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Ma come guidano i piloti fuori dalle piste? Di alcuni vi posso raccontare…

Sull’incidente di Lewis Hamilton che con la sua supercar Pagani Zonda va a cozzare contro tre auto ferme a Montecarlo si è ricamato molto.
Ma c’è un antefatto che vi voglio raccontare. Sempre a Montecarlo, l’estate scorsa, sul Boulevard Larvotto – che costeggia il mare e dove si trovano alcuni dei locali più “in” del Principato – una Pagani Zonda di un colore stranissimo passa singhiozzando. Va a strappi, come in genere capita ai principianti. Inevitabile la risata di alcuni miei amici presenti: “ Ma guarda un po’ quel tipo, si compra un bolide così e non riesce manco a guidarlo!”. La supercar si ferma dopo cinquanta metri davanti ad un locale “in”e chi scende? Ma si, proprio lui: Lewis Hamilton! Probabilmente non ci avrei più pensato ma la notizia dell’incidente, così vicino al Larvotto, mi ha fatto riaffiorare l’episodio. Anche i campioni a volte, sulla strada, sono come noi comuni mortali.
Anzi: vi voglio raccontare come si comportano alcuni piloti quando sono immersi nel traffico, specialmente da normali passeggeri. Lo dico con cognizione di causa perché mi è capitato spesso di portare dei piloti di Formula 1. Quasi sempre da o per qualche aeroporto.
1992. Emanuele Pirro è pilota della Benetton: devo accompagnarlo da Carmagnola all’aeroporto di Caselle, a Torino. L’autostrada è quasi deserta. Siamo un po’ giusti con l’orario ed io spingo sull’acceleratore. Sto viaggiando intorno ai 220 orari. Di colpo Pirro mi chiede preoccupato. “ Ma a quanto stiamo andando?”. “ A 220” dico io. E lui. “ Ma sei matto!”. “ Ma scusa – gli rispondo – tu sei abituati a superare i 300 all’ora…” E lui “ Ma in pista è tutta un’altra cosa. Dai, dai, rallenta”. Ed io mi adeguo. Calo a 190 ed arriviamo in tempo per l’aereo.
1986. Al ritorno dal Gran Premio d’Austria a Zeltweg mi trovo in aereo con Stefan Johansson, pilota della Ferrari. In prova lui ha avuto un curioso incidente: ha investito un daino che attraversava la pista e la botta gli ha provocato una contusione allo sterno. Ha corso ugualmente piazzandosi terzo. Quando scendiamo dall’aereo a Nizza gli chiedo: “ Ora come torni a Monaco?”. “Prenderò un taxi” mi dice. Gli propongo: “ Se vuoi ti porto io. Ho qui la macchina”. “ Ok” mi dice. E andiamo. La strada la conosco a memoria, ogni metro, e vado ad un’andatura sostenuta ma normale, secondo me. Ebbene, è stata una mezz’ora di sospiri di Stefan. Non saprò mai se soffriva per i dolori allo sterno o perché non si sentiva granchè sicuro. Ma i piloti, specialmente quando non guidano, patiscono assai nel traffico.
1989. Sceso all’aeroporto di Heatrow, a Londra, mi ritrovo con Alessandro Nannini. Lui non ha prenotato la macchina per andare a Silverstone, io si. Si accomoda con me, ma siccome c’è anche mia moglie lui si siede dietro. L’autostrada è trafficatissima e, come si sa, la circolazione è a sinistra, Per Alessandro è un tormento. Alle rotonde ( là c’erano già ) non capisce bene chi debba passare… poi queste macchine che ci sfrecciano a destra… è tutto un sussulto. Insomma, un’ansia continua. Ma che risate!
Qualche mese dopo ci ritroviamo sulla pista di Le Castellet. Sto provando un’Alfa Romeo. Quando gli propongo di sedersi lui al volante per poterlo filmare alla guida dall’interno mi fa vedere i sorci verdi: con la macchina in piena sbandata sulle quattro ruote a Signes lui toglie una mano dal volante e pesta sull’acceleratore ridendo a crepapelle. Mi restituisce i sospiri di Silverstone.
Se invece mi capitava di portare Michele Alboreto con qualche auto sulle colline dietro a Montecarlo per poi documentare in TV il suo test della macchina, lui mi consigliava i punti di frenata e le traiettorie sollecitandomi a spingere di più. Quando poi quelle stesse curve le affrontava lui allora capivo: passava a velocità doppia della mia o quasi, ed era uno spettacolo.
Preoccupante era invece trovarsi accanto a Clay Regazzoni. Sia prima che, ancor più, dopo il suo incidente. Pestava sull’acceleratore in modo pazzesco. E ci si raccomandava al cielo nei sorpassi in curve cieche. Ma lui, con uno stile ed una sicurezza imperturbabili, continuava a scherzare e sogghignare: sapeva che chi gli stava accanto era un po’ teso. Un giorno, con la sua Mercedes preparata Dakar e dattata alla guida per disabili, durante un sorpasso in curva in un vialone alberato, io ed Audetto – c’era anche lui con Clay – ci guardammo per un attimo con uno sguardo disperato. Ma per Clay era normale: pensate che un giorno, in America, ai tempi in cui pilotava la Ferrari, viaggiando su di una higway si trovò la strada sbarrata da un incidente e lui, senza quasi neanche rallentare, passò sul pendio esterno alla strada, un ciglione-trincea inclinato di quasi 40 gradi, ridendo. Altro che il banking delle curve di Indianapolis! Chi era al suo fianco – non io per fortuna – se lo ricorda ancora adesso.
Proprio in America nel 1995 Jaques Villeneuve ed un altro pilota italiano – del quale non vi faccio il nome – fecero un trasferimento dopo gara da Milwaukee ad Indianapolis duellando quasi come in pista, sfidando anche la sorte perché se ti beccano in America a velocità simili ti sbattono in galera qualunque nome tu abbia. E quando mi è capitato di andare da Helkhart Lake a Chicago seduto al fianco di Andrea Montermini ho ammirato la sua abilità ma anche il suo coraggio di “osare” ( termine da interpretare…).
Bellissima poi è l’avventura di Jean Alesi sull’autostrada fra Torino ed Aosta. A quell’epoca Jean era pilota Ferrari e con una Ferrari Granturismo stava andando verso Ginevra in una giornata di pioggia. Ad un certo punto sorpassa un gruppetto di auto incolonnate, intimidite forse dalla pioggia battente. Lui non se ne accorge ma tra le sorpassate c’è anche un’auto della Polizia Stradale. Alesi prosegue con il suo passo piuttosto veloce per una ventina di chilometri finchè nei pressi di una stazione di servizio gli si para davanti un agente della Stradale che con la paletta lo ferma e lo fa entrare nell’area di sosta. L’agente si avvicina, lo guarda, lo riconosce e gli dice “ Ah, è lei… aspetti…” e quindi comincia a ridere. Alesi non capisce il perché e mentre s’interroga su quello strano comportamento, dopo qualche minuto arriva a gran velocità un’auto della Polizia ( quella superata, ma lui non lo sa ) e scende il guidatore. Trafelato arrabbiato e quasi aggressivo… ma subito bloccato dalle risate dei colleghi rimane di stucco. “ Vede – spiega allora ad Alesi l’agente che lo aveva fermato – il mio collega dice sempre che sul bagnato non c’è nessuno che gli possa sfuggire. Invece lei lo ha seminato! Aspettavamo di vedere la sua reazione nel trovare lei al volante..“ e giù tutti a ridere. E’ finita con un caffè tutti insieme… ed una inevitabile multa. Ma in allegria.
E infine vi racconto l’esperienza con Max Biaggi. Anche in questo caso ci troviamo in aereo, di ritorno da Madrid. Arrivati a Nizza mi offro di accompagnarlo a Monaco. Accetta, anche se colgo un momento di incertezza in lui. Appena ci immettiamo in autostrada ci sorpassa un motociclista che sfreccia ad almeno 150 all’ora. Allora io gli chiedo: “ Anche tu in autostrada in moto vai così?”. “ Ma scherzi- mi risponde portandosi una mano alla fronte – non son mica matto. Intanto non vado mai in autostrada in moto, e in città mi sposto sempre in scooter. Ma sto attentissimo e sono superprudente”. Ho capito il messaggio. Tutto liscio fino a Monaco. Ed ho imparato che è saggio essere prudenti sulla strada. Chissà se lo ha capito anche Hamilton.. e chissà se ha imparato a guidare la Pagani Zonda!!!

4 commenti
  1. Lallocavallo
    Vincenzo dice:

    Settembre 1977, Monza, vigilia del G.P. d’Italia. Allo Sporting Club sta per avere inizio la presentazione alla Stampa del Motor Show ’77. Vado ai paddock assieme a Sandro Munari per prelevare Mario Andretti, quell’anno “padrino” della manifestazione. Finite le prove lo faccio salire sul divano posteriore di un Alfetta, io alla guida e Sandro al mio fianco. I viali di uscita sono pieni della folla che lascia il tracciato, ho un bel da strombazzare, procedo come una lumaca. Corriamo il rischio di arrivare in ritardo alla diretta televisiva, allora Sandro i chiede di lasciargli la guida, cosa che faccio di buon grado. Inizia così uno slalom tra gli alberi del viale, i prati e le persone che si scansano con la velocità del fulmine. In tutto questo Mario dal sedile posteriore urla come una sirena, coprendosi gli occhi e saltando da destra a sinistra, finchè trova conforto sdraiandosi a riparo dei sedili anteriori. Non val la pena rimarcare che siamo arrivati in tempo, e che Andretti, per tutta la durata della presentazione, guardava Munari come se fosse un marziano! Te lo ricordi ancora, vero Mucca?

  2. Renato Ronco
    renato ronco dice:

    E’ vero, Clay Regazzoni possedeva ed utilizzava – anche con i comandi adattati alla sua condizione- una Ferrari 365 GTB4 Daytona con la quale ogni suo viaggio era una prestazione. Ma sarebbe ingiusto fermarsi a questi aspetti. Dopo l’incidente di Long Beach il suo impegno massimo è stato quella di aiutare le persone con problemi di utilizzo dell’auto per le gravi menomazioni fisiche anche attraverso la spinta per il progresso tecnologico. Un’altra volta vi racconterò qualche episodio umano che muove i sentimenti.

  3. Gian Marco Barzan
    Gian Marco Barzan dice:

    Articolo molto bello e interessante. Mi risulta anche che il Grande e indimenticabile Clay Regazzoni, da lei citato, avesse una Ferrari 365 GTB/4 “Daytona” verde con la quale compieva il tratto Lugano-Maranello a velocità “sostenuta”. Erano i (bei) tempi in cui non esistevano limiti di velocità sulle autostrade. Alain Prost, invece, per esempio è noto per la sua prudenza sulle strade di tutti i giorni, tranne quella volta che fu fermato per eccesso di velocità (al volante di una Porsche 928, ma potrei sbagliare) e il poliziotto non riconoscendolo gli disse: “Ma lei, chi crede di essere, Alain Prost?”

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