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Porsche 917 K: come lei nessuna

L’Ospite di Autologia: Enzo Caniatti.

La Porsche 917 K, dove K sta per kurz (corta), omologata nel 1970, è stata un po’ l’emblema delle mitiche 917. Quella numero 21 di Oliver-Rodriguez (nella foto) vinse a Spa nel 1971.

La Porsche 917 K nacque “per caso” quando, alla fine della stagione 1969 alla presenza di Ferdinand Piech, tecnici e piloti Porsche cercavano di scoprire come mai la potentissima 917 era letteralmente inguidabile. Erano sulla pista di Zeltweg e Brian Redman, dopo aver rischiato più volte di perdere il controllo della 917, decise di fare un giro con il prototipo della 917 Spyder PA portata come muletto in previsione del debutto nella serie Can-Am.

Incredibile, il tempo sul giro fu inferiore di 4” rispetto a quello della 917 normale. D’un tratto fu chiaro che i problemi di stabilità non erano da ricercare nel telaio, ma nella forma della carrozzeria. Piech ordinò di modificare la coda con dei fogli di alluminio piegati alla meglio, rivettati e sigillati con nastro adesivo. La 917 divenne di colpo guidabile e i tempi sul giro iniziarono a scendere. Era la strada giusta per poter sfruttare appieno la spaventosa potenza di oltre 600 cavalli erogata dal propulsore 12 cilindri raffreddato ad aria.

La Porsche 917 K, ovvero a coda corta, venne omologata nel 1970 con profonde modifiche alla carrozzeria dove, nella parte frontale, apparve la caratteristica presa d’aria tripartita. La stagione 1970 fu un trionfo, la Porsche 917 K vinse 9 delle 10 gare del Campionato, compresa la 24 Ore di Le Mans.

Nei primi anni Settanta il Campionato Mondiale per vetture Sport e Prototipi era seguitissimo dal pubblico. Teatri delle sfide più accese erano le 24 Ore, prima fra tutte quella di Le Mans, e le 1000 km che avevano in quella di Spa Francorchamps una delle più prestigiose.

Qui, nel 1971 la Porsche si presentò al via con uno straordinario squadrone di Porsche 917 K decisa a sbaragliare la concorrenza e soprattutto le Ferrari 312P e 512, la prima affidata Ickx-Regazzoni e la seconda a Manfredini-Gagliardi. Della partita c’era anche l’Alfa Romeo con De Adamich-Pescarolo.

Già nelle prove libere le Porsche 917 K dimostrarono di essere velocissime. Siffert polverizzò il record della pista girando a oltre 260 km/h. Anche Pedro Rodriguez, che in quel momento era l’uomo da battere, compì il giro migliore a 258 km/h in 3m 20s 3/10. Per poi partire con altri piloti alla volta di Silverstone dove il sabato si svolgeva una gara con le monoposto di F1 (altri tempi).

In Belgio restò Jakie Olivier con il compito di qualificare la loro Porsche 917 K per la 1000 km in programma la domenica. Cosa che puntualmente avvenne. Al via lo squadrone Porsche 917 K prese il largo e per gli altri non ci fu storia.

La sfida in casa vide alla fine prevalere Pedro Rodriguez e Jakie Olivier con la Porsche 917 K numero 21, lo stupendo esemplare, perfettamente conservato, che vi mostriamo in tutto il suo splendore per la gioia di quanti ricordano con nostalgia quella gloriosa epoca, meno tecnologica, certo più pericolosa, ma dove l’abilità e il coraggio dell’uomo-pilota facevano la differenza.

Nella foto: la Porsche 917 K con cui Pedro Rodriguez e Jakie Olivier vinsero la 1000 km di Spa Francorchamps nel 1971.

2 commenti
  1. Francesco Mian
    Francesco Mian dice:

    La stotia non è proprio andata così. Quando provarono a Zeltweg la 917 coda lunga, la 917PA Can Am non c’era ancora. Fu grazie all’intuizione di Brian Redman insieme al suo ingegnere che, vedendo la zona posteriore completamente pulita e immacolata da sporcizia e/o moscerini, dedussero che durante la marcia, l’aria non andava ad interessare colpendo quella zona e pertanto le forme areodinamiche e l’alettoncino psteriore non collaboravano per una buona stabilità. Redman insieme a ll’ingegnere e al bravo capo meccanico Ermanno Cuoghi, studiarono insieme ed attuarono le modifiche sul posto aiutandosi con cesoie, pezzi di lamiera e nastro adesivo. Di conseguenza anche la Pa Can Am venne fatta con la coda simile alla sorella.

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