Citroën Méhari: l’auto più libera di sempre che nacque nel caos del Maggio ’68
Mentre Parigi era nel caos tra proteste studentesche, barricate e scontri di piazza, Citroën sceglieva di non rimandare uno dei lanci più anticonvenzionali della sua storia. Era il maggio del 1968 e, in un clima sociale tutt’altro che sereno, nasceva ufficialmente la Méhari: l’auto che avrebbe trasformato per sempre il concetto di vettura “libera”, essenziale e trasformista.
Il debutto della nuova “Dyane 6 Méhari”, come veniva chiamata all’epoca, avvenne il 16 maggio in Normandia, lontano dal caos della capitale francese. I giornalisti invitati alla presentazione furono caricati su un treno speciale diretto a Trouville-Deauville, dove Citroën aveva organizzato un evento fuori da ogni schema, perfettamente in linea con lo spirito anticonformista della vettura.

Nonostante il freddo pungente di quella primavera anomala, la presentazione fu un tripudio di colori e scenografie. Le Méhari di preserie — ancora non omologate ufficialmente — sfoggiavano tinte vivaci come rosso acceso, turchese, blu elettrico e giallo brillante, mentre modelle e figuranti interpretavano i più disparati personaggi: bagnanti, contadine, golfiste, poliziotte e persino improbabili pompieri in tuta rossa.
L’idea era semplice ma geniale: mostrare una vettura capace di adattarsi a qualsiasi situazione. Ed effettivamente la Méhari nasceva proprio con questa missione. Progettata da Roland de la Poype e sviluppata sulla piattaforma AK dei piccoli commerciali Citroën, la vettura era una sorta di coltellino svizzero su quattro ruote: leggera, modulare, trasformabile e pronta a tutto.
Con il suo corpo in plastica ABS, il parabrezza abbattibile e la possibilità di configurare l’abitacolo in mille modi diversi, la Méhari poteva diventare pick-up, spiaggina, piccola berlina quattro posti o mezzo da lavoro. Il tetto in tela e le pannellature removibili consentivano di adattarla al clima, al carico o all’utilizzo quotidiano con una semplicità disarmante.
Ma il fascino della Méhari non si fermava alla sola originalità tecnica. Il nome stesso evocava libertà e resistenza: “Méhari” deriva infatti da una razza di cammelli da corsa e da combattimento del Nord Africa, animali celebri per robustezza e capacità di affrontare qualsiasi terreno. Una definizione che calzava perfettamente a questa Citroën essenziale ma instancabile.
Nel corso della sua carriera, la Méhari è diventata un’icona pop europea. A suo agio tanto tra le spiagge di Saint-Tropez quanto nelle strade di Parigi, venne prodotta dal 1968 al 1987 in quasi 150 mila esemplari. Tra le versioni più curiose ci furono anche le varianti 4×4 destinate all’esercito francese, comprese quelle paracadutabili, oltre alle Méhari impiegate come “ambulanze veloci” durante la Parigi-Dakar del 1980.
Oggi, a quasi sessant’anni dal debutto, la Citroën Méhari resta una delle automobili più originali e riconoscibili mai prodotte dal marchio francese: un simbolo di libertà nato, ironicamente, proprio nel mese che più di tutti ha rappresentato la ribellione e il desiderio di cambiare le regole.



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