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Arriva per Blutec un progetto green

Blutec, la fabbrica incompiuta ex Fiat, di Termini Imerese a pochi km da Palermo scommette sull’ennesimo rilancio, dopo il ventilato programma dell’auto elettrica, mai partito.

Diciotto aziende, 200 milioni d’investimenti, la ricollocazione di 600 cassintegrati, progetti di economia circolare, ricerca, sviluppo sostenibile. Ecco l’ennesimo tentativo di fare uscire dal buio Blutec, l’ex fabbrica Fiat. Questo prevede il progetto Sud (Smart Utility District) proposto dal Consorzio Smart City Group, per la realizzazione di un polo tecnologico. Sono in corso i passaggi tecnici e istituzionali dopo la manifestazione d’interesse presentata ai commissari di Blutec in maggio. Progetto che appare realizzabile visto l’accordo di programma tra Mise, Regione Sicilia e Invitalia, spiegato in una conferenza stampa alla presenza di Giancarlo Longhi, numero uno di Smart City Group, del vice presidente Stefano Rolandi, del consigliere Gerardo Preziosi, di Sergio Miotto, direttore del consorzio, di Giovanni Pavone, vice presidente Renoils e direttore tecnico di Sicilgrassi.
“Il modello industriale – ha spiegato Giancarlo Longhi – è un progetto inedito per l’Italia in grado di affrontare con successo qualsiasi crisi del mercato ma occorre tagliare la burocrazia. Fra i progetti vanno evidenziati il recupero energetico da gas tecnici, il trattamento e pulizia delle acque ed ancora l’agricoltura sostenibile, la realizzazione di materiali hi-tech come grafene e batterie al litio, la mobilità elettrica, la produzione elettrica da fonti rinnovabili, l’intelligenza artificiale e la ricerca scientifica applicata”.

Nel 1967, in quel territorio, nacque la Sicilfiat, società a partecipazione pubblica, di cui la Fiat deteneva il pacchetto di maggioranza con il 60% delle azioni e la Regione Siciliana il 40% tramite la So.Fi.S prima e poi con l’Espi. La fabbrica era stata inaugurata nel 1970 per produrre vetture di piccola cilindrata dei marchi Fiat, e negli ultimi anni, Lancia. Nel 1977 la Fiat rilevò tutte le azioni con una forza lavoro di 1500 dipendenti. Una fabbrica, come riconosceva allora Sergio Marchionne, divenuta un modello produttivo con l’avvio della Panda. Ma si assemblavano anche 126, 500 e Doblò. Nella seconda metà degli Anni ’80 lavoravano 3.200 addetti, di cui 1200 nell’indotto. Nel ’93 iniziò la crisi del settore in concomitanza con l’avvio della produzione della Tipo ed ebbe inizio la cassa integrazione. Così la fabbrica di Termini divenne poco competitiva.  Al Lingotto non accettavano che le auto lì prodotte non potevano essere imbarcate sul pontile vicino, per motivazioni ambientali, ma venivano trasportate con bisarche nel porto di Augusta, distante 300 km. Nel giugno 2009 il Ceo Marchionne confermava la produzione della Lancia Ypsilon fino al 2011 ma l’impianto fu dismesso dalla Fiat Spa a fine di quell’anno. Fantasiose le successive proposte di salvataggio di Blutec.

“Dopo la Fiat, il nulla – titolava Repubblica il 10 ottobre 2015 – e quattro anni di bluff sono costati 62 milioni di euro”. Poi nel 2019 finirono ai domiciliari per malversazione ai danni dello Stato i responsabili di Blutec e le Fiamme Gialle sequestrarono la fabbrica. I primi a promettere investimenti in passato furono Simone Cimino e gli indiani della Reva con la loro super auto elettrica. Poi arrivò l’imprenditore piemontese Gian Mario Rossignolo per la realizzazione di un mini Suv. Seguirono i cinesi della Chery e Massimo Di Risio della Dr Motors che puntavano su mega Suv, ancora i cinesi della Brilliance China Automotive che vanta una joint venture con Bmw, poi Corrado Ciccolella, il re dei fiori che voleva trasformare la fabbrica in una serra, poi i manager di Radiomarelli, società che realizzavano protesi come la Lima Corporate, imprenditori cinematografici e televisivi della Medstudio ed ancora Grifa (Gruppo Italia Fabbrica Automobili). Si è parlato in passato anche di auto ibride. Ma oggi per varare un modello nuovo occorrono quattro anni. Sono indispensabili strutture idonee, linee di montaggio, stazioni di verniciatura, robot, un Centro Design ed uno Ricerche, Galleria del vento. Senza questi passaggi obbligatori l’auto non può nascere, per di più in veste ibrida.

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