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Dopo il boom, la frenata: il “car sharing” ha fatto il pieno

Il fatto che esordirà presto in modalità elettrica anche a Torino, è una notizia interessante. Perché in generale piace ancora, e funziona sempre. Ma è un fatto più che un’impressione che, dopo aver toccato il picco di popolarità e fruizione, la moda del car sharing stia accusando una fase di stallo. L’idea che ha rivoluzionato la mobilità cittadina anche da un punto di vista concettuale (condividere cioè l’automobile con altri, usarla pagandola a tempo anziché possederla, prelevarla per strada e lasciarla dove si vuole) continua a presentare criticità notevoli a Roma, non ha sfondato affatto a Napoli e ha qualche problema anche a Milano, capitale indiscussa del car sharing per i numeri che ha totalizzato sinora.
Dopo Car2go, leader del settore con le sue Smart bianche, che ha aumentato le tariffe per chi lascia l’auto in periferia, è di pochi giorni fa la notizia di Twist (la società che usa le Volkswagen Up! blu e ha 25 mila iscritti) che ha sospeso il suo servizio. Sulla pagina internet dell’azienda un laconico comunicato parla di uno stop temporaneo, senza dare spiegazioni, e senza indicare quando e se il servizio riprenderà. Secondo indiscrezioni, la flotta di 500 auto di Twist (le prime a poter essere utilizzate anche fuori dai confini cittadini) avrebbe problemi di carattere tecnico-operativo, ma nulla è stato confermato.
In generale dopo mesi di crescita e consolidamento del sistema, nessuna delle società che offre il car sharing in Italia è ancora in attivo. E uno dei problemi ora è il sovraffollamento dell’offerta. Secondo gli ultimi dati disponibili a Milano anche dopo l’addio di Twist restano attivi 5 operatori diversi (Car2go, Enjoy, Share’nGo, GuidaMi, E-vai), per un totale di 2.300 auto (più del 40% del totale nazionale) e 340 mila iscritti, dei quali il 60% risiede in città. Dal punto di vista demografico, il 64% di loro ha meno di 40 anni. Ogni giorno, i sistemi registrano 8 mila noleggi (con picchi di 13 mila), lunghi mediamente 20 minuti e per distanze di circa 6 km. «Il mercato del car sharing a Milano è in una fase assai dinamica e sta attraversando un momento di ulteriore sviluppo, con l’ingresso di nuovi operatori e con l’interessamento di altre società a partecipare al bando del prossimo anno», afferma l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran.
In realtà lo sbarco di DriveNow a Milano (il primo candidato annunciato che utilizza auto BMW, anche elettriche, e ha 550 mila abbonati nel mondo) è probabile, ma ancora non certo. A stemperare gli entusiasmi sull’apertura in città di un sesto servizio di auto condivise è stato lo stesso Jashar Seyfi, manager della joint venture tra BMW e Sixt, convinto che prima del grande passo vadano risolte alcune criticità. Secondo l’operatore tedesco, per essere davvero appetibile, lo sharing locale dovrebbe risolvere due questioni: l’integrazione con il trasporto pubblico e la diversificazione delle flotte. Per questo si attendono le mosse del Comune, cioè il nuovo bando che l’assessorato intende lanciare entro febbraio. Fondamentale pare la richiesta degli operatori di poter accedere fino agli aeroporti, con zone di sosta dedicate come accade già in molte città del mondo, e la possibilità di ridurre i prezzi di utenza gravati al momento dai 1.100 euro a vettura incassati dal Comune in cambio della concessione gratuita dei parcheggi.
Una forte criticità riguarda poi l’uso e lo stato delle auto condivise, penalizzate in Italia dal senso civico non molto sviluppato di chi le utilizza: una volta invecchiate le vetture, e digeriti i danni alla carrozzeria che un’utenza non proprio attenta a una macchina non di sua proprietà può causare, il rischio che molti operatori si tirassero indietro c’era e resta. È successo così a Napoli, per esempio, dove l’unica società di car sharing presente si è progressivamente dileguata poco dopo l’inaugurazione del parco auto, additando la scarsa collaborazione del Comune. Anche Car2Go ha più volte denunciato azioni vandaliche sulla sua flotta milanese (addirittura gomme tagliate e auto bruciate), circoscrivendo alcune aree urbane problematiche. Peggio ancora Roma, dove dal luglio scorso a causa dei danni provocati alle sue auto Car2go ha ristretto le zone percorribili escludendo i contesti periferici, in larga parte già esclusi dai servizi di Enjoy, il car sharing di Eni che viaggia sulle Fiat 500 rosse. Un’occasione persa, o comunque messa a rischio. E un futuro tutto da verificare per un modo di intendere la mobilità, vantaggioso anche da un punto di vista economico, considerati i costi del servizio comunque accessibili alla clientela più giovane e a tutti coloro che usano l’auto solo saltuariamente.
E’ ufficiale intanto che il car sharing elettrico arriva a Torino. A rispondere all’avviso pubblico del Comune è stato Blue Solutions. La società del gruppo Bolloré gestirà il servizio che, entro il 2017, porterà in città 400 auto e 212 stazioni con 700 colonnine di ricarica. Queste ultime potranno essere usate da chiunque abbia un’auto elettrica. L’avvio del servizio a marzo 2016, con 30 auto e 15 stazioni, che saliranno a 100 vetture e 50 stazioni entro giugno. Le Blue Torino, questo il nome delle auto elettriche in condivisione, sono disegnate da Pininfarina e prodotte fra La Loggia e Bairo, nel Canavese.

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