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DIESEL: una battaglia politica che spiazza l’industria europea

Da qualche tempo è cominciata la guerra ai motori diesel, colpevoli di inquinare e di rendere irrespirabile l’aria delle nostre città. Alcune amministrazioni, per giunta, hanno vietato la circolazione pure agli Euro 6 diesel, ovvero al meglio presente sul mercato. E questo dopo che molti hanno sborsato fior di soldi per adeguarsi alle norme ambientali e di sicurezza. Più che la guerra al diesel dovuta a ragioni vere e tecnicamente rilevanti, siamo di fronte a due problemi. La guerra industriale in atto contro i colossi europei e l’ignoranza totale di chi, in politica, amministra la cosa pubblica. Se per l’ignoranza di sindaci assessori e mettiamoci anche ministri al massimo possiamo informare, per la parte di guerra industriale possiamo provare a dare una spiegazione. Avete visto il grafico in apertura ? Ebbene è tutto scritto lì. Basta analizzarlo e tradurlo per le menti meno dotate, nella fattispecie sindaci etc etc.

CO2 DA ABBATTERE UNICA SOLUZIONE IL DIESEL

Da tempo è partita una battaglia per la riduzione di Co2, anidride carbonica o biossido di carbonio a seconda di come lo si intende. Non è un gas inquinante, perché presente in natura e naturale prodotto di combustione e alimento per le piante che lo trasformano nella fotosintesi clorofilliana. E’ considerato un gas serra, ovvero un composto che contribuisce all’aumento della temperatura del globo terrestre. Per abbattere questo gas sono state decise delle limitazioni che per le auto, nel 2020, arriveranno a un massimo di 95 grammi per km di Co2 emesso da ogni auto. Fra i motori in circolazione il diesel è quello che dal punto di vista termodinamico (legge della fisica quindi) ha il miglior rendimento. Ovvero dato 100 il valore energetico introdotto, il motore ne utilizza 25-27. Migliore è il rendimento termodinamico, quindi l’ossigeno che si brucia, minore sarà l’emissione dei gas. Infatti i diesel hanno tutti valori di Co2 molto bassi. Un motore benzina ha un rendimento inferiore, non arriva al 21 per cento, quindi inquina di più e coi nuovi motori a iniezione diretta, specie col ciclo di omologazione reale, non fasullo sui rulli come oggi, sono ancor più spiazzati perché ci sono emissioni di polveri e di Nox superiori. Infatti Peugeot ha appena presentato i nuovi motori Puretech che hanno un filtro e riduce questo tipo di inquinamento. Ergo, dovendo ridurre le emissioni di anidride carbonica, i costruttori europei hanno percorso l’unica strada praticabile con un motore a combustione interna. Per cui la scelta del diesel era giusta, sacrosanta e con gli inquinanti controllabili e gestibili con filtri e additivi. I benzina, invece, no. Ora se guardate il grafico e date uno sguardo ai valori di Co2 di USA, Cina e Giappone, salta subito all’occhio che questi Paesi hanno valori di Co2 molto più alti di quelli europei e quindi significa solo una cosa: hanno emissioni dovuti a combustione che sono molto più alte rispetto all’Europa.

E’ UNA BATTAGLIA POLITICA CONTRO L’EUROPA

I costruttori europei hanno sviluppato tecnologie e conoscenze tali da produrre auto sempre più pulite e meno inquinanti. I costruttori USA, invece, o cinesi per non dire dei Giapponesi, hanno proseguito nella loro strada. Ovvero motori di grossa cilindrata, con emissioni di Co2 altissime. Se negli USA avessero dovuto rispettare le stesse norme europee, virtuose e a questo punto anche stupide perché suicide, si sarebbero trovati con le industrie fuori gioco, incapaci tecnicamente di adeguarsi alle regole, con costi elevatissimi per il loro stato sociale. In Cina inquinano a profusione perché la loro crescita industriale è senza controllo mentre in Giappone, per venire incontro alle norme sulla Co2 si sono inventati i motori ibridi che abbinano un elettrico a un motore a benzina. Ma arrivati a questo punto, con la guerra alla Co2 in corso e coi nuovi limiti da raggiungere, in Europa hanno investito sui diesel all’estero invece, non riuscendo a contenere le emissioni con i motori a benzina e non volendo convertirsi al diesel, specialità europea, si sono inventati di tutto e di più per combattere questi propulsori.

IL FALSO PROBLEMA DEGLI NOx

Il motore diesel se non produce Co2, come il motore a benzina, ha però il problema di produrre più Nox ovvero ossidi di azoto, come residuo della combustione. Anche questo non è in inquinante, ma un composto irritante per chi lo respira, solo che gli No2 o No3 sono alla base di tutti i prodotti fertilizzanti. Ovvero, se la Co2 è “il respiro” delle piante, gli Nox sono “l’alimento” delle stesse, questo è un concetto molto semplificato per venire incontro alle vostre conoscenze scientifiche tanto per chiarirci. Un laureato o un professore potrebbe tirarci le orecchie, ma questo non è un trattato scientifico, è un articolo divulgativo quindi non rompete e continuate a leggere. Negli USA gli Nox erano responsabili dell’arrossamento dell’aria, specie in California, ed erano il prodotto della combustione dei grossi motori a benzina tipici americani. Per combattere gli Nox hanno varato delle norme restrittive, mettendo di fatto fuori gioco i diesel, che infatti negli USA vengono usati dai grossi camion da trasporto. In Europa, invece, con il progredire della tecnologia, oltre a emettere meno Co2 coi diesel adesso hanno ridotto anche le emissioni di Nox, per cui negli USA Cina e Giappone, dovendo far fronte a queste norme, si sarebbero trovati con l’industria europea avvantaggiata. E quindi, per impedire agli europei di invadere coi loro prodotti questi mercati, si sono inventate norme sempre più strette ma sopratutto una serie di Fake news contro il diesel che in Europa alcuni politici hanno fatto proprio in nome di una gestione talebana, ignorante e fuorviante del problema. Ovvero, è stato individuato un nemico da combattere, cosa che fino a poco tempo prima mancava. E questa è demagogia bella e buona.

IL CATTIVO ESEMPIO TOYOTA, GIAPPONESE E DEGLI USA

Ad dare manforte alla guerra al diesel ci si sono messe alcune Case straniere. La Toyota, abolendo i motori diesel dal loro listino, si sono voluti proporre come un baluardo a favore della natura. In fondo sono i padri dell’ibrido e quindi, avendo sviluppato per primi questa tecnologia, non gli è sembrato vero di propagandare la loro visione filosofica. Se poi dobbiamo dirla tutta, la Toyota i diesel non li sapeva fare e pure usando quelli BMW su alcuni modelli, erano riusciti a fare peggio degli originali. Questo non lo dice nessuno perché Toyota, come investitore, è uno che ci mette tanti soldi e quindi la stampa fa finta di non sapere e non vedere. Se però guardate i valori di Co2 cui dovrebbero far fronte in Giappone, vi rendete conto che la scelta del diesel sarebbe stata perfetta (se solo li sapessero fare, cosa che Honda, ad esempio, è riuscita a fare e a mettere in listino un propulsore moderno ed efficace). Ma non avendo tecnologia in casa e avendo ibridi si è optato per questa soluzione, pur mantenendo valori più alti di Co2. In pratica, abbassando queste soglie, per fare vedere quanto l’Europa sia virtuosa, le Case europee si sono date una martellata nei cabasisi perché ora, con i limiti di Co2 da rispettare e i diesel da rottamare, si ritrovano a dover inseguire i giapponesi per l’ibrido (e questo spiega perché il gruppo Renault stia lavorando molto sull’elettrico, unica altra soluzione praticabile ma non a breve e con certi numeri) mentre negli USA con Trump se ne sbattono di inquinamento, di limiti e continuano a fare come cavolo gli pare con emissioni molto più alte in assoluto, tanto i fessi sono gli europei che con la guerra ai diesel si stanno fregando con le loro mani.

UNRAE CHE FA? MICHELE CRISCI DETTA LE LINEE GUIDA

Per far capire che la lotta al diesel è una corbelleria bella e buona ci vorrebbe informazione e dati tecnici. In Italia la Unrae, l’associazione dei costruttori esteri, col presidente Michele Crisci sta cercando di far capire, specie alle amministrazioni locali, quanto sia fuorviante prendere certe decisioni. “I problemi sono tre. Il primo, avere una legislazione omogenea su tutto il territorio nazionale, perché è assurdo che Milano faccia una cosa, Piacenza e Modena altra, per cui senza una legge e una gestione omogenea si finisce con non risolvere nessun problema reale. Secondo, come Unrae abbiamo mandato i dati ai sindaci di alcuni comuni. A Roma il blocco dei diesel Euro 6 è inutile oltre che controproducente. A Roma rappresentano il 3,8 per cento del parco circolante, mentre oltre il 40 è rappresentato da veicoli pre Euro 4, quindi bloccare questa piccola parte non serve a niente e penalizza chi ha speso e investito in una auto nuova e scoraggia chi invece da una vecchia vorrebbe cambiare. A Torino, invece, stessa amministrazione politica, il sindaco ha capito e ha modificato le delibere facendo tesoro di quanto abbiamo dato. Terzo punto, infrastrutture. Si parla di elettrico e ibridi pulg in. Dico solo che in Olanda, che è grande quanto la Lombardia all’incirca, ci sono 30 mila colonnine di ricarica elettrica eppure queste vetture non decollano, non rappresentano che una minima parte. In Italia avremo a fine anno 11.500 colonnine, fate voi il confronto. Quindi senza investimenti non si va da nessuna parte, noi possiamo solo informare”.

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2 commenti
  1. Claudio Signori
    Claudio Signori dice:

    caro Paolo, non più di qualche giorno fa Repubblica(il più autorevole quotidiano italiano)dava come acquisito, in un suo articolo molto documentato e con tanto di grafici dettagliati, il fatto che il diesel fosse nettamente più inquinante del benzina….Forse sarebbe il caso di ricordare a quel collega(del quale purtroppo non mi sono annotato il nome ma forse era proprio Berruti)che la cosa non è per niente assodata e anzi forse è vero il contrario!

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