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Se…ma…se…ma…

Ce ne sarebbe da dire su questo GP del Canada, settima prova del Mondiale di F1… Di spunti ne ha offerti davvero parecchi. Però ce n’è uno che sta sulla bocca di tutti e che non posso esimermi dal commentare.

Premetto che a me hanno sempre dato fastidio i “fenomeni dei cinque minuti dopo”. Quelli che, appena finita la gara, ti vengono a dire “ma perché non avete fatto così?”… “bastava fare così e si vinceva facile”… e altre amenità del genere.

Ci sono casi però in cui è davvero impossibile evitare che questi fenomeni diano fiato alle loro bocche. Semplicemente perché esistono casi in cui non serve essere fenomeni per cogliere degli errori nelle scelte effettuate in gara. E non a gara finita, ma subito, appena si è fatta la scelta.

Ecco, questo è uno di quei casi. Il muretto Ferrari ha fatto una scelta sbagliata. E non è vero che “col senno di poi possiamo dire che la strategia era sbagliata”, come ha dichiarato Maurizio Arrivabene a fine gara. Anche col senno di prima era sbagliata.

La ricostruzione dei fatti è, a mio parere, abbastanza semplice. In Ferrari avevano già deciso tutto prima della gara… “facciamo due soste, la prima appena entra la safety-car” (anche perché solitamente da quelle parti le safety-car entrano sovente… vabbè, eccetto ieri). Perché l’avevano pensata così? Semplicemente perché pensavano di essere dietro alle due Mercedes e che quindi ci fosse bisogno di qualche invenzione strategica per smuovere le acque. Lecito, logico e anche intelligente.

Peccato che poi le cose in gara stessero andando molto diversamente e che davanti a tutti ci fosse proprio una Ferrari. Ecco, una delle leggi non scritte che mi hanno insegnato negli anni è che chi è davanti non deve mai inventare nulla, ma seguire la strategia convenzionale. Sono quelli dietro che devono recuperare. Invece al muretto Ferrari sono andati avanti come un bulldozer sui binari della irremovibilità, senza modificare il “piano A, ad inseguimento” pensato prima dello start.

Premesso che stare al muretto a decidere le strategie è uno dei mestieri più difficili del motorsport, per fare bene quel lavoro occorre essere molto svegli e flessibili. Perché tu puoi anche prendere in considerazioni cento scenari, ma poi la pista ti regala il centunesimo, senza nessun preavviso. E tu devi essere pronto e sveglio a capire che il mondo sta andando da un’altra parte, non certo quella che avevi previsto tu. Un po’ come quando sta iniziando a piovere ma tu rimani ancorato alle previsioni meteo che davano solo “nuvolosità sparsa”. Tutti escono con le rain e i tuoi piloti continuano a scivolare come in giostra (vedi le qualifiche di Silverstone di un paio di anni fa…).

Ecco, ieri è successa una cosa simile, fortunatamente con conseguenze meno drammatiche (sportivamente) di allora. Però, a mio parere, si è gettata al vento una vittoria. Ieri sì, ci poteva effettivamente stare, non come detto altre volte dai Ferraristi in questo travagliato inizio di stagione. Perché Vettel era veloce tanto quanto Hamilton, lo aveva già dimostrato in qualifica e in gara stava andando anche meglio dopo una partenza al fulmicotone. Perché in questo weekend la Ferrari di Vettel aveva un set-up molto efficace, al contrario delle Mercedes che, come vi ho mostrato ieri con la Mappatura delle Efficienze, peccavano in qualcosina. Perdipiù Hamilton era partito ancora una volta malissimo e Rosberg, presa una sportellata dal compagno, rotolava nella depressione delle retrovie con la sindrome di Paperino.

E invece, alla fine dei conti, è stato aggiunto solo un altro capitolo nel libro dei “se” e dei “ma”, quello che i Ferraristi stanno scrivendo da inizio anno. “Se non fosse entrata la safety-car”… “se avesse piovuto”… “ma eravamo i più veloci in pista”… “ma comunque abbiamo fatto enormi passi avanti rispetto all’anno scorso”… “potevamo vincerne due su quattro”… e altre ridicolaggini del genere.

Sta di fatto che anche stavolta “manca uno per fare trentuno”. Quindi c’è una ragione in più per volare bassi, seminare tanta serenità e smetterla di fare proclami.

Detto questo, esprimo la mia solidarietà ai tecnici del muretto Ferrari. Lo dicevo prima… non è mai facile fare quel mestiere, meno che mai quando si è sotto il fuoco di bombardamenti che tolgono la serenità. In trincea e senza alcuna protezione dall’alto, anzi… Forza ragazzi! Sforzatevi di rimanere sereni. E continuate a farvi venire idee senza paura di sbagliare. Anche in Mercedes e Red Bull sono tutt’altro che perfetti, come abbiamo visto…

 

2 commenti
  1. Massimo
    Massimo dice:

    I se e i ma fanno parte del gioco. Se Arrivabene non fosse stato convinto fi fare meglio del suo predecessore non avrebbe avuto il posto. Ma ad oggi non é riuscito a dimostrare di essere meglio dei predecessori. I se ispirano dubbi e instaurano incertezze che determinano cambiamenti. I ma sono i risultati.

  2. Renato Ronco
    Renato Ronco dice:

    Giusto criticare la filosofia dei se e dei ma, però questa volta l’occasione, seppur ipotetica, è stat forse buttata via. Consola il recupero di prestazioni che speriamo di vedere riconfermato al più presto. Intanto assistiamo alla maturazione di Verstappen. Metabolizzati i botti di Montecarlo ha usato grinta, saggezza, freddezza e velocità. Con queste qualità la sua ascesa può essere imminente. Vediamo

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