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Maserati, non è tutto oro: Cina e Modena i temi caldi

Correva l’estate del 1997 e la Fiat era in ambasce perché non ci cavava i piedi con la Maserati, acquisita nel 1989 e lasciata nelle mani del malcapitato ing. Alzati, uomo di grande spessore ed esperienza ma del tutto abbandonato da Torino. Ecco allora l’idea: l’appioppiamo a Montezemolo, che fa tanto il galletto con la Ferrari, e vediamo “che cosa farà da grande” secondo il pensiero del suo nemico dichiarato Romiti.
Al tempo la casa del Tridente metteva sul mercato, con molta fatica, mille automobili e l’ordine della Fiat era di riuscire ad aumentare le vendite del 50%, anche se nessuno su questo risultato scommetteva una lira.
Ricordo bene quando Montezemolo, a cavallo del nuovo millennio, arrivò a promettere il traguardo delle 10 mila Maserati entro il 2010 mai immaginando la crisi economica che si sarebbe presentata.
Sorrisero tutti per quella previsione, salvo poi ricredersi nel 2008 allorché si arrivò a 8.900. Auto nuove e accattivanti, lo stabilimento di Modena rifatto completamente, e un’immagine ritrovata in giro per il mondo.
Lo scorso anno si è toccata quota 51 mila, ma Marchionne era deluso perché voleva arrivare a 75 mila, così a New York, nell’aprile di quest’anno per il lancio della Levante GTS, denunciò chiaramente che si era sbagliato il collocamento di questa SUV sia sul mercato americano sia soprattutto su quello cinese, altrimenti si sarebbe fatto tombola.
Già, il problema della Cina rimane il guaio più grosso di Maserati perché da quelle parti il blasone non ha alcun peso: non conoscono la storia e comprano soltanto per moda. Lì sbagliare il prezzo significa restare fuori dal giro, e così è successo. Un errore a cui sarà molto difficile rimediare nel breve.
Ed eccoci all’altro problema che affligge in questi giorni il marchio, a dispetto dei traguardi raggiunti e peraltro non ripetibili quest’anno come temeva proprio Marchionne: lo stabilimento di Modena. Il gioiello recuperato da Montezemolo è adesso quello a rischio ridimensionamento con molta apprensione tra i dipendenti. Ormai tutto il grosso (Quattroporte, Ghibli e Levante) nasce a Torino e siccome quasi tutta la produzione futura finirà sulla piattaforma Giorgio – quella della Giulia – con catene di montaggio a Torino oppure a Cassino, è molto improbabile che ne venga impiantata un’altra in Emilia dove boccheggiano le attuali sportive del Tridente (a loro volta destinate a un futuro sulla stessa piattaforma Giorgio) oltre che l’Alfa Romeo 4C già a fine vita.
L’erede di Marchionne, Manley, si è preso almeno due trimestri per ridisegnare il futuro di Maserati, ma è sicuro che adesso nei suoi pensieri ci sono soprattutto i tre stabilimenti europei ad alta intensità produttiva – Melfi, Pomigliano e Tychy in Polonia – e questi andranno riempiti con la Panda, la piccola Renegade e la nuova Ypsilon che dovrebbe tenere in vita (evviva, evviva) il brand Lancia dopo le tante minacce di chiusura. A Modena ci si penserà dopo, tanto più che anche la piccola Levante troverà vita altrove assieme alla piccola Stelvio. Ovvio che nella Motor Valley in tanti tremino, e per l’erede di Altavilla, il torinese Pietro Gorlier, una prima gatta da pelare è già servita. (quattroruote.it)

1 commento
  1. Gian Marco Barzan
    Gian Marco Barzan dice:

    Allo storico stabilimento Maserati di Modena potrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere assegnata la produzione dell’Alfieri, sia in versione Coupé che Cabriolet. Tale modello verrà realizzato su un’inedita piattaforma modulare in alluminio, completamente diversa rispetto alla struttura “Giorgio”.

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