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Auto&letteratura: “La Citroen Dyane, storia dell’auto in jeans”

Varrà ancora la pena di scrivere libri sulle….automobili ?!

Con gli scaffali delle librerie specializzate che traboccano di tomi smisurati, tanto sono gremiti di ricerche, interviste, ricostruzioni, dati tecnici di ogni genere ,e testimonianze, all’inseguimento spesso faticoso di verità o mezze verità?

Probabilmente sì, se prendiamo atto, per cominciare, che la nostra memoria si è via via popolata, nel corso del ‘900, di ricordi ed emozioni incredibilmente associati a…merci e marche, in una sequenza che può apparire “naturale”, ma non per questo meno manipolata. E soprattutto nel caso di un “oggetto” di per sé simbolico e carico di significati espressi e inespressi come l’automobile: “umanizzata” com’è in misura inusitata, tanto che il suo “nome proprio” spesso ha spinto in secondo piano, come “superfluo”, addirittura il marchio di origine.

Perciò partiremo da qui: la (Citroen) Dyane – perché la Citroen Dyane è “la” Dyane, come “la” 2CV, o “la” 500 e “la” R4 – ha cinquant’anni e per molti dei trecentodiecimila o giù di lì italiane e italiani che ci viaggiarono lungo i movimentati anni ’70, rappresenta una fetta di vita ed un piccolo o grande grumo di emozioni che si identifica anche con quel clima. Per raccontare come ciò sia avvenuto, ebbene sì, serviva un libro, ma un po’ diverso dai tomi di cui si diceva: qualcosa che fosse insieme ricco e leggero.

Ci hanno pensato Fabrizio Consonni, Maurizio Marini e Ilaria Paci, per le edizioni del Centro Documentazione Storica Citroen, di cui Marini e Paci sono i creatori e gli animatori.

Si chiama “ La Citroen Dyane” e questo sembrerebbe smentire uno dei nostri assunti, ma è solo un omaggio alla tradizione, conta tanto quanto e forse di più il sottotitolo: “storia dell’auto in jeans”, che condensa centosessanta pagine di testo e belle immagini, con le quali si racconta cosa fu (e non fu), in particolare in Italia e nel costume, quella che sarebbe potuta chiamarsi…Eve, proprio l’Eva biblica, ipotesi ( fortunatamente, leggere a pagina  45 per credere) soppiantata dalla pagana dea della caccia, Diana. E, quindi, Dyane; che nacque per affiancare l’Ami 6 e sostituire la 2CV  ma che in effetti, oltre a fornire la “piattaforma” alle stesse Ami 6 e Dyane e negli anni seguenti a Mehari ed Ami 8…sopravvisse tranquillamente alla sua sostituta, che pure fu fabbricata un milione e quattrocentoquarantatremila volte. Gli autori ci raccontano come la 2CV non incontrasse il gusto italiano, tanto che l’importazione fu sospesa all’apparizione della Dyane, invece subito gradita, con la sua linea “civilisée” e tuttavia vissuta come giovanile e irriverente, in sintonia con un sentire collettivo che non era disgiunto dall’apprezzamento di una certa razionalità.

Chi colse appieno questo equilibrio tra fantasia e quotidianità, fu Titti Fabiani, direttore creativo della B Communications, agenzia pubblicitaria di Citroen Italia, presieduta da Dino Betti van der Noot. Di Titti Fabiani furono i geniali “auto in jeans” e “mostro di simpatia”, per non dire della declinazione in disegni (in stile “Yellow Submarine”, commentano gli autori) ,confluiti nei dèpliants a declinare un piccolo esercito di “tipi” di automobilisti, perché la Dyane é “ per tutti quelli che impazziscono di gioia col vento nei capelli”, per esempio, o “per quelli che non sanno cosa sia lo spinterogeno”, o quegli altri “che si portano sempre dietro un sacco di animali” ma anche per “quelli che vogliono un’auto che vada dappertutto”.

Insomma, emozioni e stili di vita raccontati con un linguaggio agile, riccamente illustrato nel libro e che “avvolse” la Dyane e ne determinò immagine e successo, un successo che contribuì non poco al consolidamento delle fortune commerciali della marca in Italia.

“L’art de vivre” che fu  (ed è) il carattere distintivo della 2CV,  viene da lì: e così la Dyane fu all’origine della seconda giovinezza della stessa 2CV, fiorita questa volta anche da noi. Tutto questo ed altro ancora è stato raccontato in un altro bel libro, apparso già da qualche tempo, a firma di Vincenzo Borgomeo e pensato con spirito affine alla storia dell’auto in jeans: non a caso si intitola “101 storie sulla Citroen 2CV che non ti hanno mai raccontato” (Newton Compton), compresi 10 racconti  selezionati tra i partecipanti al concorso indetto da Citroen Italia.

Leggi anche: http://autologia.net/la-mitica-citroen-2cv-protagonista-cento-storia/

La formidabile raccolta di storia, storie, aneddoti e curiosità si dipana spesso con’ironica tenerezza, perfetta per un’auto che fu definita “incrocio tra Pegaso e un tritaverdure”. E che andò a raggiungere, proprio per questa doppia natura , nell’olimpo ristretto degli Oggetti automobilistici del ‘900, l’ineffabile DS, alla quale è stato di recente dedicato il  monumentale e ineludibile per gli appassionati, “Citroen DS, une histoire d’amour” (Medicea, Firenze) di nuovo ad opera di Consonni, Marini e Paci.

Quindi non uno, ma tre libri su altrettante automobili: sarà un segno di vitalità?! O piuttosto  di un panorama mentale novecentesco e troppo affollato da troppi “oggetti” (su ruote e non), mentre il secolo dell’auto si allontana sempre di più, senza che ne  appaiano di nuovi, di “oggetti” (su ruote) all’altezza,,,, di quelle emozioni?! Che si stia  passando  da una già discutibile associazione di oggetti ed emozioni  all’invasione finale di oggetti e niente altro?  D’altronde, sarà un caso, ma – come i frigoriferi –  neppure gli iphones, ci sembra, hanno mai vissuto con il solo “nome proprio”….

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