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Multe alle bici, i numeri che non escono

E neanche i vigili. Una domanda facile facile che non trova risposta anche perché, temiamo, non piaccia a moltissimi milanesi e si scopra qualche disservizio o, addirittura omissione di servizio. L’abbiamo posta anche qualche giorno fa nel corso dell’incontro che la Compagnia dell’Automobile ha avuto con l’assessore al traffico Marco Granelli.

La riproponiamo in occasione dell’annuncio ripreso dagli organi di stampa relativo all’inasprimento contro la sosta selvaggia degli scooter, piaga non secondaria del problema del rispetto delle regole da parte di tutti gli utenti della strada. In pratica, con l’aiuto di un semplice tablet, che rileverà in contemporanea altre irregolarità, verranno alla luce molti comportamenti da sanzionare con le relative multe.

Allora ecco qui la domanda che i cittadini aspettano a buon diritto. Dato il mostruoso numero di infrazioni contestato agli automobilisti con i nuovi autovelox e le 905 che hanno colpito i motociclisti nel 1º semestre dell’anno per omessa revisione, insieme a quelle per assicurazione scaduta, è possibile sapere quanti ciclisti sono stati colpiti per comportamenti (ed anche atteggiamenti) imprudenti, pericolosi in primo luogo per sé e per gli altri? Tra questi spiccano la guida con il telefonino il mano o all’orecchio, l’invasione dei marciapiedi, gli attraversamenti col semaforo rosso, su strisce pedonali, contromano ove non consentito, a luci spente o del tutto assenti di sera, ecc.

È sempre più diffusa, tra i cittadini la percezione che la protezione degli utenti più deboli della strada stia progressivamente passando dai pedoni alle due ruoteguidate da irresponsabili e maleducati. E naturalmente ad automobilisti non meno arroganti e incivili. Tutte minoranze si dirà, ed è vero, ma che non si riescono ad educare anche per la conclamata e ormai percepita, a vista e sulla pelle dei cittadini, sparizione dei vigili su strada. Cresce il ricordo, il rimpianto e l’utilità del vigile sulla strada.

Ma Granelli dice che ora sono gravati da altri compiti. È sicuramente vero anche se non si sa bene quali siano questi compiti. Certo è che la strada non può più essere affidata solamente – e con il preciso compito di fare multe – agli ausiliari del traffico protagonisti a loro volta, di atteggiamenti e valutazioni non sempre condivisibili e corretti.

Non da “pubblici ufficiali” insomma, con il prestigio, l’autorità e la preparazione necessaria. Per chiudere però torna, legittima e diffusa la domanda senza risposta: quante multe e, possibilmente, con quali motivazioni, sono state erogate ai ciclisti irresponsabili?

Così poi si ragiona, pacatamente e dati alla mano, se le regole valgono per tutti o se ci sono zone franche. Come molti sospettano e troppi altri approfittano.

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