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A quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione

La locuzione latina recita: “quos vult Iupiter perdere, dementat prius” che tradotto vuol dire letteralmente “a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione”. Può accadere così che nel breve arco di una settimana un sindaco inviti i cittadini a chiudersi in casa provvedendo a serrare bene porte e finestre per impedire la benché minima infiltrazione di particelle sottili e allo stesso tempo autorizzi una maratona con migliaia di persone in mutande che corrono e si ingozzano delle stesse particelle in quello che somiglia tanto da vicino a una sorta di mortale aerosol. Per fare questo capolavoro ci vuole proprio un dio, non essendo immaginabile possa arrivare tanto la direttiva di un primo cittadino per quanto possa essere parimenti attento alla salute dei suoi amministrati e ansioso di conservarli in perfetta forma fisica. Che poi tutto questo avvenga a Torino, la ex capitale italiana dell’automobile, appare un fatto secondario, senza però esserlo.

Perciò proviamo a guardare il problema dall’osservatorio economico. Secondo i dati Unrae nei primi nove mesi del 2017 sono state vendute in Italia 1 milione 533 mila 602 automobili pari a un 9 per cento tondo di incremento rispetto allo stesso periodo del 2016. Meglio dell’Italia hanno fatto solo Olanda e Grecia i cui mercati spostano poco le classifiche, mentre Germania, Francia, Spagna si sono fermate tra il 2 e il 4 per cento di incremento e la Gran Bretagna è andata addirittura sotto del 3,9. Questo per dire che, con la complicità di un parco circolante piuttosto anzianotto, in Italia la crescita in termini percentuali continua ad essere da ormai molti mesi in perenne aumento. Dal che ne deriva che l’industria automobilistica, numeri alla mano, è tra i maggiori contribuenti nella formazione del nostro pil. Che significa tutto questo? Che si può continuare a ignorare la questione dell’inquinamento atmosferico? Certo che no.

Altra cosa è però l’individuazione di una strategia per aggredirla con sistemi seri e non disegnando scenari sovente basati su dati falsi o poco attendibili. L’argomento è troppo serio perché lo si possa lasciare in mano agli apprendisti stregoni e agli improvvisatori, peggio ancora se animati da interessi elettorali e liberi di affidarsi alle loro esercitazioni velocipedistiche. Perché il punto è anche questo, cioè la capacità di affrontare in modo non dilettantistico il problema, operazione per la quale è necessario disporre di un progetto che non sia quello di un comune, ancorchè di grosse dimensioni come Torino, ma il frutto di un’azione concordata con le amministrazioni confinanti estendendo al massimo quest’area, e chiamando in causa altri attori non ultimi i costruttori di automobili sempre che siano interessati a una propulsione pulita. Nel caso di Torino appare inutile dire quale.

Quello che non si può e non si deve fare è affidarsi alla pioggia o al vento, facendo finta di credere che questa sia una soluzione. Perché se le cose stanno così e non c’è uno straccio di idea alternativa a questo fatalismo o se ci si illude che tutto possa risolversi fermando per qualche giorno e in alcune zone le vetture diesel, allora vuol dire che Giove ha deciso non solo di togliere a questi amministratori la ragione ma di precipitarli nel ridicolo. Il che sarebbe trascurabile se non fosse che fanno guasti che si ripercuotono su tutti.

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2 commenti
  1. Gian Marco Barzan
    Gian Marco Barzan dice:

    “Torino ex capitale italiana dell’automobile?” Capitale attualissima dell’automobile!

  2. Mauro Tassinari
    Mauro Tassinari dice:

    E’ facile criticare l’amministratore!
    Certo chiudersi in casa è una stupidaggine visto che respiriamo ed emettiamo CO2…

    Si poteva piuttosto dire qualcosa a quel 50% di Italiani che continuano a preferire i Diesel
    Si potrebbe obbiettare che le auto elettriche sono care ma vediamo per strada tanti macchinoni ben più costosi!!!
    ….Eppure la colpa è sempre degli amministratori.

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