ICONE – Il ritorno della Smart a due posti, l’unica
Malgrado i tentativi di allargamento della gamma, l’antico progetto della “Swatchmobile” continua ad essere il più desiderato e premiato modello del marchio. E ad appena un anno dal pensionamento, sarebbe pronta a tornare
Era nata nel 1996, un milione di anni fa, quando l’Europa impazziva per gli “Swatch”, gli orologini svizzeri in plastica che avevano messo in ginocchio il compassato mondo dell’orologeria d’alto lignaggio. Per cavalcare il successo, una sorta di caminetto che ha continuamente bisogno di legna nuova da ardere, Nicolas Hayek, inventore degli Swatch, aveva chiesto l’aiuto di Werner Niefer, ad della Mercedes.
Alla fine, ogni riferimento agli orologini scompare per lasciare posto alla “Smart”, piccola due posti tondeggiante votata all’ergonomia che nasce per liberare gli automobilisti dallo stress cittadino. L’unico modello, poi coniugato in infinite varianti, potenze e raffinatezza, è quella che dal 2003 viene ribattezzata “Fortwo”: 2,5 metri di lunghezza a cui basta e avanza un 600 cc tricilindrico turbo a benzina. In compenso non mancano ABS, climatizzatore, cambio automatico sequenziale e un’infilata di optional.
Come ogni salto epocale, la Smart diventa un’operazione divisiva: da una parte chi non riesce a considerarla un’auto ma uno scherzo su ruote, dall’altra chi la trova un colpo di genio assoluto.
Le grandi città, Roma in particolare, diventano l’habitat ideale della Smart, che inizia a pensare a come ampliare la gamma, che aggiunge la Roadster e la Forfour, ma se la Fortwo è un successo che non accenna a calare, le altre finiscono una dopo l’altra nella galleria dei flop.
Lo scorso anno, dopo 25 anni di onorati parcheggi, la city-car tascabile, nel frattempo diventata elettrica e passata nelle mani dei cinesi della “Geely”, è andata ufficialmente in pensione, spinta via anche dall’arrivo di una concorrenza spietata. Al suo posto, nel secondo tentativo della storia, sono arrivate la #1, la #3 e la #5, due urban-Suv e una berlina che finora non sembrano aver convinto più di tanto.
E allora, ancora una volta, la Fortwo potrebbe rinascere dalle sue ceneri per correre a salvare i destini di un marchio che è legato ad una sola auto e da quella non riesce a staccarsi.
Questa volta, per farsi posto in gamma, dovrebbe chiamarsi #2, l’unica cifra che mancava all’appello, e anche se si mormora che il progetto sia in fase avanzata, il fumo denso di bruciato che si solleva dal mondo dell’automotive avrebbe suggerito di posticipare il ritorno di almeno un anno. Le poche certezze la danno come rigorosamente elettrica e sempre di misura ridotta, a prova di parcheggio in piazza Navona.
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