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Riecco il Ponte sullo stretto di Messina, se ne parlava già nel 251 a.C.

Attenuatasi -per il momento- la polemica scoppiata all’annuncio del rinnovato interesse del Governo sul progetto del Ponte sullo stretto di Messina possiamo tornare in argomento, non senza aver ancora capito se un ponte serva, come dovrebbe, a unire o invece a dividere. Cosa che resta in sospeso ormai 2.267 anni.

Avete capito bene. Stando a quanto riferisce Gaio Plinio Secondo (quel Plinio il Vecchio che tutti conosciamo morto per andare a vedere l’eruzione del Vesuvio), già nel 251 a.C. il problema sarebbe stato risolto in senso positivo dai romani, che di ponti se ne intendevano visto che molti di quelli che hanno costruito sono ancora in piedi.

Unirono infatti, per iniziativa del Console Cecilio Metello, la Sicilia alla Calabria con un ponte di barche e botti per farci passare sopra i 140 elefanti catturati ai Cartaginesi. (http://autologia.net/il-ponte-sullo-stretto-di-messina-cera-gia-nel-251-a-c/)

Adesso se ne riparla e da qualche secolo il Ponte sullo stretto è sempre più servito a dividere che unire.

Ci torna sopra, decisamente a sorpresa, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che già qualche tempo fa parlandone a Catania aveva affermato che “quando avremo completato tutto quello che abbiamo in sospeso in Sicilia e Calabria ci occuperemo del Ponte sullo stretto di Messina” In vero aveva parlato della “Palermo-Napoli”, asse portante di quel “Corridoio 1” tra la Sicilia e la Germania che prevederebbe anche altre importanti infrastrutture.

Una promessa ardita che però non precisava quali fossero le questioni siculo-calabresi aperte e quindi non poteva ragionevolmente indicare quando saranno risolte e quando qualcuno si butterà trionfalmente “sul” ponte o “giù” da esso come hanno già fatto altri uomini politici e di governo, Zanardelli, Craxi, Prodi, Andreotti, Berlusconi (tre o quattro volte), Rutelli, Di Pietro e Monti solo per citare quelli che ci hanno provato dai primi anni ’80.

Se poi si va più indietro nei secoli bisogna citare anche i Borboni che il Regno delle Due Sicilie lo volevano anch’essi unificare.

Difficile sfuggire al sospetto che questa uscita di Renzi fatta in occasione della festa del Gruppo Salini-Impregilo di cui lo Stato è debitore di centinaia di milioni di Euro in studi, progetti e liquidazioni di Società coinvolte, altro non sia che un diversivo per distrarre l’opinione pubblica da altre problematiche.

Del resto lo stesso Presidente del Consiglio, campione di battute ad effetto e giochi di parole, non poteva dimenticarsi di essersene uscito, a suo tempo, con una affermazione del genere: “… meglio mettere soldi sulla banda “larga” invece che sullo “stretto” di Messina”. Gli aveva fatto eco anche il suo Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: “… a proposito di grandi opere sospese sugli stretti, ho sempre sostenuto che abbiamo altre priorità”. Ha anche provveduto a indicare il coso dell’opera, ovvero i 4 miliardi indicati dalle Ferrovie che diventano 8 computando gli interessi che i privati dovrebbero alle banche per poi scaricarli sul pubblico. Si è perfino lanciato in una possibilità di intervento diretto. Poco chiaro è stato sull’indicare da dove verrebbero questi soldi pubblici tenuto conto che 16 miliardi sono già impegnati, 6 per sull’alta velocità Napoli-Bari, 6 sulla Milano Venezia e 4 sul Tunnel del Brennero.

Il risultato politico adesso è quello di aver fatto un favore immenso tanto all’opposizione di sinistra che non aspettava altro, quanto a quella di destra. Ha fatto inoltre un gran regalo per il compleanno a Berlusconi di cui ha ripreso un progetto a suo tempo contestatissimo. Così di un’opera strategica di importanza nazionale ed europea, di un’occasione per lo sviluppo e l’immagine dell’Italia non si farà niente di niente per ancora chissà quanto tempo.

Mi è consentito un timido suggerimento? Perché non torniamo alla soluzione del Console Cecilio Metello? Se il suo ponte ha retto il passaggio di 140 elefanti potrebbero transitarci anche dei Tir. Per le auto di sicuro non ci sarebbero problemi e sarebbe già qualcosa per unire e non dividere. Se poi qualcuno ci rimetterà la carriera politica, nessuno si straccerà  le vesti.

 

 

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