INNOVAZIONE – La guida autonoma si evolve
Tecnologie avanzate come intelligenza artificiale e sensori stanno rivoluzionando il settore automobilistico, con aziende come Tesla e Waymo alla guida dello sviluppo. Sicurezza e questioni legali rimangono le principali sfide da superare
Le auto a guida autonoma, chiamate anche self-driving car o autonomous vehicle (AV), suscitano molta curiosità. Un veicolo in grado di procedere senza l’intervento umano con molte aziende che li stanno testando in alcune città nel mondo. L’autonomia di movimento di questi veicoli è possibile grazie a una combinazione di algoritmi avanzati, intelligenza artificiale e sensori che danno spazio a radar, videocamere e GPS con un sistema che interviene immediatamente consentendo al veicolo di arrivare alla destinazione prescelta. La tecnologia di guida autonoma verte sul sistema di pilota automatico in grado di interagire con altre vetture, con la segnaletica stradale: semafori in primis, poi localizzatori GPS e sensori a ultrasuoni in modo da accertare ostacoli come vetture, Tir, moto, biciclette e pedoni.
La SAE International Automotive ha individuato sei livelli di guida autonoma. Da quello 0, il più basso (in cui chi siede al volante gestisce direzione e velocità del mezzo) a quello più elevato il 6. L’1 dispone di sistemi per la guida assistita con il guidatore che decide in merito a frenate, accelerazione e direzione di marcia e con l’intervento di altri sistemi che avvertono la presenza di pericoli potenziali trasmettendo segnali visivi o acustici al conducente. Nel 2 l’integrazione di guida con il pilota si fa più intensa anche se il controllo della guida rimane sempre nella gestione del driver. Si può parlare di automazione nel livello 3 con la vettura che gestisce in proprio frenate, accelerazioni e direzione di marcia. Il livello 4 riguarda l’automazione completa della guida, il livello 5 l’automazione totale dove l’auto autonoma può operare senza richiedere l’intervento umano. In questa fase avanzata non sono richiesti volante e pedali. Sulle strade tedesche, per esempio, si sono viste circolare di recente fino a una velocità massima di 60 kmh Mercedes Classe S ed EQS dotate di auto pilota. Mobileye, controllata da Intel, aveva proposto un servizio di robotaxi nei più importanti aeroporti tedeschi.
Nissan è stato il brand che ha messo in listino la Skyline, venduta in Giappone dal 2019 con il sistema ProPILOT 2. Un sistema che sfrutta la tecnologia Renesa R-Car SoC, con sette telecamere, cinque radar e dodici sonar per creare una mappa 3D dell’ambiente attorno consentendo la guida automatizzata in autostrada. E poi ancora il marchio del Sol Levante ha realizzato alcuni prototipi sperimentali tra cui la Leaf testata a Londra nell’ambito del progetto ServCity. Nel livello 4 l’auto guida in totale autonomia. Ancora un salto in avanti nel livello 5 con la vettura che sceglie il percorso a proprio piacimento. Google, già dal 2009 aveva pensato a una Pod Car, auto senza guidatore utilizzata come piattaforma per lo sviluppo della tecnologia mentre sette anni dopo nasceva la società Google Waymo per le self driving cars.
Nel 2018 era stato siglato un accordo con Fiat Chrysler per la fornitura di minivan Chrysler Pacifica equipaggiati con la tecnologia di Google tra cui sensori, telecamere e Lidar, poi anche Jaguar aveva realizzato 20mila Suv Jaguar I-Pace a guida autonoma. Anche Tesla ha proposto un hardware con funzioni di guida autonoma con un Autopilot, una piattaforma che comprende otto videocamere che garantiscono una visibilità a 360° attorno all’auto in un raggio di 250 metri. Tesla ha proposto un sistema Autopilot di livello 4. Anche Renault ha presentato numerose concept come EZ-GO, Morphoz, Symbioz, EZ-PRO ed EZ-Ultimo già proiettate verso il livello 4, senza dimenticare che dal 2017 alcune Zoe percorrono le strade francesi all’interno del progetto SAM per l’utilizzo su strada dei taxi robotizzati. Volvo crede molto nel suo sistema Ride Pilot (realizzato con Zenseact e Luminar) che battezza “senza supervisione” all’interno del livello 3 con il nome non ufficiale di Embla già vista in California.
Soltanto alcuni Paesi hanno aperto tratti stradali riservati al transito delle auto a guida autonoma. I prezzi di queste auto a guida autonoma ovviamente sono salati, vicino ai 90mila euro. Nel Vecchio Continente sono stati finanziati dalla Commissione europea tre progetti sperimentali che riguardano 1.000 km transfrontalieri di autostrada e alcuni tratti urbani. L’Italia è protagonista del progetto 5G-Carmen che riguarda 600 km di strade da Bologna fino a Monaco di Baviera.
Vodafone, insieme con Stellantis, Marelli, Pirelli, Altran e Politecnico di Milano, ha mostrato questa tecnologia sulla pista di Arese. Idem ha fatto la Tim a Torino sulla pista sul tetto del Lingotto. Volvo instaurerà, entro il prossimo decennio, 5 milioni di rapporti diretti con il potenziale acquirente. Sulla guida autonoma investono anche Audi, Bmw, Ford, GM (la Ceo Mary Barra offrirà ai clienti auto a guida autonoma entro quest’anno), Hyundai (nel 2030 lancerà una gamma di modelli di livello 4 a partire dal concept elettrico Sven col volante a scomparsa, oltre all’accordo con Aurora insieme a Kia e anche con Ioniq 5 robotaxi), Stellantis, Honda con Legend, Mazda, Toyota, Volkswagen e Waymo che scandagliano l’ambiente con radar, lidar, GNSS e visione artificiale. Stellantis farà seguire al progetto L3Pilot il programma Hi-Drive cofinanziato dalla UE.
In Italia, il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha autorizzato test di guida autonoma sulle strade pubbliche italiane a cominciare da alcuni tratti a Parma e Torino. Mercedes ha raggiunto i requisiti legali per la guida assistita di livello 4. Per Daniela Rus, responsabile del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT di Boston, “per approdare all’automazione c’è ancora molta strada da percorrere”. La sicurezza rimane però oggi la preoccupazione prioritaria e poi le questioni legali ed etiche da affrontare in caso di incidenti rallentano il futuro delle auto a guida autonoma.
Nei prossimi 4 anni la Nissan introdurrà una serie di servizi di mobilità autonoma in Giappone (Minato Mirai, Yokohama, Namie, Fuskushima): primi test sul minivan Serena a partire da questo mese. Poi molte aziende hanno lanciato il Robotaxi a Tokyo: nella versione attuale il sistema DBW si affianca ai tradizionali collegamenti meccanici. Coinvolta anche Toyota. Inoltre Autoware viene utilizzato in progetti negli Usa, Giappone, Cina, Taiwan ed Europa.
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