IAA-Frankfurt

Per il Salone di Francoforte c’è aria di kaputt: “Nein” da Fiat, Alfa, Jeep e…

L’Italia ritrova i Saloni dell’auto con, in prima linea, quello organizzato da Andrea Levy al Parco Valentino di Torino, dal quale prende il nome, e il redivivo Motor Show di Bologna, fermamente voluto dal presidente della Fiera, Franco Boni, e realizzato dal manager Rino Drogo.
All’opposto, le grandi rassegne internazionali, con l’esclusione di Ginevra, continuano a perdere colpi.
E così, già ora si viene a sapere che il mastodontico Salone di Francoforte del prossimo settembre dovrà fare a meno di marchi del calibro di Fiat, Jeep, Alfa Romeo, Nissan, Mitsubishi, Volvo nonché di quelli che fanno capo a Psa, cioè Peugeot, Citroën e Ds.
Assenze pesanti, soprattutto se si guarda, per stare in casa nostra, ad Alfa Romeo, che in Germania conta molti appassionati ed è impegnata nel lancio di un veicolo strategico per il suo futuro, come Stelvio, il suo primo Suv. E lo stesso vale per Jeep che ha scelto proprio la Germania e la stessa Francoforte per presentare, a fine gennaio. la nuova gamma Grand Cherokee. Mentre Psa, che sta via via inglobando la tedesca Opel, lascerà spazio e gloria alla Casa di Rüsselsheim.
Il made in Italy sarà comunque garantito, guardando a Fca e alla galassia Agnelli, da Maserati e Ferrari.
A prevalere, in tutti questi casi e in quelli che hanno originato diserzioni importanti in altre rassegne, dove fino a poco tempo fa non si poteva mancare, sono le logiche dei risparmi ma anche dell’evoluzione tecnologica che il settore sta affrontando.
Da una parte, quindi, si rafforza la tendenza a partecipare a eventi dedicati all’auto del futuro e alla connettività, e dall’altra si torna a guardare entro i propri confini e a manifestazioni più a misura d’uomo, premiando quelle formule (Parco Valentino) che mettono tutti sullo stesso piano e coinvolgono la città. Come anche piace la riscoperta del taglio sportivo che caratterizza il nuovo Motor Show. Senza dimenticare quei Saloni (Padova) che fanno della passione l’asse portante.
E la Design Week di Milano? Anche la vanità richiede la sua parte. (fuorigiri.ilgiornale.it)

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