Asian men are breaking the traffic rules by holding a bottle of beer and drinking while driving.

Conosci il tuo valore (…alcolico)

Nelle settimane precedenti l’ultima partita del Super Bowl, la finale del campionato del football americano, lo scorso 2 febbraio,  Nhtsa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza stradale statunitense, ha diramato continui comunicati per far sì che tifosi  e simpatizzanti  delle due squadre  non rovinassero questa  sentita festa popolare dello sport  con incidenti stradali  dovuti all’alcol.  Da noi, in Italia, sarebbe come se,  in occasione di  uno spareggio per il campionato di calcio di Serie A,  una direzione del Ministero dei Trasporti  o della Salute si attivasse per ricordare alle tifoserie di guidare dopo la partita, nei rumorosi caroselli di auto e moto,  senza aver bevuto …

Del resto, sempre Nthsa ha indicato  nell’alcol la causa diretta o indiretta di circa il 30% dei decessi nelle loro strade: nel 2018,  dei  36.560 morti in incidenti stradali negli Stati Uniti,  almeno 10.511 sono stati conseguenza di una alterazione da alcol. Sempre per continuare il confronto, da noi, ormai da molti anni,  le statistiche ufficiali di Aci – Istat hanno rinunciato a quantificare il numero degli incidenti, dei morti e dei feriti imputabili ad alcol,  a causa di una dichiarata “sottostima” dei dati loro forniti dalle diverse Forze dell’Ordine. Sottostima è un eufemismo, dal momento che, finché  questo dato veniva riportato nelle statistiche annuali, il suo valore non raggiungeva l’1%.

Anche se può apparire strano, nel nostro Paese, primo produttore di vino al mondo,  non c’è ancora una  sufficiente informazione sul rapporto tra assunzione di alcol ed incidenti stradali.  Al di là di qualche campagna realizzata per lo più da enti pubblici, spesso con sponsorizzazioni,  e di alcune iniziative rivolte alle scuole, manca un programma di prevenzione  almeno di medio periodo  nei confronti dell’opinione pubblica: ad esempio, verso le mamme ed i papà; verso i patentati, in occasione del pagamento del bollo o del rinnovo della patente; verso chi usa per lavoro un veicolo, dal commerciale di un’azienda al guidatore di un furgone per la consegna della merce.

Insomma,  da noi la maggioranza di chi siede al volante ancora non conosce l’effetto delle bevande alcoliche nel proprio corpo, effetto variabile da persona a persona,  oppure ne ha una conoscenza  approssimativa, basata sul “sentito dire”,  così che i comportamenti scorretti si diffondono.

Così come stanno le cose, a ben guardare,  sono giornali e televisioni a ricordare il rapporto “alcol  – guida”,  presentando  immagini dei  gravi  e frequenti incidenti stradali causati sicuramente dall’alcol,  e, in questi casi,  ricorrendo spesso all’aggettivo “ubriaco” nei confronti del guidatore.

Già … , ma per chi legge l’articolo o ascolta il servizio, il termine “ubriaco” evoca quel giovanotto che di notte canta a squarciagola, che farfugliando parla a sproposito, che declama inverosimili  proclami, magari, come nelle vignette,  tenendosi abbracciato ad un lampione.  Il risultato è che, oltre a meravigliarsi che uno  così “ubriaco” abbia voglia o riesca a guidare, nessuno ricorda nella propria storia personale di aver mai guidato in condizioni simili, da  “ubriaco”,  e tutti escludono che in futuro possa loro accadere una situazione del genere.

“Noi” ci sentiamo sicuri e, semmai, dobbiamo stare attenti a quei balordi che, “in preda ai fumi dell’alcol”,  possono  investirci.  E’ chiaro che la situazione non è così, anzi,  la mancanza di conoscenza dei rischi favorisce comportamenti rischiosi, o meglio, comportamenti rischiosi di massa. E la riprova è quella percentuale del 30%, smisurata solo apparentemente,  di cui parlavo all’inizio,  a proposito degli Stati Uniti.

Per motivare questa considerazione, ben nota nel mondo degli epidemiologi italiani e stranieri, con qualche dato oggettivo, ricorro ad uno strumento di qualche anno fa, ma sempre valido: una tabella del ministero della Salute, che indica il  Tasso Alcolico che una persona raggiunge dopo aver bevuto una bevanda alcolica. La tabella prende in considerazione una  decina di liquidi (vino, birre, digestivi, superalcolici, ecc.) e li mette in relazione al peso (con cinque o sei fasce), al  sesso (l’uomo, a parità di peso,  ha una struttura corporea diversa dalla donna)  ed alla situazione dello stomaco (vuoto o pieno).  A seconda delle combinazioni possibili, vengono riportati circa 200 valori di Tasso Alcolico ed ognuno ha modo di valutare il proprio, per ciascuna circostanza. In testa alla tabella è naturalmente ricordato che la legge italiana impone che un guidatore non debba superare il valore di 0,5 grammi per ogni litro di sangue.

Copia di questa tabella deve esser esposta in ogni esercizio pubblico che somministra bevande alcoliche e  potrebbe essere un valido strumento informativo e, soprattutto,  preventivo: dico “potrebbe” perché , stampata in un foglio A4, piena zeppa di numeri scritti in un corpo minuscolo, è  di difficile lettura anche da parte di un giovane con una buona vista e, nei pochi luoghi dove compare, è  considerata dai baristi e dagli avventori  come un inutile documento burocratico.    

Leggendola tuttavia a tavolino, emerge che, dopo aver bevuto per esempio un aperitivo alcolico (un bicchiere da 80 cc., con una gradazione di 18 gradi),  una donna del peso di 55 kg, a stomaco vuoto, raggiunge subito quasi il massimo consentito (uno  0,40), mentre un uomo, a parità di peso ed a stomaco vuoto, raggiunge uno 0,31;  un bicchiere di vino (125 cc, a 12°), sempre per un peso di 55 kg, ma a stomaco pieno, comporta  in una donna uno 0,24 e in uomo uno 0,18.  Se poi, ipotizzando una cena,  aggiungiamo a fine pasto, un “bicchierino” di superalcolico (40 cc. per 45°), sempre con il medesimo peso di 55 kg, a stomaco pieno, una donna accumula un altro 0,29  ed  un uomo uno 0,22.

Insomma, una donna con un aperitivo, un bicchiere di vino ed un liquore  si alza da tavola con un livello di  0,91 (0,40 + 0,24 + 0,29), quasi il doppio del consentito; anche l’uomo supera lo 0,5, collocandosi ad uno 0,71  (0,31 + 0,18 + 0,22).  L’esempio è stato formulato su due persone magre, ma se dal peso di 55 kg passassimo a quello di 75 kg,  il tasso alcolico un po’ scende, ma resta  sempre al di sopra dello 0,5 consentito:  0,68 per la donna e 0,53 per l’uomo.

La tabella è disponibile sul sito del Ministero della Salute, o, in modo immediato, nel sito ufficiale www.forzeitaliane.it

In una qualsiasi festa familiare (un compleanno, un matrimonio, una laurea, il pranzo di Natale, ecc.) la maggior parte dei convenuti beve qualcosa di più dei tre bicchieri sopra descritti: c’è da aggiungere spesso un secondo bicchiere di vino ed almeno un calice di spumante per il brindisi.  A seconda del sesso e del peso, i valori prima descritti aumentano, più o meno, di un altro 0,30.  E dato che il caffè o un bicchier d’acqua non servono a far scomparire la quantità di alcol ingerita, la persona che, terminata la festa,  si mette al volante per condurre a casa amici o parenti, guida in condizioni alterate: i riflessi sono rallentati, la visione laterale si restringe, la percezione delle distanze viene falsata, l’euforia fa sottovalutare le condizioni di rischio che la strada presenta in continuazione. E l’esempio non è quello di un giovane che esce all’alba dalla discoteca, è quello di una persona adulta che, normalmente, è posato e  responsabile, ma che in quest’occasione è inconsapevole dei rischi a cui espone se stesso, la propria cerchia di affetti e chiunque si trovi sul suo percorso.

Eppure questa persona che guida in modo diverso dal solito, senza rendersi conto che le sue condizioni psicomotorie sono alterate, senza sapere di aver raggiunto il doppio o anche più del Tasso alcolico consentito,   in caso di incidente,  potrebbe divenire nel titolo dell’articolo che lo riguarda “Padre di famiglia guida ubriaco  e provoca un gravissimo incidente”.

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