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Come comunicare l’automobile ai tempi del Coronavirus?

Oggi pensare all’auto e all’automotive non è facile.

Si sente in questi giorni di svolta dell’elettrico e di reveal di nuovi modelli che, con grande plauso, la maggior parte delle case automobilistiche hanno saputo reinventare (FCA in primis), dando uno scossone al solito format “presentazione al Salone di Ginevra”.

Il primo pensiero per l’Italia, terra di motori, deve essere però a coloro che sono l’automotive, coloro che dal foglio bianco sino all’ultimo bullone, danno vita all’automobile.

Siamo ora al semaforo, l’Italia è in modalità Start&Stop, al momento a motori spenti, sperando di ripartire presto a pieni giri verso strade, purtroppo, un po’ in salita. Gli Italiani, tuttavia, ne hanno fatta di strada e, come sempre, ne faranno ancora tanta.

Leggo con piacere su Quattroruote che “l’emergenza non ferma il mondo dell’auto” con FCA, Ferrari, Maserati, Pirelli and co, regolarmente al lavoro con le dovute precauzioni.

Ma in questo momento critico, mi sono interrogato sul come si stia comunicando alla società il mondo dell’auto. Guardando la televisione e leggendo qualche giornale, mi sembra che la tecnica adottata sia quella del “non è successo nulla”.

Ecco, questo mi pone di fronte ad un bel quesito:

Con l’attenzione delle persone dedicata principalmente a quelli che Maslow nella sua piramide chiamava i bisogni primari (cibo, salute, riposo etc), gli altri bisogni  (sociali, stima e autorealizzazione) a cui appartiene la categoria dell’auto, come possono essere veicolati/recepiti in maniera efficace, senza che risultino superflui, se non addirittura fastidiosi?

Beh, sul prodotto fisiologicamente ci sarà sempre meno attenzione. Nonostante il bombardamento mediatico è impensabile che il risultato possa essere lo stesso di momenti più sereni e distesi. Ma una soluzione per continuare a comunicare adeguatamente in questo momento di stress e paura forse, e dico davvero forse, c’è!

Perché non puntare sul brand? Perché non dimostrare con coraggio e sincerità che le case automobilistiche sono vicine alle persone? che non importa se oggi o domani non compreremo un’automobile e il suo nuovissimo modello.

Oggi le case automobilistiche potrebbero dimostrarsi a sostegno del momento difficile della comunità, senza comunicare in maniera forte e ridondante che, tra le altre, le proprie feature tecnologiche sono super all’avanguardia e che si può guidare con un’assistenza virtuale al proprio fianco.

Quanto senso ha dire questo, ora?

Invece, si potrebbe dare un minimo di sicurezza e serenità alle persone, comunicando senza problemi che, per esempio, per comprare un’auto c’è tempo, domani, magari con qualche soluzione e accorgimento speciale post emergenza. Poi se ci scappa un po’ di prodotto va bene (altrimenti chi li sente i mercati…) ma non bisogna essere cechi, soprattutto su quei canali che più si prestano a trasmettere questa “vicinanza”.

Forse non è solo una questione di scelta etica, ma saggia e funzionale.

Le auto sono da sempre mezzi di connessione e, così come già introdotto nel lancio a Milano della 500 Elettrica, la dimensione sociale è centrale, nel connettere anche brand e persone, soprattutto in un periodo di grande staticità e difficoltà come quello attuale.

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