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La scuola di restauro di veicoli d’epoca, un patrimonio da difendere

Nel mondo globalizzato ogni area geografica deve valorizzare al massimo quelle che sono le sue potenzialità. La dinamica economica messa in moto da questo processo che ha comportato una trasformazione dell’economia è inesorabile. L’Italia – si sa – ha difetti strutturali che rendono ancora problematico un suo adeguamento a queste nuove regole, legati in modo particolare  alla dimensione delle aziende (la maggior parte sono piccole) e alla capitalizzazione delle stesse.

Il flusso di denaro (ricordiamo che il nostro paese è uno dei primi per quantità e “consistenza” dei risparmi privati) pare non voglia intercettare le necessità della produzione. Ma anche le intenzioni degli enti pubblici e privati faticano a trovare la giusta strada, limitati dalla burocrazia e/o dai particolarismi.

Una delle possibilità più evidenti per l’area torinese, che permetterebbe di legare la tradizione automobilistica a quella dell’artigianato, è quella del restauro dei veicoli storici.

Tanti artigiani, ormai giunti ad un età avanzata, non hanno trovato o cercato apprendisti in grado di rilevare la loro attività. Stiamo parlando di battilastra, meccanici, elettrauto, ebanisti e specialisti nelle sellerie delle vetture. A Torino ci sono specialisti in grado di soddisfare le necessità dei collezionisti che richiedono restauri specializzati. Due esempi: Salvatore Diomante (restauratore di altissimo livello) e l’Officina Alfa Romeo Bergia di Pinerolo. Questi due imprenditori riescono ad avere clienti che affidano loro lavori di grandi complessità. Appassionati che arrivano al punto di spedire le vetture che necessitano di cure anche da molto lontano.

L’Automotoclub Storico Italiano, qualche anno fa, aveva realizzato un corso di restauro per veicoli d’epoca. Lezioni teoriche e pratiche impartite ad un primo nucleo di studenti entusiasti (anche provenienti della Sicilia). Purtroppo il corso non ha avuto sviluppi e non ci sono state fasi successive. Il periodo non facile che ha vissuto l’ASI non ha agevolato i suoi sviluppi.

Una speranza però è arrivata dalla parole del nuovo presidente dal nuovo presidente dell’ASI Maurizio Speziali. Nel corso della conferenza stampa di Automotoretrò Speziali ha infatti detto che riprendere i corsi di restauro rientra nei programmi dell’ente. Un’ottima notizia, che però va calata in un contesto più complesso, legato anche a quelle che sono le difficoltà burocratiche che comporta una simile attività. L’affiancamento dello studente all’artigiano, per esempio, è complicato per via delle norme della sicurezza sul lavoro e per le norme relativa all’impresa individuale. Per questo sarebbe necessario coinvolgere le istituzioni e altri soggetti (Comune, Regione e fondazioni bancarie) per aiutare l’ASI a cercare spazi adeguati per quest’attività (magari adatti anche a ospitare le vetture della Collezione Bertone, emigrata nel museo lombardo di Volandia). Vista la volontà di Speziali di far rimanere l’ASI a Torino e di far rientrare le vetture della collezione a Torino non sembra impossibile considerare l’ipotesi di riunire tutto sotto lo stesso tetto (magari includendo anche la sede dell’ASI stessa). Occorre però fare squadra per non perdere quest’opportunità, che potrebbe garantire buoni risultati sia a livello occupazionale sia a livello d’indotto. Creare un centro nel quale riunire la documentazione necessaria per il restauro, crescere specialisti che si “dedicano” solo alle vetture di una precisa Casa automobilistica e mettere “a sistema” tutti coloro che si occupano del restauro delle vetture storiche non è impossibile: occorre solo la volontà.

Non vanno escluse naturalmente le sinergia con il Museo dell’Automobile, che nel suo “open garage” permette agli appassionati di vedere come gli artigiani eseguono il restauro di vetture storiche (la collaborazione col Mauto – sempre secondo Speziali – potrebbe essere utile anche per trovare una sistemazione alla Collezione Bertone). In sintesi: le possibilità per far diventare Torino un punto di riferimento mondiale per la cultura (e il restauro) delle vetture storiche ci sono. Basta farle cresce, magari facendo leva anche sull’importanza che l’ASI ha nella FIVA (Fédération Internationale des Véhicules Anciens).

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