PorscheTaycanTurbo

La Porsche con la scossa

Diciamo la verità. Chi è abituato alle vetture di Zuffenhausen più sportive e tradizionali non può che partire un po’ prevenuto, visto che si tratta della prima vettura completamente elettrica di Porsche, almeno se si pensa all’era contemporanea, visto che nel passato il grande Ferdinand si era già cimentato in questo tipo di propulsione. Ma correva l’anno 1898 e si chiamava P1.

E non tanto per la potenza: la Taycan Turbo (chiamarla Turbo è un vezzo, visto che lo specifico ordigno, ovviamente, non c’è, trattandosi di un motore non endotermico) raggiunge prestazioni di overboost rispettivamente fino a 560 kW (761 CV) in combinazione con il controllo di lancio e fino a 500 kW (680 CV) senza. Da zero, Taycan Turbo S accelera da zero a 100 km / h in 2,8 secondi, Taycan Turbo in 3,2 secondi. Roba da (quasi) vettura da corsa.

Insomma, la cavalleria non manca. Ma la vera domanda, dalla quale nasce la perplessità, è: come la scaricherà a terra? Niente di meglio, quindi, che andare sulla pista di Vairano, accompagnati dai piloti istruttori di Porsche Experience, per capire davvero come si comporta questa Taycan tra i cordoli.

Veloce briefing sulla vettura e descrizione delle sue peculiarità. Taycan è il primo veicolo di produzione a utilizzare una tensione di sistema di 800 volt invece dei soliti 400 volt nelle auto elettriche: in poco più di cinque minuti, si ricarica fino a 100 chilometri (secondo WLTP), mentre per arrivare all’80 percento ci vogliono 22,5. A casa, i conducenti Taycan possono caricare fino a undici kW anche con la semplice presa di casa. L’autonomia è fino a 412 chilometri con il Turbo S e fino a 450 chilometri con il Turbo (WLTP). La velocità massima per entrambi i modelli a quattro ruote motrici è di 260 km/h.

Non solo. Taycan Turbo S e Taycan Turbo hanno due motori elettrici sugli assi anteriore e posteriore, cioè hanno la trazione integrale, entrambi sincroni a eccitazione permanente. Il motore elettrico, il cambio e l’inverter a impulsi sono combinati in un modulo compatto dotato della più alta densità di potenza (kW per litro di spazio di installazione) oggi sul mercato. Una caratteristica speciale è il cosiddetto avvolgimento a spirale delle bobine dello statore con più rame: ciò aumenta la potenza e la coppia a parità di volume. Il cambio a due velocità installato sull’asse posteriore è un’innovazione sviluppata da Porsche: la prima marcia fornisce a Taycan un’accelerazione ancora maggiore fin dall’inizio, mentre la seconda marcia lunga garantisce alta efficienza e le stesse riserve di potenza. Questo vale anche a velocità molto elevate.

Tutto chiaro? Si, ma adesso su il casco e andiamo in pista. Bastano cinquecento metri e due curve e abbiamo capito con che cosa abbiamo a che fare: del resto dovevamo capirlo subito, guardando il marchio applicato sul cofano, ché non è lì per caso. La storia del baricentro basso, più basso di quello della Carrera, non è solo una storia per far bella figura. Certo, con le batterie messe dove sono messe, in mezzo al telaio sul pavimento, non poteva che essere così. Ma il risultato è che l’assetto e i trasferimenti di carico somigliano davvero a quelli di una Carrera. Il peso, che è più o meno quello della Panamera, sembra meno, molto meno. Nelle esse strette del circuito fai quello che vuoi: la Taycan dove la metti sta, senza tentennamenti: in uscita, giù tutto e via, senza rumore, ma tanto non ci fai caso (anche se, caso mai proprio ti mancasse, con un settaggio, c’è anche quello: finto, ma c’è).

Insomma, un’altra Porsche, ancora più contemporanea e dal design convincente ed elegante, chiaro e purista, ma inequivocabilmente dotato del DNA Porsche: basta guardare nello specchietto esterno per ritrovare le rassicuranti spalle pronunciate dei parafanghi posteriori. Per non parlare del fatto che Porsche offre per la prima volta un livello di allestimento completamente privo di pelle, realizzato con materiale innovativo riciclato.

Che sia elettrica diventa un dettaglio, piacevole per i più sensibili e avvertiti. Ma che non si sono ancora dimenticati cosa vuol dire guidare. (avvenire.it)

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