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Da Magneti Marelli al ponte delle meraviglie

Giappone e Cina in prima pagina: la prima per l’acquisizione di Magneti Marelli passata al 100% sotto il controllo di Calsonic Kansey, società quest’ultima, nata l’anno scorso da uno spin-off di Nissan, ma adesso di proprietà del fondo Usa Kkr, la seconda per la realizzazione del ponte più lungo del mondo fra Hong Kong, Zhuai e Macao.

La vendita di Magneti Marelli è stata ufficializzata nei giorni scorsi da Fiat Chrysler. Epilogo di un’operazione avviata sin dalla primavera quando era stata resa nota la decisione di separarsi dal settore della componentistica. La nuova società si chiama Magneti Marelli CK Holdings, con sede che rimane nell’hinterland milanese, a Corbetta, con il preciso mandato di salvaguardare la presenza industriale in Italia e la forza lavoro di 10 mila dipendenti distribuiti in 20 stabilimenti.

Operazione da 6,2 miliardi di euro che verrà portata a termine nel primo trimestre 2019 previa approvazione dell’Antitrust.

Vanno così ad unirsi due aziende di grido visto che, insieme, costituiscono un fatturato di 15,3 miliardi di euro, varando così il settimo fornitore indipendente di auto nel mondo e facendo meglio della francese Valeo. E’ la prima operazione dell’era Manley, il successore di Marchionne alla guida di Fca-Chrysler.

Molti analisti sostengono che le risorse di questa operazione porteranno il Gruppo della famiglia Agnelli ad investire su nuovi modelli (elettrici e a guida autonoma). Marelli è stata fondata nel 1919 da Fiat ed Ercole Marelli, azienda passata dal settore delle telecomunicazioni ai sensori per la guida autonoma, ai sistemi di illuminazione occupandosi anche di sospensioni, di freni, di marmitte e di parti del motore. Ha una forza lavoro di 43 mila dipendenti nel mondo, di cui 10 mila in Italia, sparsi in 21 nazioni con 86 fabbriche e 14 Centri di ricerca e nello scorso anno ha registrato un fatturato di 8,7 miliardi di euro.

Nasce, di fatto, una solida piattaforma che punta a diventare un fiore all’occhiello come fornitore automobilistico all’avanguardia, fra l’altro <benedetta> da varie sigle sindacali, fra cui Uilm, Fim e Ugl Metalmeccanici, mentre Cgil ha definito la cessione <come una vendita dei gioielli di famiglia> e Fiom ha sottolineato che <un pezzo importante dell’industria italiana è stato ceduto>. Barbagallo (Uil) si è limitato a dire che <occorrerà esaminare il piano industriale>. Calenda ha criticato la vendita di Magneti Marelli a stranieri. Per Alberto Bombassei, presidente di Brembo: <Assicura prospettive di sviluppo ad un grande marchio della componentistica italiana>.

Il PONTE – La Cina ha invece realizzato il ponte più lungo del mondo e sospeso sul mare: si estende per 55 km ed unisce Hong Kong a Zhuhai e Macao ed è stato inaugurato il 23 ottobre. Un progetto chiave che valorizza il Delta del fiume delle perle, un’area di 56 mila kmq, fra le più abitate nel mondo e che darà impulso alla circolazione di auto e Tir. Opera in grado di resistere a un terremoto di magnitudo 8, a un super tifone (quello recente Hato non l’ha minimamente scalfito) o all’urto di una nave cargo di 300.000 tonnellate. Prevede un’alternanza tra ponti e tunnel sotterranei (per passare dai ponti ai tunnel sono state costruite isole artificiali). La costruzione è iniziata nel 2009 con un costo di 15 miliardi di euro, con l’impiego di 420 mila tonnellate d’acciaio, 60 volte quelle usate per la Torre Eiffel.

Più della metà del ponte è sospesa sul fiume Pearl River, ma per consentire il transito delle navi, una parte del ponte lunga 6,7 km si inabissa nelle acque in un tunnel sottomarino che corre lungo due isole artificiali. Un ponte che collegherà tra loro 68 milioni di persone che vivono in quest’area che sarà chiamata Greater Bay Area. Per andare via terra da Hong Kong a Zhuhai occorrono 4 ore (molto meno in aliscafo), passando dal ponte si impiegherà circa un’ora. Puntuale qualche critica: i cittadini di Hong Kong potranno percorrerlo solo se provvisti di un permesso speciale (molti di loro dovranno lasciare la macchina al porto e prendere una navetta con una spesa di circa 8 dollari). Per accedere al ponte si paga ovviamente un pedaggio.

Ultima personale nota: la distanza fra Messina e Villa San Giovanni è appena di 3 km. Costruirlo per i cinesi sarebbe un gioco da ragazzi. Perché non rivolgersi a loro?

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1 commento
  1. Oldbrain
    Oldbrain dice:

    Ottima l’idea di rivolgersi ai cinesi, a condizione che si facciano carico non soltanto degli oneri di costruzione e progettazione, ma soprattutto di esercizio e manutenzione.

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