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Automobili e…Mark Twain (o Disraeli)

“Ci sono tre tipi di menzogne: le bugie, le bugie smaccate e le statistiche”, stando a Mark Twain – o forse era Disraeli: comunque una maligna sentenza riemersa leggendo – complice la clausura che ci tocca – tra le altre cose, anche ricerche e analisi di investitori, analisti, istituti di ricerca, sul nostro futuro in generale e sul posto che l’auto vi occuperà. D’acchito a “statistiche” verrebbe da aggiungere “indagini di mercato e sondaggi”, pensando ai recenti flop in materia elettorale, o ricordando certe rigidità nell’utilizzo dei risultati prodotti dal pur utile strumentario a disposizione. Senza contare le semplificazioni che spesso circolano sui media, insieme a certe profezie poi smentite dall’evoluzione delle realtà esaminate, o dalle loro battute d’arresto: “Business Insider” nel 2016 si era spinta a prevedere, per il 2020, dieci milioni di auto dalla guida autonoma, profezia riportata oggi al 2030 – e poi si vedrà.

Di ben più ampia prospettiva lo studio di BlackRock, la più grande società di investimenti del mondo, che si occupa, in collaborazione con Pricewaterhouse Coopers, dei “megatrends”, le forze strutturali a lungo termine. L’impatto di quelle oggi in azione “potrebbe essere paragonabile a quello dell’invenzione dell’elettricità, che diede il via alla seconda rivoluzione industriale, o quello del successivo evento della spedizione tramite container, precursore della globalizzazione.” Lo studio ne descrive cinque, che potranno (possono già) interconnettersi: a cominciare dal cambiamento climatico e da quello degli equilibri economici, frutto quest’ultimo dell’andamento demografico e dei cambiamenti sociali conseguenti. A quanto pare, infatti, mentre è vicino il sorpasso dell’India sulla Cina, quanto a popolazione, nelle economie più avanzate si ridurrà invece la popolazione in età lavorativa e aumenteranno gli over ’60 (in Cina gli over ’65 raddoppieranno entro il 2035), portandosi dietro l’aumento della spesa sanitaria. E non trascurabile è la previsione che entro il 2030 si conteranno più di quaranta megalopoli con oltre dieci milioni di abitanti. Su tutto questo agirà l’innovazione tecnologica: smarthome, intelligenza artificiale, biologia sintetica, computer quantistico, con mutamenti radicali nel lavoro e nel processo di acquisizione delle conoscenze (e della loro durata).

E l’automobile? Entro il 2040, grazie alla massa di investimenti pubblici e privati, i veicoli elettrici toccheranno il 35% delle vendite totali…Concettualmente, l’auto elettrica non é certo una novità assoluta, ma i suoi sviluppi si prestano – come tutte le novità tecnologiche – all’enfatizzazione mediatica: e l’importanza delle bolle di informazione (intrecciate spesso a quelle di mercato) non potrebbe indurre a definire l’ informazione stessa come un sesto “megatrend”?! Nel 2019 più della metà della popolazione mondiale ha avuto accesso a internet: per questa via sembrerebbe che il meccanismo delle profezie che si autodeterminano stia per raggiungere completa applicazione…

A riprova indiretta il sondaggio realizzato in Germania dal Zukunftinstitut di Francoforte “su più di duemila giovani tedeschi” dove per “giovani” si intende, vista l’età degli intervistati (18-23 anni), un campione di appartenenti alla “generazione Z”. En passant notiamo qui un altro processo importante che agisce tra le linee dei megatrends, collegandosi all’informazione: l’invenzione di concetti e categorie a cura del marketing (made in Usa, vedi “L’invenzione dei giovani” di J. Savage) che ha prodotto una segmentazione che risale,, per fasce d’età, da “Z” a “Y” a “X” fino alla fascia dai 53 ai 76 anni, quella (ahime’, ndr) dei “baby-boomers”. Comunque “Z” è composta dai “Centennials”, la prima generazione digitale e “la prima per la quale la distinzione online/offline, vita reale/vita virtuale, ha perso senso”: l’uso della tecnologia e dei social media incide quindi a fondo sul suo processo di socializzazione. La mobilità resta “valore positivo, ma non necessariamente legato all’automobile”: i “centennials” ci vedono più cose – flessibilità, indipendenza, libertà – nel quadro di un’idea di vita che associa occupazione appagante e “tempo per se stessi e i propri interessi “. E in specifico gli intervistati dell’indagine, nei due terzi dei casi, ritengono importante uno stile di vita e di consumo sostenibile e socialmente responsabile; per il 63% la “mobilità verde” rappresenta una priorità e si dichiara d’accordo per maggiori incentivi a produrre, acquistare e utilizzare auto …possibilmente elettriche, ma comunque rispettose dell’ambiente. L’auto resta importante quindi, ma non è più un obiettivo d’ acquisto primario e si colloca nel quadro “di una connessione e integrazione con uno stile di vita attivo e rispettoso dell’ambiente.”

Stando a tutto quel che si è detto, Mark Twain (o Disraeli) potrebbero avere sia torto che ragione. Non abbiamo però a che fare con meccanici rapporti di causa-effetto, ma con mappe che vanno aggiornate e confrontate continuamente, tenendo conto anche delle conseguenze di fatti imprevisti che irrompono: come la crisi del 2008 o l’attuale pandemia. Una ricerca in diciotto paesi, della società di consulenza Deloitte (cito da Interauto News), aggiornata al gennaio 2021, alla voce “Automotive” registra, in Italia, come il 55% degli italiani preveda di rinviare ulteriormente la so stituzione dell’auto, per ragioni economiche ma anche per il cambiamento degli stili di vita e di lavoro, imposto dai vari lockdown.

Se ne dedurrà che in queste materie è opportuno procedere al lume della piccola lanterna della ragione e non solo a quello dei luminosi fari della ricerca? “Ottobre: questo é uno dei mesi particolarmente pericolosi per investire in azioni. Altri mesi pericolosi sono luglio, gennaio, settembre, aprile, novembre, maggio, marzo, giugno, dicembre, agosto e febbraio.” (dice, guarda un po’, Mark Twain: e dice bene).

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