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Aspettando l’auto elettrica di Apple

L’Ospite di Autologia: Tommaso Tommasi.

L’auto elettrica diventerà un fenomeno di massa nel 2020. Quella è, infatti,  la data scelta dalla Apple per presentare la sua prima automobile elettrica, che sarà sicuramente dotata di batterie con ampia autonomia, superando il vero muro che sino ad oggi impedisce la diffusione di un mezzo che sarebbe ideale per abbattere gli inquinanti che si respirano nel traffico urbano.  Dopo aver inizialmente lavorato in gran segreto e dopo aver attinto al management di Case automobilistiche per creare un apposito team, ora l’azienda di Cupertino che ha speso in ricerca lo scorso anno 6 miliardi di dollari sembra decisa a far passare le prime notizie sull’ ingresso nel business dell’automotive, facendo il paio con Google che sta lavorando all’auto che si guida da se.
Apple, protagonista della diffusione planetaria dei computer, dei tablet e degli smartphone ora apre una nuova via al suo business e c’è da essere certi che gli enormi mezzi economici e l’organizzazione capillare di cui dispone potranno diventare determinanti per la diffusione definitiva dell’auto elettrica.
E intanto, mentre in un’Europa Occidentale dove nel 2014 sono state immatricolate oltre 12 milioni di automobili, le auto elettriche vendute sono state solo 58.582, con una crescita del 51,7%  ma con una quota sul totale delle vendite appena dello 0,5%. Il confronto fra i due numeri la dice lunga sul percorso che l’auto elettrica deve ancora fare per arrivare a recitare un ruolo significativo sotto il cielo dell’Europa ecologica.
Ma di fronte a questi dati, la domanda sorge spontanea: abbiamo per troppo tempo inutilmente confidato nello sviluppo del mercato dell’auto elettrica o c’è qualcosa che ci sfugge?
Ambedue gli aspetti presi in considerazione hanno un loro perché.
In primis, l’offerta di auto elettriche è ancora molto contenuta, i prezzi sono elevatissimi, la diffidenza è forte, specie nei confronti della ridotta autonomia e del problema della ricarica, che richiede tempi ancora troppo lunghi, per noi comuni mortali abituati ad un benzinaio che ti versa 30 euro di benzina o di gasolio in un amen e che con quei pochi litri di carburante ci fai i tuoi bravi 200 chilometri.
Ma c’è anche dell’altro, che non riguarda il prodotto auto, ma il sistema nel quale con quell’auto a batterie ci si dovrebbe muovere. Le responsabilità dei governi locali è enorme. Una sola citazione per capirci: in Norvegia la diffusione delle auto a batterie nel 2014 è cresciuta in modo più concreto (18.090 targate, +129,5%, quota dl 12,5%).  Di certo in quel Paese nordico c’è una mentalità  ecologica molto sviluppata, ma sappiamo anche che in parallelo le autorità locali sono consapevoli della necessità di garantire le opportune strutture tecniche per lo sviluppo dell’impiego di vetture a trazione totalmente elettrica.
In un’ottica più ampia,  c’è da ritenere che comunque le auto elettriche  avranno uno sviluppo in particolare nel settore del car sharing, dove l’uso dei veicoli è essenzialmente urbano, sempre a condizione che le autorità preposte garantiscano le necessarie strutture per la ricarica delle batterie e parcheggi protetti. In attesa, come ormai appare certo, che la tecnologica possa far fare passi importanti all’autonomia e alla durata delle batterie.

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