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Tretacinque anni fa l’inutile vittoria di Patrese in Sud Africa

Il 1983 fu l’anno in cui Riccardo Patrese (nella foto con me nel 1978) fu più vicino al titolo mondiale poi vinto da Nelson Piquet, suo compagno di squadra alla Brabham motorizzata con i turbo BMW. La scuderia inglese, allora di proprietà di Bernie Ecclestone, era sponsorizzata dalla Parmalat. Il vertice dell’azienda fondata a Collecchio nel 1961 da Calisto Tanzi, in cambio di una generosa sponsorizzazione aveva chiesto a Ecclestone la possibilità che il pilota italiano della squadra vincesse il mondiale. Ecclestone, che aveva un debito di riconoscenza con Patrese, condannato innocente all’appiedamento nel GP Ua Est per via dell’incidente di Monza 1978 in cui Ronnie Peterson riportò ferite che lo condussero alla morte, non fece obiezioni pur se il team dei tecnici e dei meccanici, di cui faceva parte Charlie Withing, parteggiava per Piquet. Nelson cominciò bene il campionato vincendo la prima gara in Brasile ma subendo poi qualche arresto per l’ancora acerba affidabilità del turbo BMW, patendo la superiorità delle Renault e delle Ferrari. Il D.T. Gordon Murray, ingegnere sudafricano di grande talento, risolse alcuni problemi di raffreddamento, che portavano al surriscaldamento degli ammortizzatori posteriori molto vicini ai radiatori e fu adottata una benzina al limite del regolamento per il numero di ottani. Il 1° maggio 1983 si disputò il GP di San Marino e le Brabham erano state distanziate in qualifica dalla Ferrari di René Arnoux. In partenza Piquet restò fermo e riprese la gara in ultima posizione dopo essere stato spinto dai commissari. Gli sviluppi del gran premio portarono Piquet al ritiro per la rottura del motore e Patrese in testa alla gara dopo il sorpasso della Ferrari di Tambay nel corso del 55.mo giro.

pratese1Il gioco per Riccardo era fatto avrebbe preso 6 punti contro i 10 fino a quella corsa accumulati da Piquet. Ma, soprattutto, Ecclestone avrebbe potuto sostenere, nei confronti dei meccanici e dei tecnici della sua squadra, la candidatura del pilota italiano. Ma subito dopo aver superato Tambay, alla variante della acque minerali, Patrese commise un errore e uscì di pista lasciando al francese della Ferrari la vittoria della gara. L’uscita di pista fu salutata con tripudio dai tifosi della Ferrari, poco generosi nei confronti di un pilota italiano.
Fu così che Piquet si tenne la primogenitura in seno alla Brabham proseguendo il cammino con le vittorie nei GP d’Italia e d’Europa, con i piazzamenti di Montecarlo, Inghilterra, Austria, Belgio e Stati Uniti arrivando al GP conclusivo in Sud Africa in prima posizione nella classifica iridata. Riccardo Patrese, invece, senza le preferenze della squadra non ebbe risultati apprezzabili (solo un quarto posto in Germania) perché dopo l’errore di Imola dovette collaudare le novità che via via Murray introduceva sulla vettura. Nella qualifica del Sud Africa, Patrese fu terzo e mi confessò che il suo motore da qualifica erogava qualcosa come 1351 cavalli! Riccardo vinse la corsa, Piquet fu campione del mondo piloti e la Ferrari campione del mondo costruttori.

Dopo la gara scoppiò la polemica, perché la Brabham utilizzava benzina chimica che forniva un numero di ottano ben superiore al consentito. Ecclestone chiese scusa con una lettera ufficiale a Ferrari e Renault asserendo di essere stato all’oscuro delle decisioni dei tecnici, ma il titolo di Piquet non fu invalidato. Anche perché la Ferrari era stata messa sotto accusa, senza alcuna punizione, per un sistema (poi vietato) che miscelava acqua alla benzina.

Nel proseguo di carriera Riccardo Patrese vinse altri quattro gran premi tutti con la Williams ma non avvicinò mai il titolo mondiale. Fu vicecampione nel 1992 quando a trionfare fu Nigel Mansell.

Nel 1994, quando era ormai da sei mesi fuori dal Circus, Frank Williams gli offrì di rientrare dopo il 1° maggio 1994, giorno della morte di Ayrton Senna. MI raccontò Riccardo: “Avevo proposto a Willikams e a Patrick Head di collaudare le macchine che tornavano alle sospensioni tradizionali che io conoscevo bene. In quei quindi giorni passati dall’incidente fino alla corsa di Montecarlo mi vennero un sacco di turbamenti dentro. Perché Ayrton era uno dei miei amici preferiti. Perché Ayrton era uno dei piloti più esperti, perché Ayrton era morto con una macchina che io reputavo la più sicura del mondo in quanto l’avevo guidata cinque anni e sapevo che tipo di cura avevano i ragazzi della Williams nel cercare la sicurezza. Tutte cose alle quali, se sei all’interno di una scuderia e risali subito su una macchina, non pensi più e vai avanti per la tua strada. Così cominciai ad avere troppi pensieri per la testa. Comunque dissi a Frank che se voleva io ero a disposizione. Passano il lunedì e il martedì. Il mercoledì mattina mi telefona il fotografo Ercole Colombo che mi dice: ‘Sono sicuro, alla Williams hanno deciso e vogliono te per sostituire Ayrton: ci sarà un test al Paul Ricard’. Una di quelle situazioni in cui tutti sanno e non tu ancora niente di ufficiale. Era scontato che io sarei andato due giorni dopo a guidare la Williams al Paul Ricard. Ma in quel momento ero talmente disturbato nella testa che, in un nanosecondo, presi la decisione che non avrei più corso in Formula 1. Dissi a Ercole: ‘Ho molti pensieri per la testa, non sono più molto convinto di voler correre, per cui ti dico che io adesso decido che non correrò mai più in Formula 1 e questo è il mio ritiro ufficiale e lo dico a te. In effetti io non avevo mai fatto un ritiro ufficiale, mi ero allontanato dopo il brutto anno con Briatore alla Benetton. Misi giù il telefono, chiamai Frank e gli dissi: Non sono più sicuro di essere al 100 per 100 nella convinzione di voler correre in Formula 1, perciò per le tue decisioni future non contare più su di me”. E il mondo della formula 1, per Riccardo Patrese, finì con quella telefonata.

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