Renault, quando le auto guardavano il cielo

Dalle piste agli hangar: la storia più sorprendente di Renault torna protagonista a “Le Temps des Hélices”

C’è un pezzo di storia Renault che non corre soltanto sull’asfalto, ma vola. Ed è proprio tra eliche, hangar storici e acrobazie nei cieli francesi che la Casa della Losanga ha deciso di raccontarlo di nuovo. In occasione dell’evento aeronautico “Le Temps des Hélices”, andato in scena il 23 e 24 maggio presso l’aerodromo di Cerny – La Ferté-Alais, Renault ha riportato sotto i riflettori una delle pagine più affascinanti e meno conosciute del proprio patrimonio tecnologico: quella legata all’aviazione.

Grande protagonista è stato Renault Caudron Rafale C.460, storico velivolo da competizione degli anni Trenta che, per la prima volta dopo il restauro, è tornato a volare davanti al pubblico. Un momento simbolico, ma anche estremamente evocativo, che ha permesso di riscoprire il ruolo giocato da Renault nello sviluppo dell’ingegneria aeronautica francese.

Il legame tra Renault e il mondo dell’aviazione nasce infatti agli inizi del Novecento, quando il costruttore francese diventa uno dei primi produttori automobilistici a sviluppare motori leggeri destinati agli aerei. Nel 1933 arriva poi l’acquisizione di Caudron, da cui nasce Caudron-Renault: un’unione che porterà allo sviluppo di velivoli da record e a una contaminazione tecnologica destinata a lasciare il segno anche sulle automobili della Marca.

A firmare molte di queste intuizioni fu Marcel Riffard, ingegnere capace di trasferire principi aerodinamici dal cielo alla strada. Ed è proprio questa filosofia ad aver ispirato alcune delle vetture storiche esposte da Renault durante l’evento francese.

Tra queste spicca la 40 CV des Records del 1926, progettata per le prove di durata e velocità sull’anello di Montlhéry. Una monoposto essenziale, alleggerita e sviluppata con un approccio quasi scientifico all’efficienza, in un’epoca in cui la ricerca delle prestazioni iniziava a trasformarsi in metodo ingegneristico.

Accanto a lei la Nervasport des Records del 1934, probabilmente uno degli esempi più evidenti della contaminazione tra aeronautica e automotive: linee affusolate, studio della penetrazione aerodinamica e stabilità alle alte velocità derivavano direttamente dagli aerei da competizione Caudron-Renault.

Ancora più estrema la Tank Riffard del 1956, una sorta di siluro su ruote pensato come “ala mobile”, con abitacolo sfalsato, telaio tubolare e carrozzeria studiata per governare i flussi d’aria. Un manifesto tecnico che raccontava la voglia di Renault di osare senza compromessi.

E poi naturalmente la spettacolare Étoile Filante, anch’essa del 1956: un’auto spinta addirittura da una turbina aeronautica e capace di superare i 300 km/h, dimostrando quanto Renault fosse pronta a sperimentare tecnologie radicali ben prima che diventassero mainstream.

Il ponte tra passato e presente era rappresentato anche da tre Renault Rafale moderne, esposte nei colori blu, bianco e rosso. Non una scelta casuale: il nome del SUV coupé francese richiama direttamente proprio il Caudron-Renault Rafale degli anni Trenta, a sottolineare come design, prestazioni e innovazione siano ancora oggi parte integrante del DNA del marchio.

Più che una semplice operazione nostalgia, la partecipazione a “Le Temps des Hélices” è sembrata quindi una dichiarazione d’intenti. Attraverso il progetto “The Originals Renault – La Collection”, la Casa francese vuole infatti preservare non solo i veicoli storici, ma soprattutto il patrimonio umano, tecnico e culturale che li ha resi possibili.

E vedere il Caudron Rafale tornare in volo dopo quasi novant’anni significa proprio questo: ricordare che, molto prima dei SUV elettrificati e delle piattaforme digitali, c’era già una Renault capace di inseguire il futuro guardando verso il cielo.

 

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