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Auto&Cinema. “Un uomo e il suo sogno”: la Tucker Torpedo

Preston Thomas Tucker era un ingegnere imprenditore statunitense nato nel 1903 e morto nel 1956..
Visionario appassionato d’auto e inventore di tecnologie avanzate realizzate artigianalmente è passato alla storia soprattutto per la creazione della “ Tucker Torpedo” del 1948 e per la torretta Tucker adottata dal governo americano nella seconda guerra mondiale.

Appassionato di automobilismo fin dagli anni ’30 entrò in società con Harry Miller, costruttore di vetture da competizione di successo, fondando nel 1935 la “Miller and Tucker Inc.” per la produzione di auto da corsa. Dopo la morte del socio, Tucker tornò in Michigan con l’intenzione di avviare una sua produzione di autoveicoli. Nel frattempo però la guerra aveva spostato l’attenzione delle imprese sui veicoli militari e quindi realizzò un prototipo di autoblindo compatto, Il Tucker Tiger Tank. L’autoblindo non fu scelto dal Governo, ma ebbe successo la torretta armata che impiegata sulle torpediniere e sui bombardieri.
Finita la guerra tornò alla sua grande passione: l’automobile, e fondò nel 1946 la “Tucker Corporation”. Ottenne dal Governo americano un grande stabilimento ex militare. Progettò nel 1947 un prototipo di un’avveniristica automobile, che realizzò l’anno successivo solo in alcuni esemplari: la “Tucker Torpedo”.

Boicottato dalle industrie automobilistiche dell’epoca e da politici corrotti, non riuscì ad avviare la produzione in serie della sua auto, che era così innovativa da rischiare di mettere in crisi l’intero settore automobilistico. Travolto da problemi legali, finì fallito e accusato di bancarotta fraudolenta. Venne assolto nel gennaio 1950, ma ormai la sua azienda non esisteva più. Alla Tucker Corporation fu tolto anche lo stabilimento produttivo, che gli era stato concesso con l’obbligo però di produrre almeno 50 vetture in un anno. Il povero Tucker venne poi assolto perché in realtà era riuscito, nonostante le numerose avversità, a produrne 51 di vetture. Tuttavia la concessione dello stabilimento gli fu comunque sottratta a causa di complotti politici.

Dopo la triste esperienza con la “Tucker Corporation”, il geniale imprenditore collaborò con investitori brasiliani, per realizzare una vettura sportiva chiamata “Tucker Carioca”. L’auto però non venne mai prodotta, fra l’altro per motivi di diritti sul nome. Tucker intanto si era ammalato gravemente e morì di cancro ai polmoni a 53 anni. Venne sepolto presso il Michigan Memorial Park di Flat Rock, in Michigan.
La sua storia ha ispirato un film di successo diretto da Francis Ford Coppola nel 1988: “Tucker, un uomo e il suo sogno”, con Jeff Bridges e Martin Landau.

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Per la sua auto Tucker aveva voluto un’impostazione decisamente innovativa sia sotto il profilo meccanico, che estetico, ma anche per l’aerodinamica e per la sicurezza. Il progetto iniziale prevedeva un motore posteriore trasversale di 9650 cm³ con un regime di rotazione di poco più di 1000 giri per garantire silenziosità e durata, i freni erano a disco, l’alimentazione ad iniezione e c’erano parecchie soluzioni per la sicurezza attiva e passiva molto avanzate per l’epoca.

Il designer Alexander Sarantos Tremulis, noto fino dagli anni trenta per aver contribuito alla realizzazione di celebri modelli Auburn, Cord e Duesenberg, fu ingaggiato il 24 dicembre 1946 per completare i disegni dell’avveniristica carrozzeria.
Dopo una grande campagna pubblicitaria, il primo concept venne presentato il 19 giugno 1947 davanti a migliaia di persone. Ma non andò tutto bene, anzi. Il prototipo ebbe all’ultimo minuto problemi alle sospensioni ed al motore e Tucker tenne la scena per due ore, dando il tempo ai tecnici di improvvisare riparazioni d’emergenza. Finalmente l’auto venne spinta a mano sul palco e accolta dagli applausi, riscosse grande interesse .

Evidentemente, la fretta di debuttare causò una serie di problemi che successivamente furono affrontati più seriamente. (E ‘ un fenomeno che talvolta si manifesta anche ai giorni nostri…)
Il motore inizialmente scelto non funzionava come si sperava e quindi si optò per dei motori di produzione della Franklin Engine Company nati per gli elicotteri e raffreddati ad aria, che vennero modificati dagli ingegneri della Tucker con il raffreddamento ad acqua. Questo 6 cilindri boxer in lega leggera aveva una cilindrata di 5500 cm³ per una potenza di 166 cv in grado comunque di raggiungere i 150 CV promessi.
Anche la trasmissione venne modificata e passò così da automatica a manuale, con un tipo di preselezione a comando elettrico, ma la cosa venne ripresa con scherno dalla stampa minando così l’intera reputazione della macchina.

Il design era particolarmente innovativo con un’aerodinamica eccezionale per l’epoca, con un Cx di 0,27 ottenuto grazie ad un’altezza ridotta, solo 1524 mm. Per facilitare l’accesso le portiere avevano l’apertura che continuava fino al tetto, soluzione ripresa solo molto più tardi da altri costruttori. Il posto di guida presentava una plancia con tutti i comandi raccolti intorno al volante ed il cruscotto aveva un’abbondante profilo imbottito che continuava lungo le porte. L’ampio parabrezza in due parti era estraibile in caso di incidente ed erano già previste le cinture di sicurezza. Nella carrozzeria erano incorporati tre rollbar rivestiti in gommapiuma, a protezione dell’abitacolo e il piantone dello sterzo era di tipo collassabile. Caratteristico era il faro centrale girevole collegato allo sterzo per illuminare la strada in curva. Tutte soluzioni che avremmo poi rivisto su altre auto parecchi anni dopo.

La “Tucker Torpedo” aveva un passo di 3251 mm e una lunghezza di 5560 mm. Le ampie carreggiate di 1600 mm all’anteriore e 1651 mm al posteriore, la larghezza di due metri del corpo vettura e le sospensioni indipendenti le permettevano un buon controllo di guida e stabilità anche ad alta velocità: circa 193 km/h, straordinaria per una berlina dell’epoca.
Come detto, la vettura venne prodotta in solo 51 esemplari, la produzione cessò per motivi politici e legali Delle 51 , 47 sono sopravvissute, compreso il primo prototipo detto “Tin Goose”, conservato allo Swigart Antique Auto Museum in Pennsylvania. Attualmente gli esemplari rimasti sono molto ricercati dai collezionisti. Nel 2008 uno venne battuto all’asta ed aggiudicato alla cifra di oltre un milione di dollari.

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