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“Jump to the future” Il salto nel futuro parte da Hong Kong

Ci vuole coraggio per organizzare un nuovo Salone dell’auto mentre gli altri – in tutto il mondo – soffrono e qualcuno (vedi il Motor Show di Bologna) è morto. Ma Hong Kong ha i capitali e la collocazione strategica giusta per tentare la sfida.

La rotta dell’automotive si sposta sempre più verso l’Asia e dal 14 al 19 dicembre metterà in scena questo nuovo evento  inquadrato dallo slogan emblematico “jump to the future”.  Il salto nel futuro punterà sull’innovazione spinta: elettrificazione in tutte le sue declinazioni, connettività, guida autonoma, scenari avanzati di mobilità intelligente.

La formula è attraente, ancor più strategica la location perché questo ricchissimo Eldorado del lusso ancorato alla Cina ma per altri 28 anni ancora parecchio indipendente (passaporto autonomo e niente visto per i turisti che sono 50 milioni l’anno, moneta propria, guida a sinistra: retaggi della colonizzazione britannica) gravita sull’intero Sud Est asiatico. Hong Kong è collegata da un ponte di 55 km con Macao, una sorta di Las Vegas asiatica, è a due passi da Shenzhen e domina un  bacino potenziale di un miliardo di persone, oltre agli 8 milioni di abitanti. Qui le Tesla vanno come il pane, c’è tanta voglia di elettriche, il parco-vetture è modernissimo grazie al ricambio agevolato da incentivi fiscali. E facoltosi appassionati si contendono le one-off, auto da sogno in edizione unica, a colpi di milioni di dollari. Nessun altro mercato mondiale del lusso a quattro ruote è così florido.

Ma perché un altro Salone? «In Cina ci sono già Shanghai e Pechino – dice Cathlin Cheng, managing director della multinazionale Leviosa che organizza l’evento – ma sono Saloni tradizionali. Noi proporremo una formula diversa,  snella e compatta, caratterizzata dalle nuove frontiere della mobilità. Passione e business: vogliamo diffondere la  cultura dell’auto e anticiparne l’evoluzione».

Per questo l’organizzazione (guidata dall’eccentrica Ceo Ashley  Sauk, ricchissima cinese nata in Russia, cresciuta nel Regno Unito e oggi pendolare tra Amsterdam e Hong Kong) ha  attinto al sapiente Dna del made in Italy. Un project manager italiano di grande esperienza, Rino Drogo, e il fascino indelebile dei nostri Carrozzieri e designer. Protagonisti, alla cerimonia di presentazione  farcita di vip, sono stati proprio i prototipi di Giugiaro, Pininfarina e della “nuova” Bertone, il cui marchio è stato acquisito dall’azienda italiana Flymove (con capitali svizzeri e cinesi). Gioielli tricolore  esibiti come icone  in una terrazza sulla baia, la metà del tempo riservato ai discorsi ufficiali  dedicata alla leggenda delle  griffe che per noi sono un mito storico acquisito ma in Oriente  vanno invece raccontati e descritti. Sul red carpet, una spettacolare terrazza sulla baia, sono salite  la berlina Sibylla di GFG Style presentata da Fabrizio Giugiaro, la supercar H2 Speed Pininfarina a idrogeno presentata da Giuseppe Bonollo e il prototipo Dianchè BSS GT One griffato Bertone e realizzato da Coggiola, una sportivissima disegnata e illustrata dal capo dello stile Carlos Arroyo Turon. Tutte vetture elettriche, in sintonia con le tendenze globali. «La capacità visionaria dei nostri Carrozzieri ha sempre anticipato il futuro – osserva Drogo -. Per questo Hong Kong li ha scelti come simbolo del nuovo evento, che per tutti noi è una sfida appassionante. Sono già fissate, con cadenza annuale, le prime tre edizioni del Motor Show, l’impronta futurista e dinamica lo differenzierà».

Il ministro dei trasporti e dell’Economia, Benjamin Wong, offre l’assist dell’amministrazione: «Questo è lo scenario ideale per un Salone, lo appoggeremo. Qui la pollution è ridotta, anche se amiamo le supercar: si usa la Tesla per andare al lavoro, poi di sera le Ferrari, le Pagani o Lamborghini. Tutti noi amiamo molto  il made in Italy».

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1 commento
  1. Nevio
    Nevio dice:

    Trovo interessante l’idea di puntare su uno degli aspetti che caratterizzano il mondo dell’automobile, quello dell’innovazione.
    Rino Drogo è un grande e sa sicuramente come valorizzare il made in Italy.
    Sarebbe interessante riesumare le trasformazioni e le produzioni delle carrozzerie; in fin dei conti oggi con l’additive manufacturing e le nuove tecnologie non servono grossi investimenti per “vestire” un telaio predisposto per la trasformazione.
    Agli inizi del 2000 avevo ipotizzato la nascita di un campus industriale attorno all’ ossimoro: Produzione di massa di vetture di nicchia”.
    Allora forse era presto ma oggi?

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