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Promesse di marinaio

Era la fine dell’estate 2001 quando suonò il campanello che annunciava l’addio della Telecom dalla sua storica sede di Torino. Per la verità ci avevano provato già Colaninno e Gnutti a mettere in atto questa dislocazione. Ora tornava all’attacco Marco Tronchetti Provera nuovo padrone della compagnia telefonica di bandiera. L’allora sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, si attivò nel tentativo di bloccare quella decisione, seguito dal governatore del Piemonte, Enzo Ghigo, dalla presidente della Provincia, Mercedes Bresso e in ordine sparso altri enti e persone. C’erano 400 persone occupate nella sede di via Bertola, già quartier generale della Sip Stipel e negli uffici di via Meucci. Ma c’era soprattutto uno schieramento che vedeva in questa ennesima e forzata transumanza un altro pezzo di Torino che emigrava verso il capoluopgo lombardo. E non si erano ancora manifestati altri esodi.

Naturalmente Tronchetti Provera, così come avevano fatto i suoi predecessori, dichiarò che la Telecom avrebbe continuato ad essere sempre di casa a Torino. Manco a dirlo la promessa è stata disattesa in brevissimo tempo e la Telecom prese il via verso Milano. Il presidente della Pirelli ha provveduto ben bene a spolparla, così come avevano fatto i suoi predecessori, per poi lasciarla e dedicarsi ad altro senza che qualcuno gliene chiedesse conto, salvo i piccoli azionisti che notoriamente vengono trascurati.

Ma che c’entra questa vecchia storia torinese con l’automobile? Apparentemente niente. A ben vedere non è proprio estranea o quanto meno ritorna alla memoria dopo che Tronchetti Provera ha deciso di aprire le porte della Pirelli a un potente gruppo cinese. Ai tanti che gli hanno fatto osservare che questa scelta potrebbe mettere a rischio l’italianità e la milanesità della sociètà nonché qualche migliaio di posti di lavoro oltre a un patrimonio inestimabile di tecnologia, Tronchetti ha risposto prontamente che questo rischio era ed è inesistente. La sede sarà sempre Milano, ha fatto sapere, e se mai vi fossero dei dubbi a fugarli dovrebbe bastare il fatto che lui resterà alla guida della società fino al 2021. E poi? Chi vivrà vedrà, sempre che questo poi cominci veramente tra sei anni e non prima.

E’ già successo. Anche la Fiat, tanto per restare in qualcosa che ha a che fare con l’automotive e non solo con una sua parte che sono i pneumatici, aveva assicurato che Torino sarebbe rimasta la sua roccaforte negli anni a venire. Poi tutti sanno come andò a finire: domicilio legale a Londra, domicilio fiscale ad Amsterdam, quartier generale in tanti posti, compresa Torino, ma una Torino che non è Detroit. Ecco, un conto è promettere e un altro è mantenere la promessa. Un vizietto tutto italiano e del suo stanco capitalismo.

1 commento
  1. Mister X
    Mister X dice:

    meno male che ogni tanto c’è un giornalista che ha il coraggio di scrivere le cose come stanno. Le promesse di marinaio sono all’ordine del giorno in Italia anche perché non c’è una stampa così libera che dica come stanno le cose, del resto chi comanda è sempre l’Editore che non può permettersi, ora più che mai, di perdere inserzionisti del calibro delle Aziende citate nell’articolo

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