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Audi e Volkswagen si ritirano dai Mondiali: “La Storia si ripete”

Sono cose già viste, tante volte. E anche vissute personalmente, più volte. Perché, come si ripetono le stagioni, anche i cicli storici sono così. Iniziano, si espandono, calano e finiscono. Prima o poi capita a tutto. E a tutti. Semplicemente perché come diceva Tucidide, il più grande storico greco… “La Storia si ripete”.
Questa “legge” vale anche se ci caliamo nel microcosmo del Motorsport. Il mondo in cui ci muoviamo da addetti ai lavori o semplici appassionati, che ci sembra l’Infinito ma che è proprio solo una piccola goccia nel mare. La Storia di questo sport è piena di parabole cicliche che ci hanno occupati, coinvolti, entusiasmati per un certo periodo e poi, più o meno traumaticamente, sono finite per ripartire magari, tempo dopo, su traiettorie diverse. E oggi, alla luce degli eventi di queste ultime settimane, possiamo davvero dire che capita proprio a tutte le case automobilistiche. Prima o poi. Rimaniamo forse basiti ma è così… “la Storia si ripete”.

Audi esce dal Mondiale Endurance. Volkswagen esce dal Mondiale Rally. Immediatamente.

Ecco, forse è questo il dettaglio più forte su cui riflettere. Ad un grande gruppo automobilistico, diciamo pure il più grande del settore, non frega assolutamente nulla chiudere il rubinetto del Motorsport dalla sera alla mattina. Per quanto numerosi e cospicui possano essere i budget consegnati agli uomini dello sport, per quanto sia tanta la carne al fuoco dei prodotti in corsa o in sviluppo e tantissime le persone coinvolte, sono comunque una goccia nel mare nelle casse di un Costruttore così importante. E capita così di mettere a museo (o magari anche “ragnare”), prima di una qualsiasi gara, anche i prototipi con i quali sono state percorse migliaia di chilometri nel perfetto piano esecutivo “di chi sa come si fa”. E’ sconvolgente, fa male al cuore… ma capita.

E allora perché chiudere tutto, se “pesa” così poco? Perché, prima o poi, entrano in gioco altre dinamiche che fanno prevalere esigenze aziendali differenti. Magari macro-economiche o politico-industriali, oppure di semplice immagine. Oppure perché i cambi organizzativi hanno promosso alla gestione manager meno “illuminati”, o forse solo meno appassionati di Corse. Perché poi, lo sappiamo bene, il gioco sta spesso tutto lì. La passione è il vero traino di questo mondo. E se si buca da qualche parte il recipiente della passione, il contenuto si svuota in men che non si dica.

In questi casi comunque ai manager si presentano solitamente due strade. E non tutti percorrono la stessa. C’è la strada chiusa, quella che non ha sbocchi, quella che porta a chiudere tutto subito e “tanti saluti”. E poi c’è la strada della riconversione strategica, ovvero di un cambio di visione di come si vuole stare nel Motorsport. Perché nel Motorsport ci si vuole rimanere, visto che rappresenta comunque un valido e forte strumento di supporto al prodotto di serie. E nessuno in quell’azienda ha ancora cambiato idea.

Ecco, a mio parere, è su questo punto che i gruppi automobilistici si distinguono. E con essi si qualificano anche i manager che li gestiscono. Manager che possono essere più o meno appassionati, ma che sono principalmente lucidi e lungimiranti. E aggiungo anche intelligenti.
Ecco allora che qui la Storia non prosegue tutta uguale. Si ripete nei grandi eventi ciclici, ma il dettaglio, la strategia, il passo successivo possono essere anche molto diversi. Qui distinguiamo i Costruttori che chiudono il Motorsport… perché è morto, non serve, è un divertimento inutilmente dispendioso per drogati… da quelli che ragionano, si adeguano al nuova panorama macro-economico, alla loro situazione interna e rivedono il cammino da fare. La differenza è che alcuni marchi muoiono, sportivamente parlando. Altri rimangono vivi e vegeti.
Il Gruppo VW-Audi si differenzia da altri concorrenti non solo per il numero e la qualità dei risultati sportivi raggiunti. Non si distingue solo per l’altissimo know-how tecnologico dei propri prodotti, che continuano ad alimentare nel tempo con competenze elevatissime. No, abbiamo imparato in questi ultimi giorni che si distingue anche per come ha virato in questo momento storico. Lo scandalo politico-industriale “dieselgate” lo ha colpito pesantemente a tutti i livelli… economico, organizzativo, tecnico, di immagine. Una brutta botta che imponeva una riflessione lucida e profonda. Ma poteva anche dare adito a reazioni nervose.

E allora ecco che la decisione porta a spostare il baricentro delle attività motoristiche dalle Squadre Ufficiali al Customer Racing. Dagli impegni diretti al supporto ai Clienti sportivi. Prima convivevano con la particolarità che questi ultimi passavano in secondo piano, sia come impegno/budget che come ritorno di immagine. Dal 2017 questo bilancio sarà ribaltato. Non è dunque una chiusura, quanto piuttosto un riposizionamento nel mondo del Motorsport.
D’altra parte in questo gruppo industriale ci sono tantissimi brand, che continueranno la strada della diversificazione sportiva intrapresa e sostenuta negli anni con grande lungimiranza. Se fate mente locale, non c’è infatti nessun marchio di questo gruppo che non faccia parte in qualche modo del mondo del Motorsport. E così sarà ancora. Questa, credo, è la notizia più importante di oggi. Non chiudono. Semplicemente perché non sono stupidi.

E poi, diciamo la verità, era da un po’ che tutti quanti ci ponevamo la domanda di quanto avrebbero potuto durare due brand “cugini” nella stessa affascinante (ma tanto costosa) categoria del Mondiale Endurance. Audi ha fatto la Storia per quasi vent’anni, poi è arrivata Porsche. Si è scatenata una lotta senza quartiere e, conseguentemente, molto dispendiosa (tecnicamente ed economicamente). Che senso economico-industriale (ma anche di marketing, visto a livello globale) poteva avere continuare su questa strada quando le condizioni al contorno erano cambiate così tanto? Meglio piuttosto lasciare il campo libero agli ultimi arrivati (Porsche) e virare verso l’alto riposizionando l’altro marchio (Audi) su un livello di sfida nuovo e soprattutto coerente col futuro. Già, perché la qualità di un Gruppo automobilistico si misura anche da quanto si fa trovare pronto e proattivo nel futuro che avanza. Audi è stata all’avanguardia tecnica nel WEC, scrivendo numerose pagine di Storia, e oggi si sposta su una nuova avanguardia, quella elettrica. E poi, sempre nell’ottica del Customer Racing, via alla RS3 per i TCR ovvero i campionati Turismo che si corrono in tutto il mondo. Dal mio punto di vista… Chapeau!

E i rally? Dopo aver vinto 42 rally mondiali sui 51 disputati in 4 anni (che poi fa più dell’80%, eh…), dopo aver vinto 4 titoli Costruttori e 4 Piloti (cioè tutto ciò che c’era in palio)… cos’altro ci si poteva attendere? Soprattutto, alla vigilia di una rivoluzione tecnica regolamentare assolutamente demenziale che porterà sulle prove speciali delle vere e proprie bombe ad innesco rapido nella più nitida amnesia storica (perché la Storia si ripete, ma molto spesso si dimentica)… la Volkswagen poteva solo perdere immagine. E comunque, vincendo, avrebbe fatto semplicemente ciò che tutti si aspettavano da quel rullo compressore. E allora, io stesso, se fossi stato incaricato di “tagliare” qualche programma sportivo, avrei scelto proprio il WRC che comunque riguarda una disciplina che, siamo sinceri, interessa ormai solo più ad una nicchia di appassionati irriducibili. Budget esagerati a fronte di un ritorno di immagine contenuto e comunque già abbondantemente spremuto in questi ultimi 4 anni.

Anche qui, meglio virare rimanendo comunque nel gioco. E allora via alla progettazione di una Polo R5 che andrà ad infoltire il gruppo di vetture facenti parte di questa categoria. Una vettura con valori tecnici, sportivi ed economici perfettamente coerente con le condizioni macro-economiche. Soprattutto una vettura impiegabile in tutto il mondo. Quindi potenzialmente associabile a grandi numeri (e grandi payback per chi le produce…). Cambia dunque la visuale aziendale. Col Customer Racing si corre per far vincere, guadagnando.

Ma attenzione che la strada che ha davanti a sè il movimento rallystico globale porta inevitabilmente proprio nella direzione delle R5. I legislatori e i gestori del Circus non se ne sono ancora accorti semplicemente perché sono chiusi nella loro sfera dorata impermeabile al mondo esterno. Ed essendo fondamentalmente miopi e limitati, non si sono ancora accorti che sono serenamente seduti sulle poltrone confortevoli di un treno che viaggia a centinaia di chilometri orari… ma contro un muro.
E il muro prima o poi arriva. Anzi, grazie alle “geniali” evoluzioni tecniche introdotte nei nuovi regolamenti, quel muro arriverà ancora prima. E dopo che succederà? Sarà inevitabile una bella e sana ridimensionata globale. Con una stessa categoria top di vettura utilizzabile in tutti i Rally del mondo. Senza deroghe, eccezioni o farneticazioni locali per accontentare interessi particolari. Tutti sullo stesso piano, dappertutto.
Può sembrare un’utopia. Forse è davvero così. O forse c’è solo bisogno di attendere qualche tempo ancora. Perché la Storia si ripete e non si dimentica. E forse molti si sono dimenticati cosa accadde con i Gruppi B e cosa arrivò dopo. Magari allora impareremo che la scelta (oggi così sconvolgente) della Volkswagen di scendere di categoria è stata pura e semplice lungimiranza.

Audi R18 e-tron quattro #2 (Audi Sport Team Joest), Marcel F‰ssler, AndrÈ Lotterer, BenoÓt TrÈluyer, Audi R18 e-tron quattro #1 (Audi Sport Team Joest), Lucas di Grassi, Tom Kristensen, Marc GenÈ

4 commenti
  1. Renato Ronco
    Renato Ronco dice:

    Mentre confermo la valutazione positiva sull’interessante analisi di Giorgio Ferro sull’argomento, non sono d’accordo con Antonio Turitto sulla necessità di avere le auto WRC. Anzi. Il grande successo dei Rally della cosiddetta ‘epoca d’oro’ era proprio dovuto al fatto che gli spettatori e gli appassionati vedevano gareggiare, combattere e vincere le auto ‘simili’ a quelle che utilizzavano loro stessi ogni giorno. E le Case potevano sostenerne i costi. Il progetto R5 si rifà un po’ a quel concetto. E’ pur vero che fu la Stratos a dare il via ad una escalation che culminò con le Gruppo B, ma obiettivamente il nostro entusiasmo era drogato dall’italianità di quei successi. Fu una stagione stupenda, sotto il profilo agonistico e quello tecnologico, ma siamo proprio sicuri che sia stata la strada giusta ? I costi hanno raggiunto livelli allucinanti e la Federazione ci ha aggiunto di suo per complicare le cose.

  2. Antonio Turitto
    Antonio Turitto dice:

    Condivido la lucida analisi storica, economica e sportiva, in particolare sul lungimirante riposizionamento di Volkswagen. Mi permetto, tuttavia, di aggiungere alcune considerazioni. Le nuove vetture WRC sembrano il frutto di chi non ha vissuto il passato (e forse è così); puntare sulle R5 è corretto, ma non basta. Il campionato del mondo ha bisogno di auto un po’ particolari, e cioè in grado di generare emozioni, quello che avrebbero dovuto essere le nuove vetture senza esasperazioni. E forse le attuali R5 non sono, emotivamente parlando, all’altezza.

  3. Luca Pazielli
    Luca Pazielli dice:

    Come sempre le analisi di Giorgio Ferro sono impeccabili,scritte con grande lucidità. Non è così scontato parlare di motorsport e divagare su strategie economiche e di marketing.

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