500ITA

Tra ricordi e lacrimoni: “Cara 500…”

Alcuni si aprono pubblicamente, come il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto («io e mia sorella siamo cresciuti sul sedile dietro, guardando mamma e papà che stavano davanti…») o Olivier François, capo globale del marchio Fiat («la 500 ha sempre rappresentato un’icona anche per chi, come me, francese, è cresciuto a Parigi»): dichiarazioni raccolte il 4 luglio a Mirafiori – il luogo che ha dato i natali alla Fiat 500 lo stesso giorno del 1957 – durante la celebrazione ufficiale per il 60° compleanno (ricco di significato il francobollo da 0,95 cent emesso, nell’occasione, da Poste Italiane).

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Ma è bastato un articolo, che ho scritto di getto per Il Giornale, pensando proprio al vissuto, un bel po’ di anni fa con la 500, per scatenare sui social e anche al cellulare i commenti più disparati e spontanei.
La chiara testimonianza dell’amore infinito degli italiani per questo modello, dal 1957 al 2007, la sua seconda vita, fino al oggi. E siamo sicuri che ce ne sarà una terza e via di seguito, sempre nel segno della tradizione.

Ecco alcuni di questi commenti, tra i più significativi e immediati. Inizia, a sorpresa, senza nascondere l’emozione, Maria Sole Agnelli, sorella dell’Avvocato, lo stesso che insieme a Vittorio Valletta – quel 4 luglio 1957 – battezzò la superutilitaria progettata dal grande Dante Giacosa. «A ripercorrere quei momenti e sentire quei rumori è come se fossi tornata ragazza…», il ricordo di allora.
«Mi chiedo ancora come facevamo, mia mamma, mio fratello e io, a entrarci con i bagagli per quasi 200 chilometri da Milano a Chiavari. Faceva caldo, ma mai ci siamo lamentati. Lo stesso non si può dire dei ragazzini di oggi…», scrive un amico.
E aggiunge un altro: «È stata la mia prima macchina: mi sembrava di avere una Ferrari». Non mancano i patrioti: «Onore al genio italiano».
E i nostalgici, uno per tutti: «Mi sono venuti i lacrimoni… Io con la 500 ho fatto 70.000 chilometri dal 1974 al 1979. Era una 500 F di terza mano: bianca, interni rossi, senza ribaltabili; i deflettori, questi sconosciuti. Pagherei per tornare indietro…».

E poi dicono che non si leggono più i giornali.

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