2016 Jeep® Renegade ‘Dawn of Justice’  Special Edition.

Analisi critica della Jeep Renegade 75th Anniversary

Parliamo della “Renegade” nella versione creata per celebrare i 75 anni dalla costruzione della prima Jeep, costruita nel 1941.
La versione che ho voluto provare per il mio blog www.americanautoitalia.blogspot.com e per Autologia.net era dotata del motore Multi Air da 1,4 L a benzina con il turbo.
Ebbene, mi sono divertito moltissimo! Intanto dobbiamo dire che questo motore è davvero generosissimo, abbinato al cambio automatico a 9 marce è davvero prontissimo nelle partenze da fermo, e ha un allungo formidabile.
L’unico momento in cui sembra un po’ in affanno è nella ripresa dopo una frenata improvvisa, quando sembra un po’ in esitazione e attende qualche frazione di secondo per passare alla marcia inferiore.
Il rombo è sorprendentemente gradevole, sia di aspirazione, che avrei creduto molto soffocata, sia di scarico, che accompagna la guida con un rombo profondo che dà una piacevole sensazione di autorevolezza.
La piccola di casa Jeep si è dimostrata davvero pratica e versatile nel traffico di Milano, spesso caotico, soprattutto col maltempo; devo dire che se non avessi avuto la Renegade mi sarei trovato in impaccio più volte.
Le dimensioni sembrano essere quelle giuste per una vettura che può esse usata tranquillamente in città, senza avere l’angoscia del “dove la metto?” e del “non ci passo”. La Jeeppina infatti è lunga 4255 cm e larga 1805 cm, il che la rende un veicolo ancora pratico per l’ambito urbano.
La posizione di guida è piacevolmente rialzata, il sedile di guida presenta possibilità di personalizzazione completa, ha la regolazione anche in altezza e il supporto lombare pneumatico, che ho sempre tenuto nella massima estensione, per evitare fastidiose lombalgie. E in effetti le giornate al volante non mi hanno lasciato affaticato. Due opzioni molto “americane” saltano all’occhio, almeno per una vettura di questo segmento: i sedili anteriori riscaldabili e il volante termico! Certo non viviamo negli States della Snow Belt, dove per mesi ci si deve fronteggiare con temperature artiche, però posso assicurare che il sollievo dato da queste due opzioni si è fatto davvero apprezzare.
Al volante sono ripetuti tutti i comandi disposti poi per i vari accessori: troviamo il “cruise control”, i controlli per la radio, per il telefono, ovviamente anche l’avvisatore acustico…
Il display fra i due strumenti offre una gamma completa e vastissima di informazioni:
si va dal “collision control” all’indicatore di consumo e autonomia al display digitale della velocità, espressa sia in miglia che in chilometri, al “park assist”.
Sopra la consolle del cambio trova spazio il “display” per il sistema U connect che si collega automaticamente al vs. telefono via “blue tooth”, questo schermo serve anche per la radio e il navigatore.
Parliamo ora della motricità garantita dalle quattro ruote motrici sempre in presa della ns. Renegade.
Innanzitutto ritengo che nell’acquisto di un piccolo SUV, a maggior ragione per una Jeep e anche con un occhio al valore di rivendita, è imprescindibile l’acquisto del modello a trazione integrale.
Un sistema davvero molto evoluto che non lascia niente al caso e assiste in qualunque situazione di disagio il conducente e i passeggeri.
Normalmente si lascia il selettore sulla posizione “Auto” e il sistema “Select-Terrain” sceglie la combinazione più adatta alla situazione di trazione. Nei momenti più seri è possibile selezionare manualmente le altre tre posizioni, “Snow”, neve, “Sand”, sabbia e “Mud”, fango. In tali posizioni il cambio selezionerà la trazione a quattro motrici e il rapporto più adatto alle condizioni del terreno, attivando anche un certo freno motore per mantenere il controllo del veicolo.
Sulla versione “Traihawk”, falco del sentiero, è disponibile la posizione “Rock”, pietra, che permetterà di affrontare anche i percorsi più accidentati e le pietraie più insidiose.
Il modello che ho avuto in prova era dotato del pratico e piacevole tetto apribile in due parti, con la sezione anteriore elettrica e la sezione posteriore smontabile. In pratica sarà possibile asportare tutta una sezione del tetto e riporre i due pannelli nel baule, dotato di una robusta sacca di vinile ove riporre le due metà.
Lo stesso bagagliaio ha, inoltre, la non trascurabile caratteristica di lasciare perfettamente invisibili gli oggetti contenuti, al riparo dagli occhi dei malintenzionati.
All’interno del portellone c’è un altro richiamo all'”Heritage” della Willys originale, la riproduzione della inconfondibile griglia con i due fari.
La divertente vettura mi spinge ad alcune altre considerazioni: è effettivamente piuttosto prestante e nell’uso “conservativo” cittadino sta sui 10/11 km x litro; vero è che spingendo un po’ le percorrenze si accorciano, con buona pace dei sostenitori delle piccole cilindrate e a dimostrazione che per “tirar fuori” tanti cavalli da qualche parte il conto si paga!

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