7 domande a Erica Giacosa
Oggi parliamo di editoria.
Se il Salone del Libro è riconosciuto e invidiato a livello nazionale e internazionale lo si deve a chi l’ha poeticamente e prosaicamente immaginato nel 1988, Guido Accornero, e a Erica Giacosa, che ne è stata l’anima operativa e colta, il braccio destro e anche sinistro.
Allora era tutto più facile: il marketing era lontano e le strutture pletoriche di oggi ignote.
Quindi parlavi con Erica e basta, per qualsiasi problema.
Torinese doc fuori dai riflettori (forse troppo snob per entrarci, che noia la fama!) colta, spiritosa e concreta.
Senti i valori della città, della borghesia letteraria, respiri un’aria torinese in purezza, prendere o lasciare.
Si è sempre occupata di editoria e lettura, oltre al Salone del Libro, l’Einaudi, la Fondazione Agnelli, la Scuola per Librai U. E. Mauri e l’Associazione per la lettura il Giralibro.
Attualmente collabora con l’Indice dei libri del mese e il Premio Calvino.
Ma:“Non ho mai fatto quel che avrei voluto, cioè la segretaria di edizione (anche per film molto minori, chiaro)”.
Ascoltiamola.
1-La tua prima auto
La mia prima auto è stato anche il mio unico amore in campo
“automobilistico”: è stata l’unica che ho scelto liberamente, in allegria e contro il parere di tutti che la consideravano una macchina poco sicura e poco valida in tutti i sensi.
Ma poiché l’ho comperata con i miei soldi (vendendo buona parte delle coppe e targhe d’argento vinte con le gare di golf), non poterono dirmi nulla.
Era una Dyane gialla targata TOT03616.

L’ho amata infinitamente, con un attaccamento che ancora non è venuto meno.
Altro che il primo amore, che manco si sa chi sia stato.
Ha fatto una brutta fine, ma non per causa mia: una sera a Clavière, terminata una gara di golf, è calata la nebbia e un amico mi ha detto che non sarebbe stato sicuro che io, neopatentata, scendessi a Cesana con la Dyane, quindi l’ha guidata lui (io su un’altra auto dietro) e si è spiaccicato come un uovo al paletto alla prima curva contro una roulotte di tedeschi che parlavano solo tedesco.
Uno dei peggiori ricordi della mia vita, ma nessuno si è fatto male.
2-La tua strada del cuore
Non ho una strada del cuore, le strade che mi fanno impazzire sono quelle innevate e anche ghiacciate della Lapponia: ecco, forse quelle sono strade del cuore e infatti ci torno ogni anno anche per guidarci. In mezzo agli alberi innevati.
Tutte diritte con qualche collinetta che, al di là, ti fa scoprire un altro lago, un altro bosco, un’altra luce, un’altra casetta azzurra o gialla o rossa.
Tutto è sempre uguale e bellissimo e pacificante.
3-Rischio o prudenza il tuo stile di guida?
Rischio prudentemente, non corro cioè pericoli gravi, non vado a mettermi nei guai, ma non ho paura e non rallento se non è necessario.
Compio in sicurezza manovre spericolate, sto molto attenta, guido bene (dicono) e mi piace guidare.
Non sopporto chi guida male.
4-Erica bambina sul sedile posteriore, Erica adulta su quello anteriore
Sul sedile posteriore avevo sempre la nausea, ovviamente.
Per fare Torino-Bardonecchia (ai tempi della mia infanzia, no tangenziali e autostrade) ci mettevamo 5/6 ore perché ci fermavamo continuamente e facevo 2/300 metri a piedi per prendere aria.
Partivamo il sabato pomeriggio, arrivavamo su per l’ora di cena, io sciavo con mio zio la domenica mattina 9-12 e poi si ripartiva, beccandoci anche le code a Susa.
Insomma, da dimenticare.
Sul sedile anteriore sto sempre e solo alla guida, mio marito guida male e non ne ha voglia e si addormenta, in ogni caso tutti preferiscono che guidi io e a me va bene così.
Il sedile del passeggero non so che cosa sia.
5- Un viaggio immaginario con scrittori di ieri o di oggi … chi porti con te?
Un viaggio reale con scrittore: con Andrea De Carlo da Torino a Venezia quando ci fu la proiezione del film tratto da “Treno di panna” e la casa di produzione di Claudia Mori aveva fatto casino, per cui Cerati mi chiese di portare lui e anche di passare a Verona, al loro magazzino, a prendere copie del libro e locandine.
Arrivammo a Venezia lo stesso giorno della manifestazione di protesta contro il film The Last Temptation of Christ di Scorsese(era il 1988), c’era un casino indicibile, per lui almeno avevano prenotato da dormire al Des Bains e io non ricordo bene dove sono finita.
Non ricordo nulla del viaggio, credo che non abbiamo mai parlato, lui forse allora mi piaceva anche come scrittore ma naturalmente ero molto timida, poi mi ha deluso in tutti i sensi.
Viaggio immaginario ma impossibile lo farei con Jón Kalman Stefánsson in Islanda, ma la questione della lingua la vedo insormontabile.
Più facilmente, viaggerei ovunque con Stefania Bertola divertendomi da morire.
6- Un libro in cui l’auto ha un ruolo rilevante, e che vuoi ricordare
Il racconto più bello che sia mai stato scritto: Stig Dagerman, Uccidere un bambino, puoi leggerlo qui
https://www.facebook.com/profile/100003988553730/search/?q=Dagerman
7- E dietro la curva?
Il parcheggio di un aeroporto, lascio l’auto e parto.





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