Mitia Dotta, Giandomenico Basso, Anna Andreussi, Paolo Andreucci, Umberto Scandola, Guido D Amore, Cerimonia di Premiazione Campionato Italiano Rally CIR.

Rally: il più spettacolare ed equilibrato degli ultimi anni

Il più spettacolare ed equilibrato degli ultimi anni”… questo si legge e si sente ogni tanto, relativamente a questa edizione del Campionato Italiano Rally arrivato ormai all’ultimo round. Lo afferma con vigore una parte degli addetti ai lavori. Altri magari ne sono un po’ più dubbiosi.
… che poi succede spesso che quando emettiamo giudizi sulle cose di oggi, ci dimentichiamo quello che c’è stato nel passato. D’altra parte, siamo talmente annegati nei pensieri e nelle problematiche dell’oggi che facciamo fatica a ricordare anche cos’è successo ieri.
Capita spesso nella vita di tutti i giorni di perdere di vista il passato. O di rimuoverlo. E capita anche quando parliamo di Motorsport, sia esso la F1 o i Rally. Quando per esempio massacriamo l’anti-spettacolo della F1 di oggi e ci dimentichiamo che una superiorità come quella della Mercedes l’abbiamo vista un sacco di volte nel passato. Per esempio nei primi anni Duemila, o più precisamente nel 2004 quando Michael Schumacher vinse 13 GP su 18 (e altri 2 li vinse il suo compagno di squadra Barrichello). Quell’anno Schumacher vinse il quinto titolo Mondiale consecutivo e non parlavamo certo di carenza di spettacolo, perché, da tifosi della Rossa, quella superiorità ci andava più che bene.
E capita quindi anche nei Rally. Anche in quelli italiani che stanno vivendo una crisi ormai pluriennale. Crisi di interesse, crisi di passione, ma anche purtroppo una crisi di cultura sportiva… con le sane emozioni di un grande popolo di appassionati ormai tristemente trasformate nel tifo sguaiato di bande assatanate di tifosi-contro.
Delle regole sportive che guidano quest’ultima edizione del Campionato Italiano Rally se n’è parlato un sacco. E ne ho scritto anch’io fin troppo. L’ultima volta qualche giorno fa, quando ho pensato di condividere con voi una chiacchierata con un amico straniero. Io non seguo più il CIR, non questo. L’ho detto più volte. E non seguo mai forum o chiacchiere da bar. Tuttavia, anche solo leggendo i commenti che arrivano associati alle mie parole mi rendo conto che i giudizi sono spesso parziali o comunque condizionati pesantemente dal tifo o da ciò che fa piacere. E non ci si riesce proprio ad elevare al di sopra delle parti per capire la portata ed il significato di certe regole a livello di macro-sistema. E’ un limite, grosso. Tipico di questo mondo autoreferenziale che si crede superiore a tutti gli altri. Peccato…
C’è poi una cosa che mi lascia perplesso. Ed è la mancanza di memoria. Il non ricordarsi che cosa è successo anche nel recente passato. Parlo dell’equilibrio delle classifiche attuali, acclamato come una novità assoluta nella Storia rallystica italica assegnandone il merito esclusivo al nuovo sistema di attribuzione dei punti. Ma siete sicuri che sia successo proprio così raramente? Oh, attenzione… non è detto che sia voglia di manipolare e reinterpretare la Storia. Magari è proprio solo carenza di fosforo. O anche perché “ci fa piacere” che sia così…
Che poi non vi è mai balenato il dubbio che magari questo “straordinario” equilibrio sia solo dovuto al fatto che i miei tre amici che si stanno giocando il titolo sono tutti e tre tremendamente forti e hanno l’opportunità di guidare tre vetture altrettanto competitive? E che questo equilibrio esisterebbe comunque con qualsiasi regolamento sportivo? Anche con le regole valide in tutto il resto del mondo, nel rispetto della Storia e dell’essenza di questo sport, senza forzature? Non ci avete davvero mai pensato?
Ma proviamo a rimanere oggettivi e andiamo a scorrere cos’è successo nelle ultime edizioni del CIR, partendo dal 2000 ad oggi. Così magari ci rinfreschiamo tutti la memoria ed abbiamo un quadro un po’ più chiaro per parlare poi a ragion veduta. O, al limite, stare zitti.
Nella scheda sottostante ho riportato le differenze di punti registrate a fine campionato tra il 1° ed il 2° classificato. Ho separato i periodi storici in cui era diverso il sistema di punteggio. In questa quindicina d’anni siamo infatti passati dall’attribuire punti ai primi 6 classificati secondo lo schema 10,6,4,3,2,1 al premiare i primi 10 con la vittoria valutata prima 20, poi 10, poi 25 e infine 15.

camp_italiano_relly_diff_punti

Come vedete ci sono state diverse edizioni in cui i primi due classificati (ma anche 1° e 3°, eh…) sono arrivati alla fine davvero vicini. Su tutte salta agli occhi la stagione 2009, magari qualcuno se la ricorda ancora visto che non sono passati mille anni… In quell’anno Andreucci, Rossetti e Travaglia finirono tutti e tre a pari punti e la vittoria finì a Paolo addirittura per la discriminante dei secondi posti. Già, perché sia Paolo che Luca avevano vinto lo stesso numero di gare. Ma a me sembra che anche l’anno dopo ci fu un “discreto” equilibrio… il titolo lo vinse di nuovo Andreucci con 3 soli punti di vantaggio ancora su Luca Rossetti e 10 su Kopecky.
Ora, se vogliamo trovare un criterio oggettivo per “scremare” le edizioni equilibrate da quelle in cui c’è stata una supremazia stucchevole, possiamo considerare il valore attribuito ad una vittoria. Ovvero, quando alla fine i piloti si sono trovati con una differenza inferiore al punteggio attribuito ad una vittoria, allora possiamo dire che il campionato è stato equilibrato fino all’ultimo.
E allora notiamo che, oltre alle già citate stagioni 2009 e 2010, questo è capitato anche nel 2000 quando Piero Longhi vinse su Andreucci con uno scarto di soli 6 punti. Oppure anche nel triennio 2003-2005 quando si premiavano con i punti i primi 10 classificati col sistema 20,15,12,10, ecc. In particolare nel 2003 quando fu Andreucci con la Punto S1600 a prevalere di 8 punti su Basso (anche lui sulla Punto). Ma ci fu grande equilibrio anche nel 2007 quando Basso batté Rossetti di soli 6 punti e discretamente anche nel 2012 con Andreucci campione e Scandola a +19.
E poi, ma questo dovremmo davvero ricordarcelo tutti, due anni fa Scandola, Basso e Andreucci arrivarono all’ultimo rally a Verona racchiusi in 2 punti. E dopo il Due Valli, Basso e Andreucci finirono a pari punti, ma si laureò campione quest’ultimo per la discriminante delle vittorie di gara (4 contro 2).
Certo abbiamo avuto anche qualche edizione in cui parlare di equilibrio sarebbe una bestemmia, come per esempio il 2011 quando Andreucci rifilò ben 69 punti di distacco a Rossetti e un centinaio a Cunico. Ma occorre anche precisare che quell’anno Paolo vinse ben 7 rally su 8. E in quei casi non c’è regolamento sportivo che possa “riequilibrare” le cose…
Insomma, non so come voi possiate interpretare tutti questi risultati… ed è certamente vero che su 16 edizioni di CIR che ho preso in esame ben 9 le ha vinte Andreucci… ma a me sembra proprio che di campionati combattuti ne abbiamo visti un bel po’ in Italia in questi ultimi anni. Tra l’altro, un equilibrio con diversi sistemi di attribuzione dei punti, messi in atto peraltro senza mai “scaravoltare” l’essenza dei Rally e la loro Storia.
Però, se fate attenzione, i campionati sono stati combattuti anche e soprattutto quando si sono fronteggiati più piloti di valore su vetture prestazionalmente simili. Torniamo sempre lì… Che poi, alla fine, è l’unica ricetta universalmente valida in tutte le categorie del Motorsport. Forse ce lo dimentichiamo un po’ troppo spesso, come dicevo prima, presi dalla quotidianità e magari anche accecati da un tifo che non può certo rendere obiettivi. Meno che mai se invece di essere un tifo “per” è un tifo “contro”, come è diventata ormai consuetudine nei rally italiani su ispirazione diretta dei tanto vituperati stadi di calcio.
Non c’è nulla da fare… se si confrontano sullo stesso terreno più piloti forti su vetture uniformemente competitive, l’equilibrio è sempre assicurato. E di conseguenza anche lo spettacolo, chiaramente agli occhi di un appassionato vero, non per un tifoso… Quando invece un pilota o una vettura (o l’accoppiata dei due) sono nettamente migliori degli altri… beh, allora godono solo i tifosi-per. E tutti gli altri devono farsene una ragione. E’ nella natura dello sport in generale, e anche nel Motorsport.
Capitano quindi i cicli della Mercedes, o della Red Bull, o prima ancora la supremazia conclamata della Ferrari. Così come capitano i periodi in cui un pilota si aggiudica più titoli di altri. E’ ovvio che ai tifosi “perdenti” questo dia un forte dispiacere. Ma i legislatori, lo sappiamo bene, non sono tifosi. E di sicuro inventare artifici o forzature per modificare lo stato naturale delle cose può diventare un boomerang che fa solo il male del sistema.
Detto questo, essendoci rinfrescati tutti la memoria, auspico sinceramente che non si dica più che questo è “il CIR più spettacolare ed equilibrato degli ultimi anni”. E chiudo augurando un sincero “in bocca al lupo” ai miei tre amici piloti che si giocheranno il titolo nell’ultima manciata di chilometri cronometrati nei dintorni di Verona. Sono sicuro che tutti e tre daranno come al solito il massimo per portarsi a casa questo titolo. E sono anche convinto che, come sempre, chi concluderà più rally di tutti davanti agli altri sarà stato il più bravo.
Peccato solo che il valore sportivo di questo titolo non sia comparabile con i precedenti, né coerente con ciò che i Rally sono sempre stati e sono tuttora nel resto del mondo. Comunque queste sono osservazioni che lasciano il tempo che trovano, tanto tra vent’anni le statistiche ricorderanno (forse) solo chi è stato il Campione Italiano 2016. Non certo come ha vinto il titolo.
Quindi, ancora “in bocca al lupo” a Umberto, Paolo e Giando… buon rally! Io comunque, questo CIR 2016, lo rimetto nel mio personale dimenticatoio. Prima ancora che finisca.

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