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Le “A” di de Silva: dall’Alfa all’Alba

Visto che il 24 giugno 1910 nasceva il marchio A.L.F.A. (Anonima Lombarda, Fabbrica Automobili) nello scambiare quattro chiacchiere con lo stilista Walter de Silva è doveroso soffermarsi su due suoi modelli, la 156 e la 147. Entrambi hanno vinto il titolo di “Car of the year”.
Al Salone di Francoforte nel 1997 debuttava infatti la berlina media della Casa del Biscione costruita a Pomigliano d’Arco. “Lo scudetto anteriore troneggiava insieme al profilo, soprattutto per il gomito del finestrino dove era sistemata la maniglia della porta posteriore – ha sottolineato il designer di Lecco – un modello che rispondeva a precisi criteri aerodinamici e il Cx di 0,31 era frutto dell’attenzione posta nel definire l’andamento del parabrezza, inclinato di 62°. La giardinetta Sportwagon arrivò tre anni dopo.

I motori 1.7i, 1.8i, 2.0i, 2.5i V6 24V, 1.9 JTD, 2.4 JTD erano costruiti a Pratola Serra ed Arese. Poi la 147 apparve in anteprima al Salone di Torino nel 2000 con tre differenti propulsori e con l’ambizione di ripetere nella categoria delle medie a due volumi il successo fatto registrare nel segmento superiore dalla 156, di cui condivideva pianale e meccanica”.

Ma de Silva aveva fatto centro nella “Car of the Year” anche con le Volkswagen Passat, Polo e Golf. Lui aveva iniziato la carriera nel 1972 presso il Centro Stile Fiat di Torino dove disegnò la Ritmo. Tre anni dopo passò allo Studio Rodolfo Bonetto a Milano occupandosi prevalentemente di design di arredamenti.
Dal ’79 all’86’ ritorna in Piemonte presso la I.De.A Institute per poi essere assunto in Alfa Romeo dove la sua attenzione si concentrò sul frontale e sul classico trilobo, storico stilema del Biscione.
Progettò con successo la 155, la 145, la 146, ed ancora la 156 e la 147. Nel 1999 lasciava il Gruppo Fiat per dissidi con l’amministratore delegato Paolo Cantarella accettando in fretta l’offerta di Ferdinand Piech nel Volkswagen Group. Si trasferiva a Barcellona per dedicarsi anima e corpo del marchio Seat dove ridisegnava le nuove Ibiza, Cordoba, Leon e Toledo e dava vita all’Altea. Nel 2002 andò in Germania con la mansione di capo designer della holding Audi, occupandosi del design del brand di Ingolstadt ma sempre con la responsabilità di Seat e perfino di Lamborghini. Disegnò
abilmente la nuova A6 con una mascherina frontale particolare, il single frame, cioè una calandra unica, alta e possente stile Auto Union Type C guidate da Hans Stuck negli Anni Trenta. Ancora nello stesso anno dava vita a Barcellona alla mostra Autoemocion. Tre anni dopo de Silva si occupava dello stile Lamborghini realizzando la Miura Concept. Nel 2007 era nominato responsabile del centro Stile Volkswagen Group supervisionando lo stile degli otto marchi (Audi, Seat, Lamborghini, Skoda, Bentley, Bugatti, Volkswagen e Porsche).

A de Silva, vincitore del Compasso d’oro alla carriera, abbiamo chiesto a quale modello fosse più legato nella sua prestigiosa carriera: “l’Audi A5 vincitrice del Design Award 2010”. Ma non vanno dimenticate per noi la Golf e la Beetle ed ancora la Polo e la city car Up! Nel 2015 lasciava il Gruppo VW. Trentatrè le sue creazioni e fra queste ricordiamo le Alfa 146, 156, 166 e 147, le Audi A5, Q7, le Lamborghini Miura ed Egoista, le VW Golf VI e VII, CC, Maggiolino, Polo, Scirocco e la Up. E proprio quest’ultima city car l’ha disegnata in volo da Detroit a Francoforte con un musetto pulito e sveglio, pensata per un uomo dalla rasatura perfetta, non un capello fuori posto, l’occhio azzurro che emette lampi di ironia. Una Up che sembra aver tracciato la strada ad Alba. Non nuovo a colpi di genio dal suo cilindro magico ha infatti tirato fuori una city car battezzandola Alba, in vendita a fine estate attraverso la piattaforma Amazon, prezzo in linea con gli scooteroni più potenti. La realizzerà la BRC, società leader nella produzione di componenti ed impianti a gas metano e GPL. Numerosi i prototipi camuffati in giro per i primi test. “Un giocattolino dalle dimensioni contenute, con una estetica attraente, fatto su misura non solo per circolare nelle città ma per essere utilizzato nei campi da golf, resort e centri balneari.
Insomma dobbiamo entrare in fretta nell’era analogica e post digitale, tutto in linea con la mutata realtà quotidiana. E’ tramontato il concetto di possesso e di proprietà per l’auto e quindi è indispensabile che il nuovo mondo dell’auto giochi le proprie carte su veicoli basici mono abitativi senza tralasciare il design che dovrà cambiare rotta inglobando conoscenze informatiche, ingegneristiche, aerodinamiche ed ergonomiche per entrare a  testa alta nella sostenibilità, nell’ambiente, nella privacy, nell’igiene, nella psicologia affrontando a testa alta in un mondo più reale e più estetico”.

L’Alba di de Silva ha un cuore elettrico, una microvettura semiautomatica a due posti. La potranno guidare anche i sedicenni e visto che in bilancia accusa un peso di 450 kg non necessita della patente. C’è la versione a due sedili e quella ad un solo posto.
Davanti e dietro sono stati ricavati due contenitori per bagagli. Al progetto oltre a de Silva hanno collaborato anche il Project to Engineering, il Camal Studio, Borromeo de Silva, Mario Antonioli e Giampiero Boggio. L’auto del futuro dunque si avvicina a passi felpati, avrà uno scarico calibrato e un odore che non inquina.
Secondo un report di Goldman Sachs, gli effetti consistenti della rivoluzione dell’auto si vedranno a partire dal 2025 per poi spingersi oltre entro il 2030. Ma vediamo adesso com’è cambiata, come si è sviluppata la metamorfosi del famoso stilista nato nel ’51. “Per capirla, un’auto va accarezzata. Va lavata. Quando c’è qualcosa che non mi torna di un modello, chiudo gli occhi e lo tocco, lo sento…”

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