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78 mesi di sofferenza ?

Se la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, quella del Paradiso è probabilmente pavimentata di sofferenze. In tal caso posso stare tranquillo: il mio futuro (spero il più lontano possibile) è assicurato. Perché le sofferenze non mancheranno di certo, né a me né alle altre migliaia di milanesi che vivono a ridosso della direttrice Argonne – Plebisciti – Indipendenza. Per i non milanesi, è l’infilata di viali larghi e alberati che lungo la direttrice est-ovest punta dritta come un fuso al cuore della città, la centralissima piazza San Babila. È il percorso seguito durante le visite di Stato dai cortei che con sirene e lampeggianti scortano dall’aeroporto di Linate alla Prefettura gli illustri ospiti per il benvenuto istituzionale della città.

Su quest’asse strategico per la viabilità quotidiana sono iniziati i lavori della Metropolitana, Linea 4, destinata a collegare proprio Linate con i quartieri Sud di Milano, con un tracciato a L che avrà il suo snodo proprio in San Babila. Siamo ancora alle fasi preliminari, con la semplice recinzione delle aree interessate che ha già comportato la chiusura di alcune vie trasversali, della pista ciclabile e di cospicue porzioni di verde pubblico. Seppur limitato, l’impatto si è già fatto sentire sul traffico e sulla disponibilità di parcheggi. Anche perché il Comune si è ben guardato da fare ciò che era stato promesso nel dépliant esplicativo inviato a tutti i residenti: prima dell’inizio dei lavori, si sarebbero razionalizzate le righe bianche, trasformando la sosta da parallela a spina di pesce nelle vie collaterali con marciapiedi abbastanza larghi. Una “dimenticanza” che in realtà non stupisce, vista l’avversione nei confronti dell’automobile e di chi la usa che la Giunta Pisapia non fa nulla per nascondere.

Cosa succederà quando dalla fase preliminare dei lavori, che prevede lo spostamento delle reti sotterranee (fognature, linee elettriche, condutture di acqua e gas) si passerà alla realizzazione del tracciato e delle stazioni, con l’inevitabile traffico di betoniere, mezzi pesanti e macchine da cantiere, la deviazione di trasporti urbani, la chiusura di altre strade? Che biglietto da visita (e che disagi) regalerà la città a quella fetta dei 20 milioni di turisti attratti dall’Expo che ci arriveranno sbarcando a Linate? Era davvero inevitabile far coincidere un lavoro così invasivo con la grande manifestazione che dovrebbe rilanciare il Paese?

Adesso ci toccherà soffrire per 78 mesi, come spiegano i cartelli generosamente affissi nella zona. Se però consideriamo la tempistica fin qui seguita – la Linea 4 doveva essere inaugurata prima dell’Expo – mi sa che l’inaugurazione del Metro sotto casa me la vedrò davvero dall’alto. Dal Paradiso che a quel punto mi sarò meritato.

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