PER UN LESSICO DELL’AUTOMOBILE
“Gli automobili. Il lessico delle prime quattroruote tra ‘800 e ‘900”: come lettura estiva, per giunta riscoperta, tra monti (relativamente) al riparo dalle temperature omicide di quest’anno, avrebbe potuto spaventare. Si raccomanda invece per molte ragioni, prima tra tutte quella di arricchire chiunque si occupi, a qualche titolo, dell’automobile e della sua storia, offrendo prospettive inusitate. Il saggio nasce come tesi di laurea in Storia della lingua italiana dell’autrice Elena Fornero, sotto la direzione di Gian Luigi Beccaria: parte del materiale, si legge, fu raccolto nel 1994 negli archivi FIAT aperti ad un gruppo di studiosi del’Universita’ di Torino, fra i quali appunto Elena Fornero. Cio’ in occasione di un convegno internazionale sul tema letteratura e industria, avente appunto l’obiettivo di ricostruire un “lessico industriale”.
Fornero ha approfondito la tematica, mettendo in luce, sottolinea Beccaria nell’introduzione, come “nella storia del nostro lessico, l’automobile, la fabbrica, si sono subito imposte come una produttiva officina di parole”. E già dai primi del ‘900 il fenomeno, intensificandosi man mano, ha segnato “il progressivo passaggio da locuzioni di matrice rurale (cercare un ago nel pagliaio, incaponirsi, ecc,) ad un panorama di matrice industriale: ingranare, carburare, battere in testa, essere su di giri, partire in quarta…. l’uomo introietta l’auto e l’auto si umanizza”. Esattamente come, piu’ di recente, l’uomo ha introiettato elettronica, pc, e smartphone: la teminologia legata all’industria fordista ed all’automobile rimane, ma per le nuove generazioni si fa sempre piu’ lontana dalle proprie origini, come è accaduto per quelle rurali.
Il percorso di Fornero procede con la ricostruzione dei linguaggi, “soprattutto quelli tecnici in uso tra gli operai prima della catena di montaggio, fase che ha segnato la fine dell’operaio artigiano provvisto di una terminologia specifica vastisssima”, tramandata oralmente. Si passa poi agli archivi, alle prime riviste dedicate all’automobile, ai primi manuali di manutenzione, agli scrittori (D’Annunzio, Barzini….) alle ascendenze terminologiche fino al ‘700 e all’ ‘800, con gustose ricostruzioni. Spicca l’estesa analisi dei francesismi, che dominano la terminiologia italica delle origini e si insediano stabilmente nella nostra lingua, insieme, in misura minore, agli anglismi. Con risvolti modaioli, nota l’autrice: l’utente italiano dell’automobile (e lettore di riviste) ai primi del ‘900 era d’altronde un nobile o un ricco borghese e la terminologia francese era piu’ “in” del corrispondente italiano: senza contare lo sposarsi del fascino delle auto con i miti della bellezza e della velocità che presto i futuristi esalteranno. Il periodo indagato è infatti a cavallo tra gli ultimi anni dell’800 e il primo quindicennio del novecento: Fornero traccia anche una breve ma completa storia dei primordi dell’automobile e della nascita dei grandi marchi. Storia anche delle resistenze, delle critiche, delle ironie, delle diatribe tra sostenitori e detrattori del nuovo pericoloso”sport”, cominciando dalla patria d’elezione, la Francia. Là, nel 1895 nasce il primo Automobile Club e già alla fine del 19° secolo si pubblicano venticinque testate specializzate…. E si arriva al racconto dell’auto in Italia, che comprende anche la diatriba purista, iniziata nel 1905 con il Dizionario di Alfredo Panzini, che era però soltanto critico verso le ingenuità espressive, senza le inclinazioni passatiste di altri dizionari che raccoglievano e stigmatizzavano termini deprecati ed esotismi. Strada in seguito immancabilmente seguita dal fascismo, che tentò di sostituire anche tutti i termini tecnici desunti dalle lingue straniere, senza successo.
In filigrana, insomma, dalle battaglie sulla lingua sbucano cambiamenti di costume e comportamenti sociali: valgano per tutte le pagine dedicate a ”chauffeur” e “chauffeuse” e, naturalmente alla interminabile disputa su “automobile” maschile o femminile, che data fin dalle origini…..E così via, passando, come si diceva, anche per l’analisi dei calchi e dei prestiti – meno numerosi – dall’inglese e anche dal tedesco (“stantuffo”…).
Insomma, dedicare l’autunno alla lettura del saggio di Elena Fornero potrebbe concorrere, con la stagione, a rinfrescare idee e scrittura: provare per credere,


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