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Addio Niki. L’uomo che visse due volte

L’uomo che ha vissuto due volte non ce l’ha fatta a entrare nella sua terza vita. Niki Lauda, l’immenso Niki tre volte campione del mondo, ci ha lasciati nella notte in Svizzera dopo aver lottato ancora come un leone per sopravvivere al trapianto ai polmoni. Aveva 70 anni. “Il nostro amato Niki se n’è andato pacificamente circondato dai suoi cari”, ha fatto sapere la famiglia.

Pensi a Niki Lauda e ti viene voglia di abbracciarlo. Perché Niki è una persona rara, speciale. Non solo per come guidava. Per come ha sempre inteso le corse e la vita. Mai visto un campione come lui con la sua disponibilità, la sua ironia, la sua sincerità. Niki è un grande avaro, ma su una cosa non ha mai risparmiato. Sulle parole. Ne aveva per tutti. Sempre. Certo, essendo furbo e intelligente, sa bene che quando parla con un giornalista italiano può dire cose che a un tedesco o a un inglese non direbbe mai. E viceversa.

La sua è stata ed è una vita da lottatore. Ha cominciato da ragazzo lottando contro il padre e il nonno per riuscire a correre. Ha proseguito lottando contro il fuoco che gli ha portato via un mondiale sicuro, la sua faccia e quasi la vita. Non ha smesso di lottare combattendo con i medici tra un trapianto di reni e un o di polmoni. Ma lottare gli serve per sentirsi vivo.

E poi Niki è stato un uomo che non ha avuto paura a raccontare che aveva avuto paura. Nonostante in Ferrari glielo avessero primo posto, lui non ha mai raccontato balle sul suo ritiro del Fuji. Ammettiamolo: ci vogliono grandi attributi a comportarsi così e a raccontarlo.

Niki Lauda è stato un pilota con il cervello. Anche con un gran “culo”, inteso proprio come sedere e non come fortuna, visto come sentiva la sua monoposto. Ma se c’è una dote che ha reso Niki diverso da tutti è la sua testa. Ragionava in pista e fuori. Ragionava per pianificare la sua carriera quando la famiglia non voleva dargli i soldi; ragionava con Ferrari e Montezemolo quando c’era da firmare un contratto. Ragionava quando doveva decidere che cosa fare con la sua compagnia aerea.

Ricordo quando mi convocò sotto la tenda Ferrari. Faccia a faccia duro perché avevo scritto che dietro al ritorno di Berger a Maranello sentivo puzza di bruciato, di legami austriaci…

I ferraristi non gli hanno mai perdonato di aver lasciato la Ferrari (dopo la collaborazione con Montezemolo all’inizio dell’avventura) e soprattutto di aver sposato la Mercedes diventandone presidente e soprattutto mentore di Lewis Hamilton. Un avversario che non si è mai trasformato in nemico anche quando ha usato parole poco simpatiche. Ma come si diceva prima, Niki è un uomo sensibile al denaro e agli affari (e alle belle donne…) e all’offerta Mercedes proprio non poteva dire no. (topspeed.blog)

 

2 commenti
  1. Vincenzo Bajardi
    Vincenzo Bajardi dice:

    Ottimo servizio ricco di aneddoti e di rispetto. Un tre volte campione del mondo che dopo l’incidente ha guardato sempre avanti con coraggio e competenza e soffrendo molto con i frequenti ricoveri in ospedale, l’ultimo dei quali per sottoporsi a nuova dialisi. Un Niki che non si è mai vergognato delle sue cicatrici: mi piace ricordare la sua schiettezza nel parlare e come accoglieva a bordo con un sorriso i passeggeri che volavano con i suoi aerei e con lui spesso ai comandi. E poi la sua gioia nel vedere dominare la Mercedes in F1 con Hamilton e Bottas, un brand che in questa formula ha ricevuto le sue giuste dritte tecniche.

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