SCENARI – Le preoccupazioni di ACEA per i nuovi dazi USA
Per l’associazione europea, i dazi imposti dagli Stati Uniti non danneggeranno solo le case automobilistiche globali ma anche la produzione manifatturiera statunitense, coinvolgendo anche la produzione locale che utilizza componenti estere
In questi ultimi giorni l’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili (ACEA) ha espresso forte preoccupazione per l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in merito all’introduzione di nuovi dazi nel settore automobilistico. Questa decisione arriva in un momento critico per la trasformazione dell’industria, già sotto pressione a causa di una concorrenza internazionale sempre più agguerrita.
Secondo la direttrice generale di ACEA, Sigrid de Vries, le case automobilistiche europee hanno investito negli Stati Uniti per decenni, contribuendo alla creazione di posti di lavoro, alla crescita economica delle comunità locali e alla generazione di ingenti entrate fiscali per il governo statunitense. De Vries ha esortato l’amministrazione americana a considerare gli effetti negativi di questi dazi non solo sulle case automobilistiche globali, ma anche sull’industria manifatturiera statunitense stessa.
L’impatto economico dei dazi
Come noto, i dazi non colpiranno solo le importazioni di automobili negli Stati Uniti, con un conseguente aumento dei prezzi per i consumatori americani, ma penalizzeranno anche la produzione di veicoli all’interno degli USA destinati ai mercati di esportazione. Le case automobilistiche europee con impianti produttivi negli Stati Uniti esportano tra il 50% e il 60% dei veicoli prodotti, contribuendo significativamente alla bilancia commerciale statunitense.
Attualmente, gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato più grande per le esportazioni di veicoli europei, subito dopo il Regno Unito. Nel 2024, gli USA hanno assorbito il 22% del valore totale delle esportazioni europee di automobili. Inoltre, le case automobilistiche europee e internazionali hanno una forte presenza manifatturiera negli USA, garantendo occupazione e ricchezza per centinaia di migliaia di cittadini americani.
Alcuni dati chiave emersi dal rapporto ACEA sono che oltre un quinto delle esportazioni di veicoli dell’UE è destinato agli Stati Uniti e che solo il 9% delle esportazioni di veicoli dagli USA è diretto in Europa. Inoltre, quasi il 15% delle auto esportate dall’UE verso gli USA è costituito da veicoli elettrici e le aziende automobilistiche europee con sede negli Stati Uniti contribuiscono con circa 830mila veicoli alla produzione complessiva. Infine, i produttori europei impiegano direttamente quasi un terzo della forza lavoro delle case automobilistiche internazionali negli USA.
Europa dell’auto tra crisi e nuove strategie
L’industria automobilistica europea gioca un ruolo cruciale nell’economia del continente. Secondo un recente studio commissionato da ACEA e condotto da McKinsey, il settore rappresenta il 40% della domanda europea di semiconduttori, il 75% delle vendite di batterie e genera un valore aggiunto superiore a 1,7 trilioni di euro per l’economia europea. Lo studio mette in evidenza che ogni euro investito nell’industria automobilistica genera 2,6 volte il valore aggiunto per il sistema economico più ampio.
Tuttavia, l’industria si trova di fronte a cinque grandi minacce che ne mettono a rischio la competitività: le tensioni geopolitiche e le dinamiche economiche globali; l’incertezza tecnologica sulle motorizzazioni del futuro; il cambiamento delle preferenze dei consumatori in favore dei servizi digitali; l’evoluzione del software e dei sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS); e infine la crescente pressione concorrenziale da parte del mercato cinese.
Per affrontare queste sfide, McKinsey propone otto raccomandazioni volte a rafforzare la competitività del settore, tra cui una maggiore collaborazione tra produttori e fornitori, lo sviluppo di nuove tecnologie e un rafforzamento delle sinergie industriali.
Chi paga il prezzo di queste politiche?
Le case automobilistiche europee si trovano, ancora una volta, schiacciate tra pressioni geopolitiche e politiche commerciali protezionistiche. Mentre gli USA impongono nuovi dazi, l’Europa sembra incapace di reagire con fermezza per difendere il proprio settore strategico. Il rischio? Che il nostro tessuto industriale ne esca ulteriormente indebolito, mentre altri attori globali, meno soggetti a vincoli normativi e più aggressivi nelle loro strategie di mercato, continuano a guadagnare terreno. E alla fine, a pagare il prezzo più alto saranno i lavoratori e i consumatori, sia europei che americani.
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