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Salone dell’auto di Parigi: serve ancora andarci?

Riservato agli addetti ai lavori

Che bello assaporare dalla redazione le novità in tempo reale senza sgomitare, camminare per chilometri dopo il traffico in aeroporto, finti sorrisi a tutti, cercare i PR che crederanno di averti visto comunque.. le solite interviste che non vedrà nessuno (spesso neppure gli intervistati stessi) tranne quelle poche sui canali nazionali dove i “capi” delle case diranno quello che un bravo venditore vi dirà in concessionaria per vendere le nuove auto.

Cercare il catering delle poche case che lo offrono ancora per un boccone al volo, prendere il link alla cartella stampa che da casa si prende direttamente sui siti (rare ormai anche le chiavette), fare foto orribili con tutti i riflessi sulle auto, tornare stanchissimi in hotel…..
I tempi son cambiati, da quando si tornava a casa con carrelli pieni di cartelle stampa….ugualmente stanchi, ma soddisfatti.

Oggi qualsiasi lettore può vedersi sul web quello che faremmo vedere, e pochi sono rimasti i giornalisti capaci di scrivere criticamente e commentare adeguatamente e con personalità. Quindi bello stare in ufficio, scaricare foto e comunicati e, volendo, fare i pezzi come se stessimo lì. O pubblicarli sul web anche prima di coloro che sono a Parigi. E’ possibile farlo, oggi. Il web ha cambiato il mondo, anche il nostro.

Ovvio che i Telegiornali nazionali devono esserci, ma forse neppure per i quotidiani ha un senso… anche perché sul posto c’è chi “fatica” per noi e ce lo riporta in tempo reale!

Attendiamo commenti 

7 commenti
  1. Gian Marco Barzan
    Gian Marco Barzan dice:

    Sicuramente, Valerio, come dici tu non vi è nulla di meglio che provarla un’automobile, usarla quotidianamente, scoprirne le qualità di guida su un bel percorso misto, fermarsi ad osservarla minuziosamente e, se possibile, confrontarla con un modello concorrente. Una scuola di pensiero che ci appartiene. Proprio un lavoro da giornalista cronista, facendo mie le parole di Eraldo che condivido pienamente, e quindi tutto il contrario del riversare tout court la cartella stampa in un servizio. Modus operandi questo che potrà piacere alle case (per le quali a quel punto che sia un giornalista o un influencer a scrivere il pezzo poco importa) ma non ai lettori più attenti. Riguardo i saloni, secondo me andrebbero ripensati, magari cominciando a predisporre aree dove due o più modelli concorrenti tra loro vengano esposti fianco a fianco; piacerebbe al pubblico ma anche a noi.

  2. Valerio Alfonzetti
    valerio alfonzetti dice:

    Grazie Luca, il tuo è un parere da grande professionista, ma stavi dall’altra parte e oggi anche ai saloni è difficile entrare in un’auto e guardarla. Francamente preferisco averla per un giorno o una settimana e raccontare davvero la sostanza di un’auto. Se ci riesco o meno è un altro discorso. Ma i saloni non mi dicono più nulla e forse le tante defezioni a Parigi e la fine dl Motor Show concordano con quanto penso. To, Luca, hai ragione perfettamente comunque. Concordo pienamente con quel che dici debba fare un giornalista. Ma sei sicuro che tanti lo facciano ancora e che il pubblico li legga? I dati delle edicole sono sconfortanti, il web è dispersivo e chi potrebbe leggere decine e decine di siti se deve lavorare per portare a a casa uno stipendio? Comunque mi piace molto questo dibattito e abbraccio Te, Marcello e gli altri!

  3. Luca M. Apollonj Ghetti
    Luca M. Apollonj Ghetti dice:

    NO caro Valerio: mi spiace ma NO!!!!!!
    Senza la presenza diretta non riuscirai mai a trasmettere la tua sensazione. Il lettore che ha fiducia in te leggendoti, vuole cercare di scoprire quello che tu veramente pensi quando vedi qualcosa. Vuole capire quello che provi quando passi la tua mano su di una tappezzeria in pelle o panno. Il panno di una marca è diverso da quello di un’altra. Nessuna immagine potrà mai sostituire la tua sensazione se tu saprai tradurla in testo. Non mi si dica che sono all’antica perché, proprio quando notizie ed immagini ci raggiungono ovunque, proprio allora abbiamo bisogno del giornalista che sia in grado di trasferire giudizi dettati dalla sua esperienza e dalla sua professionalità.
    Noi siamo uomini e vogliamo credere che ci sia qualcuno, nei vari campi, in grado di farci percepire qualcosa che sia per noi utenti non facilmente percepibile. Ho lavorato tutta la vita per cercare di trasmettere notizie alla stampa cercando di trasmettere il mio entusiasmo per quel che dicevo quando era il caso, od anche, perché no, il mio malessere quando dovevo comunicare cose negative. Non mi far venire il dubbio di aver fatto male il mio lavoro se comunicando non sono mai riuscito a trasmettere i miei sentimenti affinché i giornalisti potessero valutarli e trasferirli a coloro che leggendoli dimostravano di credere in loro.

  4. Marcello Pirovano
    Marcello Pirovano dice:

    Caro Valerio, non sono d’accordo, Se anche noi vecchi del mestiere ci arrendiamo è davvero finita. I Saloni sono comunque un momento importante di contatto con le novità e di confronto che il grande pubblico apprezza, magari in forme da rinnovare, non avendo le nostre opportunità di vedere, toccare, provare, confrontare. Non sono per noi i saloni e noi possiamo e dobbiamo esseri là dove si parla di auto se di auto viviamo e se vogliamo fornire un servizio a chi ci segue sui nostri media, scritti, orali, Tv e Social che siano. A presto

  5. Renato Scialpi
    Renato Scialpi dice:

    Prima di tutto è indispensabile una visione globale: non ci si può pensare che aziende presenti in tutto il mondo investano cifre enormi per essere presenti a manifestazioni che, pur cariche di storia, sono ormai di rango sub regionale. Motorshow e Salone di Torino (peggio Fiera del Levante) docunt.

    IMHO il contatto fisico – sempre che le nuove auto siano avvicinabili e toccabili – resta in ogni caso indispensabile. Se fai davvero il giornalista e non i collage di comunicati.
    Dettagli, materiali, proporzioni non entrano nei materiali scaricabili online. Che peraltro spesso hanno poco a che fare con quanto davvero esposto sullo stand. In più c’è la possibilità di osservare le reazioni del pubblico, per evitare di diventare autoreferenziali. Giusto per citare due temi importanti.
    Dopodiché uno all’anno di salone, magari in territorio neutrale come Ginevra, basta e avanza.

  6. Eraldo Mussa
    Eraldo dice:

    abbasso i giornalisti – robot !
    viva i giornalisti cronisti che non copiano e incollano le cartelle stampa !

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