibridi ed elettrici. Manley ha ribadito la considerazione nei confronti dell’Italia, che accoglierà la produzione dei primi modelli ibridi plug-in del Gruppo a partire dal 2020. E che rappresenta ancora il principale mercato in Europa per Fca. A livello di Gruppo però il nostro Paese pesa solo per il 10% in termini di unità vendute e il 5% di fatturato. Una possibile modifica strategica quindi troverebbe eventuali ragioni di mercato ben più solide del pretesto dell’ecotassa, che sfiorerà appena gli interessi del Gruppo.

Nessuna Lancia né Abarth infatti è nell’elenco dei modelli che subiranno l’imposta. Per quanto riguarda Fiat, nessuna 500, nessuna Panda, 124, né 500X, mentre interesserà un solo modello di 500L su 17 varianti a listino; un solo modello di Tipo su 44. Quanto a Jeep, un solo modello di Renegade su 16, nessuna Compass, ma tutte le Wrangler, Cherokee e Grand Cherokee, che peraltro non sono costruite in Italia e quindi non c’entrano con il piano di investimenti italiani. Pagheranno invece tutte le Maserati, ma è prevedibile che la clientela italiana del marchio (prezzo minimo di ogni modello: 80mila euro) non rinuncerà a restare tale anche con 2.000 euro in più di tassa.

Intanto, mentre Manley ha allontanato la possibilità di nuovi accordi con altri gruppi («siamo nelle condizioni di rimanere indipendenti»), Volkswagen e Ford hanno firmato un’intesa per lo sviluppo congiunto di auto elettriche e a guida autonoma. Lo ha precisato l’ad della casa tedesca, Herbert Diess, annunciando l’alleanza tra i due gruppi per la produzione di veicoli commerciali e pickup. (avvenire.it)

2 commenti
  1. Mauro Tassinari
    Mauro Tassinari dice:

    @Leonardo Libero
    La tassa è sul nuovo quindi è involontariamente un incentivo a non acquistare veicoli nuovi.
    Per la prima volta è un incentivo che non incentiva a rottamare.

  2. Leonardo Libero
    Leonardo Libero dice:

    Quali che siano le decisioni del Gruppo FCA, i risultati ambientali – o meglio CLIMATICI – dell’ Ecotassa/Ecobonus saranno di fatto opposti alle sue intenzioni di far diminuire le emissioi di CO2. Infatti la più vecchia e grossa auto che quel provvedimento farà rottamare emette AL MASSIMO 300 grammo di CO2 per ogni km che percorre IN MOLTI ANNI DI USO; mentre la produzione di UNA auto nuova, anche se ad emissioni zero, comporta di farne emettere, in media mondiale, QUINDICI TONNELLATE (quasi 30 se prodotta in Cina) IN UNA VOLTA SOLA.

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